Cresce il gradimento di Meloni. Il sondaggio di Pagnoncelli. L’effetto sulla fiducia dopo il duello con Trump. FdI al 27%, Pd al 20

Vannacci al 6%, sopra la Lega. Il centrodestra avanti solo con lui. Cresce il gradimento di Meloni

(di Nando Pagnoncelli – corriere.it) – Come siamo oramai abituati, anche questo mese ha visto eventi rilevanti sia a livello internazionale che nazionale. In politica estera ha dominato il conflitto con l’Iran, che ha visto avviarsi una faticosa trattativa, per ora arrivata alla firma digitale di un memorandum con diversi aspetti piuttosto generici, ma che sembra complessivamente delineare una situazione di relativa difficoltà per gli Stati Uniti. Rimangono naturalmente al centro la guerra in Ucraina, con un posizionamento sempre più efficace, sia in termini politici che militari del paese attaccato dalla Russia, e il tema del Libano e di Gaza. Ma, per le ricadute sulla politica nazionale, particolare impatto ha avuto la polemica fra Giorgia Meloni e Donald Trump, che ha visto la nostra presidente del Consiglio reagire senza mezzi termini alle critiche, e in diversi casi agli insulti, del presidente americano.

Per quel che riguarda la politica interna, citando in disordine, la conclusione del turno di elezioni amministrative ha visto un sostanziale pareggio tra le coalizioni; nella Lega si è enfatizzato il quadro di problematicità già evidente, con il segretario in difficoltà e ulteriori fuoruscite (non solo dalla Lega ma anche da Forza Italia) verso Roberto Vannacci sempre più attivo e presente nella cronaca politica; nella compagine di governo sono emerse differenze sulle spese per la difesa, in particolare in relazione all’utilizzo dei fondi Safe; tra le forze di opposizione rimane ancora prevalente la questione della leadership e della struttura delle alleanze (questione enfatizzata ulteriormente dalla foto a quattro che sembrava esprimere una distanza dalle forze centriste) mentre nel Pd i malumori rimangono evidenti, con una fuoruscita di rilievo come quella di Pina Picierno.

Le intenzioni di voto segnalano pochi cambiamenti, con una eccezione che vedremo tra poco. Fratelli d’Italia vede un calo del proprio consenso che oggi si colloca al 27% con una contrazione dello 0,6% nell’ultimo mese. Stabile Forza Italia all’8,3% e anche la Lega che si conferma però ai suoi minimi negli anni recenti, con il 5,6%. In ulteriore ed evidente crescita invece Futuro nazionale, la formazione di Vannacci, che guadagna oltre un punto (+1,2 per l’esattezza) nell’ultimo mese e si colloca al 6 per cento, superando la Lega per la prima volta nei nostri sondaggi. Il contributo al voto per Vannacci viene, come avevamo già evidenziato, dagli elettori della Lega e da quelli di Fratelli d’Italia, oltre a una piccola capacità di attrazione verso l’area dell’astensione. 

Poche variazioni nell’ambito delle forze di opposizione: il Pd è infatti stabile al 20,1% (il dato più basso registrato nell’ultimo anno); sostanzialmente stabile anche il Movimento 5 Stelle, stimato al 14,3% contro il 14,5% di maggio; in calo invece Alleanza Verdi Sinistra che perde lo 0,6% e si colloca al 6,2%. Anche tra le «terze forze» si evidenzia una sostanziale stabilità, con Azione al 3%, Italia viva al 2% e +Europa all’1,9%, con un incremento dello 0,4% nell’ultimo mese.

Le coalizioni vedono il centrodestra «tradizionale» (cioè le forze che compongono l’attuale compagine di governo) al 41,7%, conto l’alleanza progressista (oltre a Pd, M5S, Avs, composta anche da Italia viva e +Europa) al 44,5%. È evidente che, per quanto non ci sia la certezza che tutti gli elettori di quest’area confermeranno il loro voto in caso di coalizione, la distanza diventa importante. È quindi altrettanto evidente che il centrodestra attuale sembra obbligato all’alleanza con Vannacci, che lo porterebbe al 47,7%. Ammesso, anche in questo caso, che tutti gli elettori delle singole forze confermino il voto per una coalizione siffatta. È infine da sottolineare che il piccolo incremento di partecipazione che si era registrato lo scorso mese e che avevamo attribuito ai risultati delle consultazioni amministrative, è prontamente rientrato. Oggi l’astensione e l’incertezza si collocano al 41,1% crescendo dell’1,3% e riavvicinandosi ai valori medi registrati nei mesi precedenti.

Le valutazioni del governo e della presidente Meloni vedono un miglioramento dell’indice di gradimento (la percentuale di valutazioni positive su chi si esprime, esclusi i non sa): il governo ottiene un indice di 42, contro il 40 del mese precedente, e un analogo incremento si evidenzia per Giorgia Meloni che ottiene il 44 contro il 42 precedente. È assai probabile che la polemica con Trump abbia avuto qualche ruolo in questo miglioramento.

Tra i leader le variazioni sono molto ridotte (al primo posto si mantiene Giuseppe Conte, seguito da Antonio Tajani e da Elly Schlein) con l’eccezione di Roberto Vannacci che cresce ancora di tre punti e si colloca al quarto posto, a ridosso della segretaria del Pd.

Insomma, l’unica variabile che scuote il panorama politico è quella di Futuro nazionale, la cui evidente crescita pone il centrodestra di fronte alla probabile necessità, in particolare in caso di approvazione della nuova legge elettorale, di scegliere l’alleanza con questa formazione. Con un indubbio cambiamento dei rapporti di forze all’interno della coalizione stessa.