Dal decreto anti-rave al il decreto Cutro, passando per il disegno di legge 48 del 2024 che ha introdotto 12 nuovi reati e inasprito altri già esistenti e l’ultima “norma anti-maranza”

(Francesca Martelli – lespresso.it) – La sicurezza è uno dei temi chiave della campagna elettorale per le elezioni politiche. La presidente del Consiglio Meloni alla conferenza stampa di inizio anno aveva detto di non avere raggiunto finora “dei risultati soddisfacenti”, mentre una parte del centrosinistra ha riconosciuto di avere lasciato il tema della sicurezza per anni al centrodestra. 

Il governo Meloni ha approvato sette provvedimenti: il primo, il decreto anti-rave del 2022; il decreto Cutro (per inasprire le pene contro gli scafisti) e il decreto Caivano (per il contrasto delle Baby gang) nel 2023; il disegno di legge 48 del 2024 che ha introdotto 12 nuovi reati e inasprito altri già esistenti; il decreto legge 23 del 24 febbraio 2026 (stretta sui coltelli e daspo urbano per chi minaccia la sicurezza pubblica). Infine il disegno di legge sulla sicurezza approvato il 14 luglio 2026. Chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non potrà più chiedere un risarcimento in sede civile (risarcimento che ora sta pagando il gioielliere Mario Roggero ai familiari delle vittime) e il disegno di legge con le cosiddette norme anti maranza approvato il 23 luglio 2026 per modificare le regole dell’imputabilità dei minorenni.

I sindaci – in modo bipartisan – chiedono di potenziare gli organici delle forze dell’ordine nelle città e di dotare la polizia locale di strumenti adeguati, mentre gli ultimi fatti di cronaca – la morte di Fakir a Bologna, la condanna definitiva del gioielliere Roggero, e prima ancora i fatti di Rogoredo con relativo depistaggio – hanno scatenato reazioni politiche davvero repentine: richieste di grazia, raccolte fondi per le forze dell’ordine, proposte di legge, richieste di dimissioni. Tutto rapidissimo, davvero troppo.