
(Tommaso Merlo) – Prima crollano gli Stati Uniti, meglio è per il mondo. L’occasione potrebbe essere la guerra con l’Iran con una disfatta militare ma anche la bancarotta per la chiusura dello Stretto e il tramonto dei petrodollari. Un crollo americano significherebbe anche quello di Israele, un paesello mantenuto artificialmente in vita dai contribuenti statunitensi. Un sogno che grazie a quel perfido rimbambito di Trump potrebbe diventare realtà prima del previsto. A giovarne sarebbero in primis i cittadini americani che dopo anni di quella corruzione legalizzata chiamata lobbismo, otterrebbero dei politici che si occupano dei loro problemi invece di buttare trilioni per insanguinare il mondo a vanvera. Ma ne gioveremmo anche noi colonie europee finalmente libere da una leadership disastrosa nonché tutte le persone con un minimo di sale in zucca. Del resto anche basta, il cocktail micidiale tra la potentissima mafia bellica americana e la lobby sionista ha trascinato il mondo in un inferno. Storia perlopiù censurata. Quando i sionisti si sono resi conto che i loro deliri ideologici erano più grandi di loro, hanno pensato bene di corrompere politica e media americani per realizzarli. Stati Uniti al guinzaglio e colonie europee scodinzolanti al seguito. Risultato, un paesello insignificante come Israele che acquisisce un abnorme potere politico ed alimenta per mano del suo fanatismo sionista decenni di instabilità e guerre in Asia Occidentale ed oltre. Storia perlopiù manipolata. Un diabolico capolavoro propagandistico con le vittime palestinesi spacciate per decenni come i colpevoli dell’ignobile persecuzione subita. E ancora, impunità totale, protezione politica e trattamenti economici di favore come se Israele fosse un avamposto democratico e non un terrificante rigurgito ideologico da secolo scorso. La verità è emersa a livello globale grazie all’immondo sterminio di Gaza ma il fanatismo ideologico piuttosto che rallentare va a sbattere. I sionisti già blaterano di guerra alla Turchia ma prima devono sopravvivere alla resistenza dell’Iran, la civiltà persiana non ha nessuna intenzione di archiviare la sua storia millenaria e tantomeno abbandonare palestinesi e libanesi. Quella contro l’Iran è l’ennesima aggressione illegale farcita di crimini di guerra per conto dei sionisti svenduta alle masse come guerra utile alla stabilità e alla sicurezza. Peccato che ad aggredire per primo gli altri paesi è da sempre Israele e peccato che a detenere la bomba atomica e pure illegalmente e pericolosamente visto la gentaglia che governa a Tel Aviv, è Israele e non l’Iran che al contrario ha sempre rispettato leggi e trattati sul nucleare mentre gli americani li hanno calpestati e stracciati. Una storia manipolata oltre il ridicolo ma intanto l’Iran resiste eroicamente alla terza ondata e contrattacca dopo che gli americani hanno confermato col memorandum la loro caratura politica e morale. Fatti. Da leader del mondo libero, gli Stati Uniti si sono ridotti ad uno stato canaglia zimbello dei deliri sionisti la cui parola non vale nulla. Una leadership egemonica basata sulle bombe e sui dollari che ha collezionato solo danni senza mai riconoscerli e senza mai risponderne. Una leadership egoistica e quindi arrogante, insensibile e miope. Da leader del mondo democratico a simbolo della giungla capitalistica i cui frutti più prelibati sono ingiustizia sociale a livelli tragicomici, spazzatura consumistica e guerra permanente. Anche basta a questo inferno. Serve una nuova era e a giovarne sarebbero in primis i cittadini americani che si libererebbero di quella corruzione legalizzata chiamata lobbismo riconquistando in un sol colpo sana politica e vera democrazia e dietro a loro le scodinzolanti colonie europee. Ma l’Iran intanto resiste eroicamente e tutte le persone con un minimo di sale in zucca sperano nella sconfitta militare e nella bancarotta finanziaria degli Stati Uniti e dei loro complici. Perché serve una nuova era. Non più potenze egemoni ma paesi tutti equamente degni che invece di competere cooperano, non più guerra permanente ma dialogo pacifico, non più propaganda ma verità e ragionamento, non più egoismo ma altruismo perché se ci salviamo lo facciamo tutti insieme. Non più leadership del più ricco e potente ma una comunità internazionale fondata sul rispetto dei dritti umani per tutti che persegue uno sviluppo intelligente. Già, prima crollano gli Stati Uniti e con loro Israele, meglio è per il mondo intero. Un sogno che grazie a quel perfido rimbambito di Trump, potrebbe diventare realtà prima del previsto.
TM ha ragione a sottolineare che il crollo politico della leadership USA sembra essere l’unica via d’uscita. il tema è che la strada militare o armata non conduce a ciò vietnam ed afghanistan insegnano. la strada è socioeconomica, e sarà dolorosa anche per la stragrande parte delle classi dirigenti mondiali. si tratta di uscire dalla finanziarizzazione dell’economia e dall’era dell’energia fossile. ciò si potrà concretizzare attraverso un azzeramento delle posizioni debitorie statuali e privata, ossia non rifinanziando più i paesi che sono in cronico deficit perchè consumano più di quanto producono. si tratta di restituire al danaro la sua funzione di unità di conto per le transazioni e qualificarlo come bene rifugio solo se ancorato a produzione reale di cose o erogazione di servizi. le commodities non dovranno essere privatizzate ma rese bene collettivo dei popoli che le possiedono e il loro costo unicamente legato al costo dei fattori produttivi: acqua potabile e non ed energia dovranno divenire un diritto universale e non uno strumento di arricchimento. il passo iniziale sarà la richiesta di restituzione dei debiti contratti a livello di nazioni e di corporate graduale ma irrevocabile. Basterebbe un 5% del debito USA a essere richiesto indietro per scatenare il crollo della fortezza di carta della finanza globale. Prima di quanto si possa immaginare avverrà se la leadership usa non accetta il suo ridimensionamento planetario.
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