
(Andrea Zhok) – L’altro giorno il Ministro del Commercio cinese ha annunciato una serie di restrizioni verso le aziende europee dei settori difesa e tecnologia. Si tratta di una risposta all’attacco alle aziende cinesi presente nel 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Questo è solo l’ultimo atto di una crescente tensione tra UE e Cina, di cui un momento importante è stata l’uscita dell’Italia dal progetto della Via della Seta nel 2023.
Le fiabe che gli europei si raccontano rispetto alla Cina sono innumerevoli. Di volta in volta la Cina è stata ed è accusata di varie e contraddittorie nefandezze. Dapprima era accusata di essere un paese chiuso in quanto comunista. Poi è stato accusato di farci concorrenza sleale (mentre le aziende europee correvano a delocalizzare in Cina – con la benedizione dei governi – per ricattare i propri lavoratori con la minaccia di “salari cinesi”).
Intanto la Cina ha fatto tesoro dell’expertise europea, ha educato i propri lavoratori, e ha mantenuto un forte settore statale in ricerca e sviluppo, trasformandosi rapidamente da esportatrice di prodotti di fascia bassa, a prezzi risibili, ad esportatrice di prodotti tecnologicamente all’avanguardia.
Le oligarchie finanziarie europee pensavano di poter continuare a far soldi detenendo solo la proprietà legale e il brand (logo), e facendo fare tutta la produzione all’estero (Cina in testa), pagandola in perline e specchietti.
Questo paradiso dell’economia finanziaria ricattava i lavoratori europei, comprimendone i salari e passava dalla vecchia economia europea con alti investimenti ed alta innovazione ad un’economia di sfruttamento del nome fattosi in generazioni passate (un po’ come l’odierna vendita a pezzi di Venezia).
Il risultato finale è:
1) un tessuto produttivo sempre più deindustrializzato, dove la stessa expertise produttiva si è ridotta (lo scotto delle delocalizzazione);
2) un mercato interno impoverito, cioè con sempre meno europei capaci di acquistare merci di qualità (lo scotto del contenimento salariale);
3) una capacità di innovazione tecnologica sempre più ridotta (per lo più l’industria privata privilegia i dividendi degli azionisti agli investimenti in ricerca e sviluppo).
Ed oggi frigniamo per il mostruoso disavanzo della bilancia commerciale (359 miliardi a favore della Cina) e pensiamo di affrontarlo con patetiche accuse di “violazioni dei diritti umani” (un evergreen europeo) e con richieste di barriere commerciali (che, da sole, servono solo a farci pagare di più beni di qualità peggiore).
La soluzione sarebbe ovvia, ma il prosciutto ideologico sugli occhi delle nostre classi dirigenti lo impedisce. L’Europa dovrebbe rimettersi a fare quello che faceva un tempo, dovrebbe ricostruire un’economia mista in cui grandi imprese statali promuovono l’innovazione tecnologica, lasciando fare al mercato ciò che il mercato fa bene, cioè l’allocazione flessibile. In sostanza l’Europa dovrebbe mettersi a fare la Cina.
Noi invece lasciamo pascolare senza guinzaglio Kaja Kallas che se ne esce con robe come “Se non riusciamo a sconfiggere la Russia come faremo a sconfiggere la Cina?”
Sipario.
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questa nonostante le attuali prove… dimostra di essere tutta sce…a!
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Uhe Carrie ! Vice presidente della Commissione Europea:
Tizia Kaja e Sempronia Kallas.
Immaginiamoci gli altri della CE, chi e cosa possono essere…
Che ansia !
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Come si a non ridere.
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Però: analizzando meglio la battuta…
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… fa?
😆🤣😂
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Ma ancora non l’hanno buttata fuori, questa? 🤔
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… e perché buttarla?! Una capra così rappresentata alla perfezione il livello europeo attuale. Si è fatto di tutto per instupidire la popolazione e a spostare l’attenzione a tutto ciò che è futile, proprio per fargli digerire “governanti” del genere.
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Fuori dove?
Ovunque si butti è sempre dentro.
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Anail@ …e ma se tanto mi da tanto….🤦♂️
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Questa è uscita da un cartone animato. E poi l’hanno messa lì
(e sottolineo: messa lì, manco eletta con soldi stranieri o altre amenità note…).
Hai le pezze al c… e vai dai russi e dai cinesi a fare la superiora? Ma fai pace con la storia e pure con la tua arroganza misto incompetenza. E sparisci, disgrazia, al pari della tua socia cotonata.
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«Chiedete e vi sarà dato» (Matteo 7:7-11).
Eh sì, Professor Zhok, il karma esiste. Il tuo sogno si realizzerà: nella prossima vita magari sarai operaio in una fabbrica in Cina, tra turni massacranti, catene di montaggio e ritmi imposti dalla produzione.
E se nei prossimi mesi arriveranno crisi di coscienza, non basteranno le preghierine a San Gennaro per modificare il fato: il destino è già scritto e certe conseguenze arrivano comunque.
Buona nuova vita.
