Gli enti garantiscono posti di potere e risorse economiche. Per questo cresce la tensione. Dalla Puglia alle Marche fino alla Toscana, FdI e Forza Italia fanno il pieno di nomine d’area

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Ettaro dopo ettaro, la destra continua a mettere le mani sugli enti parco nazionali. Sfidando anche le accuse lottizzazione e di conflitti di interessi. Non mancano i litigi interni per accaparrarsi le poltrone, che garantiscono gestione di risorse economiche e sacche di potere.
Un livello di scontro talmente alto che non fa escludere cambiamenti in corsa dei candidati. Per ora in commissione Ambiente alla Camera sta per essere completato l’iter di nomina di altri presidenti, indicati dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, il forzista Gilberto Pichetto Fratin, che sta firmando l’operazione di spartizione.

Monti Sibillini azzurri
Proprio i forzisti fanno di tutto per fare incetta di nomine, dopo quelle – raccontate da Domani – completate lo scorso anno. L’esempio principale è quello dai Monti Sibillini: il prossimo presidente del parco sarà Corrado Perugini, dirigente di spicco di Forza Italia nelle Marche. È stato prima vicecoordinatore provinciale a Macerata degli azzurri poi nella scalata ha raggiunto la posizione di responsabile organizzazione regionale.
Per questo è diventato l’uomo macchina delle ultime elezioni nelle Marche, fedelissimo di Francesco Battistoni, a sua volta deus ex machina di FI nel centro Italia, legato a doppio filo al segretario Antonio Tajani. Perugini avrebbe anche il profilo per una candidatura alle prossime politiche. I cambiamenti nel partito, con l’attivismo della famiglia Berlusconi, potrebbero frenare le possibilità di ottenere un posto in lista per Montecitorio.

Intanto si “accontenta” di mettersi a timone (benedetto dalla maggioranza) di un parco grande 714 chilometri quadrati di superficie che si estende tra l’Umbria e le Marche, attraversando varie province da Macerata a Perugia. La nomina ha sollevato critiche: «Si sceglie un ingegnere edile, dirigente di partito con un curriculum legato prevalentemente all’edilizia e all’urbanizzazione», ha detto il consigliere regionale del Pd nelle Marche, Leonardo Catena. La dinamica ricorda un’altra presidenza, quella del parco dell’Arcipelago toscano, di Matteo Arcenni.
La firma sul decreto risale a fine maggio. In questo caso si tratta di un dirigente locale di Fratelli d’Italia, già sindaco di Terricciola, comune con meno di 5mila abitanti in provincia di Pisa. Insomma, diverso partito ma critiche simili: la “distanza” con il territorio che controllerà per i prossimi anni. È stata sufficiente l’appartenenza politica in un’area dove è forte l’influenza di Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito di Giorgia Meloni.

La bulimia di potere avvelena, però, il clima in Puglia con scontri interni alla destra e tra i dirigenti degli stessi partiti. La tensione è alta intorno alle nomine dei presidenti di due enti. Emblematico è il caso di Giuseppe Colucci, indicato alla guida del parco dell’Alta Murgia (68mila ettari), che tocca comuni molto ampi in Puglia come Andria, Altamura, Bitonto e Corato.
Veleni sui parchi
La matrice resta quella di centrodestra, ma con un incidente di percorso. La scelta iniziale era ricaduta su Nicola Loizzo, coordinatore di FdI ad Altamura, scelto dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, uno dei punti di riferimento regionali del partito di Giorgia Meloni.
Loizzo era commissario del parco ed era il designato alla presidenza, solo che l’ex presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, ha messo lo zampino, scegliendo – prima di passare la mano – un altro nome inserito nella terna dal centrodestra locale. Perché per chiudere la pratica era necessario il benestare del governatore. Un blitz che ha portato a ripiegare su Colucci, che resta comunque un nome d’area meloniana: ha avuto il placet dell’eurodeputato di FdI, Francesco Ventola.

Tuttavia, non è diretta espressione della fiamma a differenza di Loizzo. A testimonianza dello scontro interno, l’iter per la nomina si è inceppato: l’audizione per il parere in commissione ambiente al Senato è avvenuta al 12 maggio, quasi due mesi fa. Solo questa settimana ci sarà il passaggio alla Camera per ratificare l’insediamento. Almeno salvo colpi di scena che sarebbero indicatori di un aumento dello guerriglia. All’insegna dell’assalto anche la conquista del parco del Gargano.
Il nome per la presidenza è quello di Vincenzo D’Errico, dirigente di Forza Italia dopo gli esordi in politica con Forza Italia. Ha seguito le orme del suo mentore politico, il deputato Giorgio Lovecchio, che nel 2022 era stato eletto per la seconda volta con il M5s. Poi ha deciso di traslocare con gli azzurri in maggioranza. Su D’Errico ci sono ombre di conflitti di interessi: è imprenditore, nel settore del turismo, socio di un hotel a Rodi garganico.
Una situazione che alimenta dubbi pure nel centrodestra pugliese. Addirittura dentro Forza Italia c’è chi vorrebbe un cambio di nome, last minute. I danni collaterali della fame di poltrone senza confini.
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