Melonellum, trappola a destra su preferenze Il blitz sul voto estero. In aula solo 18 deputati presenti, la maggioranza si spaccherà nel voto segreto. Lega e FI avvisano: “Senza liste bloccate, è finita”. Lo scontro anche sui fuorisede

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Poco prima di pranzo, quando prende la parola la ministra delle Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati, in aula ci sono 18 deputati. I banchi della maggioranza (e dell’opposizione) sono praticamente vuoti. Gli iscritti a parlare sono 17. Assenti i leghisti. Il venerdì torrido di fine giugno non aiuta, anche se la materia – la discussione sulla nuova legge elettorale – dovrebbe restituire per un giorno sacralità al Parlamento. E invece l’unico squillo lo regala Riccardo Magi, che viene espulso dall’aula perché continua a parlare – e a denunciare le storture della legge – nonostante sia stato spento il suo microfono.

Tutto rimandato alla settimana successiva, quella che inizia il 6 luglio. La prossima sarà dedicata alle mozioni, ma poi si farà sul serio sullo “Stabilicum”. La maggioranza vuole correre approvando la legge elettorale che elimina i collegi entro metà luglio, ma l’aula sarà disseminata di trappole parlamentari. La principale riguarda il tema dell’introduzione delle preferenze.

Il testo che arriva in aula non le prevede, ma la premier Giorgia Meloni si è impuntata anche per una ragione di consenso: sa che far scegliere i candidati con liste bloccate sarebbe una scelta molto impopolare. Così Fratelli d’Italia ha annunciato che, insieme a Noi Moderati, presenterà un emendamento in aula per reintrodurle. Ed è qui che la tela si ingarbuglia. Perché Lega e Forza Italia sono contrarie anche a una norma che inserisce i capilista bloccati e tutti altri scelti con preferenze: una presa di posizione di principio visto che nessun partito sotto al 20%­– quindi tutti tranne Pd e FdI – eleggerà qualcun altro deputato oltre al capolista bloccato. Ma tant’è.

Se FdI andrà avanti e presenterà l’emendamento per le preferenze, la maggioranza si spaccherà in aula. Tanto più col voto segreto. Le opposizioni dovrebbero uscire dall’aula e a quel punto i partiti di maggioranza si troveranno di fronte a un rebus: approvare o meno le preferenze? Sulla carta Fratelli d’Italia e Noi Moderati avrebbero i numeri da soli per farle passare: 125 contro i 108 di Lega e Forza Italia. A complicare le cose, però, c’è che sia gli azzurri sia i leghisti hanno già avvertito gli alleati: se passano le preferenze, blocchiamo la legge al Senato e la affossiamo. Dunque FdI potrebbe trovarsi nell’assurda condizione di presentare la proposta per salvare la faccia, ma farla affossare da un gruppo di suoi deputati nel voto segreto, esponendosi a una figuraccia.

Dunque in queste ore in via della Scrofa si sta riflettendo sulle prossime mosse: “Proporremo una soluzione agli alleati di centrodestra”, ha detto ieri il capogruppo meloniano Galeazzo Bignami a Start. Qualcuno nella maggioranza ipotizza che alla fine FdI rinuncerà a presentare un emendamento in nome dell’unità della coalizione, ma sarebbe un voltafaccia rispetto agli annunci pubblici esponendosi per di più alle accuse delle opposizioni. Chi ha capito il cul de sac in cui si è infilata la maggioranza è l’ex generale Roberto Vannacci che ha fatto presentare dai suoi deputati alcuni emendamenti per introdurre le preferenze e ieri ha rilanciato il tema con una card sui social con i volti di Meloni, Salvini e Tajani: “Non nascondetevi dietro al voto segreto, sulle preferenze metteteci la faccia”. Ma le preferenze non sono l’unica spina nella maggioranza in aula. C’è anche il tema del voto ai fuorisede su cui FdI si è impegnata a introdurlo prima del referendum, ma deve fare i conti con le resistenze degli alleati di Lega e Forza Italia che sono contrari perché gli studenti penalizzano i partiti di centrodestra. Anche il ministero dell’Interno fa resistenze perché lo ritiene impraticabile in termini di risorse e di sicurezza. Nelle file della maggioranza si sta studiando anche un blitz sul voto estero per rendere meno “controllabile” il voto e per limitare i brogli. Un altro tentativo provato prima del referendum, perché la maggioranza è convinta che il voto estero favorisca il centrosinistra anche se sulla giustizia i “Sì” hanno vinto.

Al momento sembra esclusa l’ipotesi che il governo ponga il voto di fiducia sugli articoli della legge: i deputati sono stati convocati per la notturna di martedì 7 e mercoledì 8 per chiudere tutto in due giorni. Anche se le opposizioni protestano: mercoledì ci sarà la manifestazione del centrosinistra a Napoli e si chiede di rinviare i lavori parlamentari, ma la destra non sembra intenzionata ad accogliere la richiesta.