Armi, l’Ucraina è un colabrodo: trafugati 800 mila pezzi dai nostri aiuti. E la mafia si butta nel mercato nero: “Interessata ai droni”. Dal 2022 sono state perse o rubate 780.465 armi, di cui 149 mila solo nei primi cinque mesi del 2026. La maggior parte è scomparsa nelle zone di Mykolaiv, Kiev e Donetsk

(estr. di Cosimo Caridi e Giuseppe Pipitone – ilfattoquotidiano.it) – […] Ricostruire un “arsenale di qualità”, anche grazie alle armi trafugate dal fronte russo-ucraino, dove in quattro anni sono spariti quasi 800 mila pezzi. È quello che stanno cercando di fare gli uomini di Cosa Nostra. “Sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra russa-ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci”, è l’allert lanciato dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, davanti alla Commissione Antimafia. Parole che segnano un salto di qualità: finora non era emerso l’interesse diretto da parte di organizzazioni mafiose per congegni come i droni lanciamine. Si tratta di velivoli modificati in modo da trasportare e sganciare esplosivi: perché Cosa Nostra intende acquistare un’arma simile? Come vorrebbe utilizzarla?
Davanti all’Antimafia, de Lucia ha chiesto di secretare la sua audizione quando ha parlato delle ipotesi relative alle nuove strategie dei boss, in una fase segnata da un ritorno della violenza. Due settimane fa, la procura di Palermo ha fermato 22 persone accusate di far parte della cosiddetta “banda dei kalashnikov”: usavano fucili d’assalto a scopo estorsivo. Dalle indagini emerge che a ordinare le intimidazioni era un detenuto, Salvatore Verga: grazie a un telefonino riusciva a far arrivare a Palermo i fucili da guerra acquistati in Puglia da intermediari che li facevano arrivare dall’ex Jugoslavia. “Sono pronti a fare la guerra con tutti…”, ha raccontato il collaboratore Alessio D’Agostino. Secondo quello che risulta al Fatto, sempre Verga stava tentando di acquistare un drone lanciamine. La trattativa era in corso quando è stata interrotta dagli investigatori, che continuano a indagare per capire chi ha chiesto a Verga di trovare un’arma tanto sofisticata e soprattutto per quale scopo.
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La vicenda, sul tavolo anche della Procura nazionale antimafia, dimostra quanto ipotizzato già nel 2022 da Europol ed Eurojust: le mafie si stanno buttando sul mercato nero delle armi creato con la guerra in Ucraina. I magazzini di Kiev, infatti, sono un colabrodo: secondo i dati del ministero degli Interni – pubblicati dal portale opendatabot.ua – dal 2022 sono state perse o rubate 780.465 armi, di cui 149 mila solo nei primi cinque mesi del 2026. La maggior parte è scomparsa nelle zone di Mykolaiv, Kiev e Donetsk. Per capire che fine fa almeno una parte di queste armi basta dare uno sguardo alla rassegna stampa ucraina: tra marzo e maggio, almeno tre operazioni dei servizi di sicurezza hanno portato all’arresto di militari ed ex militari accusati di aver cercato di vendere munizioni, mine, fucili d’assalto e lanciagranate sottratti al fronte. A chi erano destinate? Impossibile da capire, anche se per gli investigatori spagnoli una parte sono forse finite a Marbella, in Andalusia, dove i narcos sparano sui poliziotti con fucili Ak-47. Secondo Policia Nacional e Guardia Civil, i proiettili Nato calibro 5,56 arrivano “con alta probabilità dall’Ucraina”. Lo ha raccontato a giugno Report Mainz, programma d’inchiesta della tv tedesca Ard. Sulle armi il sospetto resta, visto che quasi mai hanno matricola leggibile. La munizione sì. Dimostrarlo è quasi impossibile.
La polizia criminale federale tedesca ha ammesso che la tracciabilità è “notevolmente ostacolata” da marcature mancanti e registri lacunosi. Un elenco dei numeri di serie di ciò che l’Europa ha consegnato a Kiev non è mai stato compilato. Il motivo sta in un documento del Consiglio dell’Ue del febbraio 2025: alla voce ostacoli il primo punto è la riservatezza sull’export verso l’Ucraina. Il secondo è “l’interesse politico”: gli Stati non vogliono dire cosa hanno inviato a Kiev. Su questo vuoto Mosca lavora da anni. Il centro ucraino per il contrasto alla disinformazione ha classificato come fabbricata la narrativa delle armi occidentali rivendute sul mercato nero, e il Global Initiative Against Transnational Organized Crime, che monitora i flussi dal ’23, non ha registrato “casi verificati di traffico”. Il risultato è che in Svezia, Danimarca, Finlandia e nei Baltici non risultano sequestri: ogni caso è sospettato di propaganda. In Nord Europa, però si lavora in direzione opposta. La polizia polacca aspetta che l’ondata di armi arrivi sul mercato nero a guerra finita. A giugno dello scorso anno, l’Osce ha portato a Stoccolma una delegazione ucraina di polizia, dogana e frontiera per imparare come si traccia un’arma. E la direzione Affari interni della Commissione Ue ha lanciato un’allerta nel dossier inviato al gruppo del Consiglio che si occupa di export di armamenti: “Dobbiamo essere preparati” perché le armi saranno trafficate dalla criminalità.