Brasile-Argentina, match politico. Milei sostiene Flavio Bolsonaro e offende Lula: è crisi. Richiamato l’ambasciatore dopo che il presidente di ultradestra di Buenos Aires si è recato a San Paolo per la campagna elettorale del figlio dell’ex leader e ha definito l’omologo “spazzatura socialista” e “ladro”. E anche Trump si prepara a condizionare il voto

Brasile-Argentina, match politico. Milei sostiene Flavio Bolsonaro e offende Lula: è crisi

(di Laura Lucchini – repubblica.it) – E’ “el clásico” dell’estate. Il match dei match. Ma non si gioca alla Bombonera e nemmeno al Maracanã. Lo scontro Brasile-Argentina si consuma in queste ore nell’arena della diplomazia. Ieri sera il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha richiamato l’ambasciatore in seguito alle calunnie pronunciate contro di lui dal presidente turbo-capitalista porteño Javier Milei. Mancano poco più di due mesi alle elezioni presidenziali e sul gigante sudamericano si accendono i fari dell’internazionale Maga.

Javier Milei e Flavio Bolsonaro

Milei in campagna per Flavio Bolsonaro

E infatti Javier Milei non era in Brasile per caso. Partecipava all’evento con cui veniva ufficializzata la candidatura alle presidenziali di ottobre di Flávio Bolsonaro, il figlio di Jair Bolsonaro, l’ex presidente di estrema destra del Brasile agli arresti domiciliari dopo essere stato condannato a 27 anni di prigione per il tentativo di colpo di Stato del 2023.

Flávio coltiva l’amicizia con Javier da tempi non sospetti. Credeva in lui già prima che le primarie argentine confermassero la sua meteora. Era presente, all’Hotel Libertador, tra gli amici e i familiari nel foyer, in entrambe le tornate elettorali che nel 2023 lo hanno consacrato alla presidenza. E ora è giunto il momento per Milei di restituire il favore.

Le offese a Lula

E poco importa l’etichetta e la diplomazia. Per l’argentino, a San Paolo, avevano steso il tappeto rosso: arrivava invitato dal governatore Tarcísio de Freitas per ricevere l’Ordine di Ipiranga, la più alta onorificenza del governo regionale. È poi comparso sul palco della convention del Partito liberale come una star, con le mosse scalmanate di sempre e un’enorme forbice al posto della motosega per brandire lo spettro del grande pericolo comunista: «Credo fermamente che non ci sia nessun altro come lui in grado di porre fine al rischio Lula che incombe sul Brasile». Durante il suo intervento, Milei ha poi definito Lula un «ladro», un «carcerato» e «spazzatura socialista». Il presidente argentino ha anche accusato il capo dello Stato brasiliano di aver cercato di influenzare le elezioni argentine del 2024.

La replica brasiliana

Immediata la reazione del Partito dei lavoratori di Lula: «È inammissibile che un capo di Stato straniero venga nel nostro Paese e si rivolga in termini irrispettosi alle sue istituzioni». Sarebbe stato meglio, proseguiva la nota, che si fosse fermato in patria per concentrarsi sui gravi problemi del suo Paese. Ore dopo, il Brasile ha richiamato il suo ambasciatore da Buenos Aires per consultazioni in seguito agli «insulti» rivolti dal presidente argentino.

La mano di Trump

È evidente che è solo l’inizio e che sulla partita elettorale si giocherà una guerra sporca. D’altronde è l’obiettivo esplicito dell’agenda “America First” del segretario di Stato Marco Rubio: concentrarsi sul continente americano per ottenere svolte di governo in direzione Maga. Una strategia che ha già dato frutti in Ecuador, Cile e Colombia. Ma è il Brasile, e l’eredità di Bolsonaro, ciò che sta veramente a cuore a Trump. È del fine settimana, infatti, la notizia anticipata dal Washington Post secondo cui gli Usa si preparavano a mandare degli emissari in Brasile, in vista delle elezioni del 4 ottobre, per mettere in discussione il sistema elettorale del Paese. La delegazione del Dipartimento di Stato americano, che sarebbe dovuta partire per Brasilia nei prossimi giorni, includeva i funzionari nominati da Trump Riley M. Barnes, assistente segretario, e Samuel Samson, vice assistente segretario. Ma il consolato brasiliano ha poi negato loro i visti.