Mille euro in più per chi ne guadagna almeno 60mila e niente per i redditi bassi. Ora tocca alle richieste leghiste sulle pensioni

Manovra, via alle promesse. FI vuole lo sconto ai ricchi

(di Roberto Rotunno – ilfattoquotidiano.it) – Per lo sconto (impercettibile) sui carburanti, è stato necessario grattare il fondo del salvadanaio. Eppure nel centrodestra è già partita la corsa alle promesse per la manovra di fine anno, quella “elettorale”. L’obiettivo soprattutto di Forza Italia è completare lo sconto fiscale ai più ricchi iniziato con la legge di Bilancio dello scorso anno. A questo si riferiva il ministro degli Esteri Antonio Tajani, al netto della gaffe che l’ha portato a proporre la riduzione di una aliquota Irpef già abbassata.

L’idea reale, in pratica, è mettere mille euro all’anno nelle buste paga di chi ha redditi superiori ai 60 mila euro, con vantaggi minori per chi è tra i 50 e i 60 mila euro. Insomma, a beneficiarne sarebbe solo chi guadagna almeno 50 mila euro quindi sì, una parte del ceto medio – certo non quella messa peggio – ma anche chi ha redditi molto alti, pure da centinaia di migliaia di euro. Il meccanismo è sempre lo stesso: oggi l’aliquota al 33% si ferma a 50 mila euro di reddito; il tentativo è portare questa soglia a 60 mila euro, quindi spostare solo dopo questa soglia la tassazione al 43%. Visto come funziona il fisco progressivo, il vantaggio massimo sarebbe per chi è sopra i 60 mila euro, avendo un reddito con capienza sufficiente per ottenere lo sconto intero: una semplice conseguenza matematica.

Il centrodestra continua, insomma, a guardare verso quelli che ritiene i suoi elettori: i dipendenti con redditi medio-alti, mentre gli autonomi – molto cari alla Lega – sono già stati avvantaggiati negli anni scorsi con la flat tax fino a 85 mila euro. La platea dei dipendenti coinvolti è in realtà risicata nei numeri: parliamo di circa l’8% dei contribuenti italiani. Ma Forza Italia vuole comunque dedicare loro un trattamento mirato, puntando magari sulla loro compattezza alle urne.

Ci sono però almeno due problemi che continuano a ignorare tutti, tranne il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il primo riguarda le risorse: la fatica con la quale è stato portato a casa persino il decreto sul gasolio ne è la prova. Il secondo riguarda l’impatto di questa proposta. Riservando uno sconto Irpef solo a chi guadagna almeno 50 mila euro, quindi escludendo tutti i redditi inferiori, si penalizzerebbero proprio le fasce che più di tutte hanno subito in questi anni l’effetto dell’inflazione. Secondo l’Ufficio parlamentare di Bilancio – organo indipendente che analizza la finanza pubblica – nel segmento tra 32 mila e 45 mila euro si trovano i contribuenti più colpiti dal drenaggio fiscale, il meccanismo che, mischiando gli effetti del carovita e delle aliquote Irpef non indicizzate, determina una perdita di potere d’acquisto. A maggior ragione, con l’indice dei prezzi al consumo che a giugno 2026 registra aumenti annuali del 3%, i salari reali di chi ha redditi medio-bassi saranno ulteriormente erosi. Risultato: la proposta di Tajani, uno sconto da mille euro ai redditi superiori ai 60 mila euro, sarà politicamente molto complicata da proporre.

Per far accettare questi tagli di tasse a favore dei benestanti, di solito il centrodestra ricorda che nelle manovre tra il 2023 e il 2025 c’era stata maggiore attenzione ai redditi medio-bassi, con le decontribuzioni e i bonus Irpef destinati a chi guadagna meno di 40 mila euro. Questo negli anni ha avuto effetti di redistribuzione ma, come visto, non tutti si sono salvati dall’impatto dell’inflazione, in particolare la parte più bassa del ceto medio. Tuttavia, in questi anni diversi interventi hanno comunque destinato sconti anche ai redditi medio-alti, tanto da ridurre del 36,7% gli effetti redistributivi ottenuti con le altre norme, ha detto la scorsa settimana sempre l’Ufficio parlamentare di Bilancio. Ora la proposta di Tajani, che il centrodestra aveva già provato a far passare lo scorso anno, porterebbe un’ulteriore riduzione della capacità redistributiva del fisco. Peggio se, per trovare le risorse, si tagliassero spesa e servizi pubblici, dei quali di solito beneficiano i redditi più bassi.

Tutto questo avviene prima che la Lega di Matteo Salvini inizi con le sue consuete uscite sulle pensioni, di solito affidate alle proposte agostane lanciate dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. L’operazione a tenaglia sull’ultima legge di Bilancio del governo Meloni è partita da Forza Italia e apre di fatto il cantiere della manovra con un classico del repertorio: lo sconto ai ricchi.