Questa volta, personalmente, resterò indifferente ai lamenti provenienti dalle fabbriche cinesi di chi dovesse scoprire sulla propria pelle ciò che per altri è stata per anni soltanto una statistica.
Solidarietà ai fratelli punks lavoratori proletari cinesi
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Finalmente la kallas svela il piano strategico della UE. Auguriiiiiiii…..
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Quei “poveri cinesi” che da decenni producono al posto nostro i prodotti coi nostri marchi (che qualcuno qua ha deciso di spostare là!) che poi noi compriamo, magari credendo di acquistare roba italiana!
Alternativa 1) continuiamo a delocalizzazione.
Alternativa 2) riportiamo la produzione qua.
Alternativa 3) continui a sparare senza uno straccio di argomentazione.
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Le premesse sono condivisibili, non senza distinguo; lo sviluppo dell’argomento meno.
Le delocalizzazioni hanno avuto un effetto profondo e continuano ad averlo; ma dire che sono avvenute solo per ragioni di dumping salariale è una forzatura: le grandi aziende automobilistiche tedesche hanno investito in Cina, hanno delocalizzato, ma la produzione in Germania ha continuato; il salario agli operai tedeschi di BMW, di VW, di Mercedes hanno continuato a darglielo anche mentre delocalizzavano e lo stesso vale per molti altri settori; Basf, nella chimica, ha fatto lo stesso.
La competizione salariale c’è stata, è innegabile; ma non si può negare che molti abbiano investito in Cina per il semplice fatto che un mercato da 1,4 MLD di persone, in espansione è molto profittevole; a prescindere.
Chi ha investito in Cina ha poi commesso l’errore di sottovalutare le capacità dei cinesi ed oggi non si può negare che il rischio di deindustrializzazione sia molto alto se non si prendono provvedimenti.
Passando allo sviluppo: Zhok sostiene che l’Europa dovrebbe “fare la Cina”.
COME? (porka troja)
Tutti bravi ha dire COSA e non esiste un cogl.ne che sappia dire COME
La Cina può permettersi un forte intervento statale perché possiede caratteristiche molto particolari:stato unitario; forte controllo politico; banche prevalentemente pubbliche; controllo del credito; pianificazione centrale.
L’EU è una realtà geopolitica composta da 27 stati, con interessi divergenti, con sistemi fiscali differenti; come si fa ad ignorare aspetti del genere?
L’Europa dovrebbe rimettersi a fare quello che faceva un tempo, dovrebbe ricostruire un’economia mista in cui grandi imprese statali promuovono l’innovazione tecnologica
Perché solo le imprese pubbliche di grandi dimensioni dovrebbero promuovere la ricerca e sviluppo?
E poi, imprese pubbliche con quale modello di governance? quello di ILVA; di Alitalia? o Zhok ha un modello concreto da proporre?
Apple è nata in uno scantinato; Nvidia 30 anni fa non esisteva e non è mai transitata dal ruolo di impresa pubblica; Microsoft da quale grande impresa pubblica è nata?
E senza andare negli USA; l’olandese ASML, la danese Novo Nordisk; il consorzio europeo Airbus; per citarne alcuni, ogni anno investono decine di miliardi in R&D; cosa sono imprese pubbliche?
Certo, non ci sono le Italiane; ma questo è un altro (triste a 360°) discorso.
Ed infine la citazione di Kallas.
Qui il video e la trascrizione di quello che ha detto Kallas; sia mai che Zhok citi una fonte: metti che qualcuno si incuriosisca e smetta di prendere le sue parole per VERBO.
https://www.hudson.org/events/kaja-kallas-high-representative-european-union-foreign-affairs-security-policy-peter-rough
Peter Rough:
I think we all got the point.
Kaja Kallas:
Yeah. I know. If we don’t get Russia right, we don’t get China right either.
Ora, io non sono un insegnate di inglese, ma in 15 anni di lavoro all’estero qualcosa ho imparato.
L’espressione to get right si traduce in: fare bene; fare correttamente
Se non riusciamo a fare bene, se non riusciamo a fare correttamente; questo vuol dire to get right
Che è una cosa ben diversa dallo “sconfiggere”; to defeat.
E nella frase della Kallas to defeat NON C’E‘.
Ma se Zhok ha detto che to get right vuol dire sconfiggere, deve essere proprio così.
E poi, vuoi mettere? piace.
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Il modello già c’era, l’italia del dopoguerra che, con tutte le sue imperfezioni, era diventata una potenza economica. Innegabile la spinta che veniva dalle industrie pubbliche: baracconi, che però fornivano semilavorati ed energia a prezzi convenienti. L’industria statale può permettersi di chiudere in perdita, se serve a dare slancio all’economia nazionale! Se hai un buon gettito fiscale, le perdite vengono coperte.
Abbiamo svenduto tutto per compiacere gli anglosassoni e il loro neoliberismo predatorio, compresi gli squali di casa nostra: evasori fiscali, delocalizzatori di produzione e capitali che pensano solo al tornaconto personale.
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