(Salvatore Bianco – lafionda.org) – Non c’è verso: l’intervista al Foglio della segretaria del PD è disarmante. Non c’è la forza intellettuale e, prima ancora, spirituale di uscire con una “mossa del cavallo” dall’angolo in cui ci siamo cacciati, come auspicava Vittorio Foa un’era geologica fa. Potrebbe suonare irrituale, quasi blasfemo, nel bel mezzo della tempesta perfetta, ma forse un primo bilancio critico, severo, è possibile farlo, dall’avvio della guerra mondiale a pezzi.

Dopo l’anno spartiacque del 2022 il pensiero critico si è esercitato e si è messo all’opera, proponendo, con interventi e articoli sempre più incisivi, possibili passi avanti e vie di fuga. Ma non c’è stato verso: il sistema della guerra e la propaganda bellicista di accompagnamento non hanno voluto sentire ragioni; anzi, fanno perno proprio su quel dissenso sempre più strutturato per dilagare. Quando qualcosa, dalle catacombe della controinformazione, penetra nel mondo di sopra, le reazioni risultano sempre sprezzanti. Lorsignori hanno sentenziato: troppa Cina, troppa Russia, troppo europeismo in stile Ostpolitik anni Sessanta; l’anomalia spagnola, pur con tutte le sue contraddizioni (si vedano le posizioni sul conflitto in Ucraina), non è una vera alternativa, ecc. ecc.

Galli, Preterossi, Caracciolo e qualche altro autentico volenteroso non smettono di mettere in guardia, ritagliandosi il ruolo, non proprio piacevole, di Cassandra. Dicono cose di buon senso e non di senso comune. Ma la leadership politica, come ampiamente mostra la lunga intervista della Schlein al Foglio, nella quale non si citano mai l’Iran e il governo israeliano, è ferma all’occidentalismo (che poi produce l’orientalismo, come aveva denunciato profeticamente il grande Edward Said), fiancheggiatore, più o meno, dei Democratici americani per default. E una minoranza, quasi per riflesso pavloviano, viceversa punta tutto temerariamente sulla Russia: una follia anche questa, naturalmente.

Che fare, dunque? Sicuramente non smettere di pensare criticamente, nel suo significato etimologico di «sospensione degli automatismi», nel caso di specie delle coazioni a ripetere proprie delle logiche di sviluppo intrinseche alla guerra. Non c’è dubbio alcuno che, se intendiamo contrastare quei «fenomeni morbosi» che paiono sovrastarci, occorra credere nella forza materiale delle idee che, in quanto possibilità, esigono, come ammoniva Leibniz, di esistere.