
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Si pensava che la fiera romana dei piccoli e medi editori “Più libri più liberi” avesse rinunciato a imporre il “patentino antifascista”, dopo le polemiche e le risate suscitate dal suo annuncio. Invece ce l’ha recapitato per PaperFirst con tutti i papelli burocratici da compilare per essere ammessi alla kermesse di dicembre alla Nuvola dell’Eur. E ci ha chiesto di: “aderire ai valori e ai principi espressi nella Costituzione […]
Meno libri, meno liberi
(Di Marco Travaglio) – Si pensava che la fiera romana dei piccoli e medi editori “Più libri più liberi” avesse rinunciato a imporre il “patentino antifascista”, dopo le polemiche e le risate suscitate dal suo annuncio. Invece ce l’ha recapitato per PaperFirst con tutti i papelli burocratici da compilare per essere ammessi alla kermesse di dicembre alla Nuvola dell’Eur. E ci ha chiesto di: “aderire ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione Italiana; rispettare i principi di libertà di pensiero e di stampa, di tutela della dignità umana e di libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro; rifiutare ogni forma di discriminazione e di incitamento all’odio; impegnarsi a rispettare tutte le disposizioni di legge e i regolamenti… inclusi quelli in materia di diritto d’autore, pubblica sicurezza, prevenzione incendi, igiene e sicurezza sul lavoro…”. Dall’antifascismo all’antincendio, è un attimo.
Appena finito di scompisciarci, Cinzia Monteverdi e io abbiamo deciso di non firmare. Non solo per un sacro rispetto del senso del ridicolo, ma soprattutto perché un vero democratico e antifascista (e, si capisce, antincendio) non ha bisogno di metterlo per iscritto. E non consente ad alcuno di fargli l’esame del sangue per ricevere una patente a punti, fra l’altro basata sull’autocertificazione: la sua vita e il suo lavoro parlano per lui. Siccome poi nessuna norma impone a privati cittadini, come gli editori, di essere democratici e antifascisti (e meno male, sennò chi lo è per scelta spontanea verrebbe accomunato a chi finge di esserlo per farla franca), l’obbligo di firma per presentare libri non ha senso. A meno che non miri a discriminare chi non si riconosce nella democrazia e nella Costituzione, cosa del tutto legittima per chi non ricopre né cerca cariche pubbliche. Se fossimo fascisti, firmeremmo a occhi chiusi il giuramento antifascista per poi presentarci alla Nuvola con l’opera omnia di Mussolini e Hitler. Ma, proprio perché non lo siamo, respingiamo la richiesta al mittente con queste poche righe: “La nostra Società non intende siglare la dichiarazione proprio perché riconosce e condivide i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione e rispetta i principi di libertà di pensiero e di stampa. Era il fascismo che pretendeva dichiarazioni e giuramenti per discriminare gli antifascisti. Una democrazia che usi lo stesso trattamento a chi non vi si riconosce non è più tale: è, appunto, una nuova forma di fascismo”.
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Capisco il ragionamento di Travaglio, elegante e persino condivisibile in astratto. Ma siamo davvero in un momento astratto?
Viviamo in un paese dove certi simboli, certi linguaggi, certe nostalgie vengono riabilitati giorno dopo giorno, quasi per assuefazione. In questo contesto, chiedere a chi vuole partecipare a una fiera culturale di dichiarare la propria adesione ai valori costituzionali non mi sembra un “esame del sangue”: mi sembra buon senso. Travaglio dice che un vero antifascista non ha bisogno di scriverlo. Vero. Ma il problema non sono i veri antifascisti, che ovviamente firmeranno senza battere ciglio. Il problema sono gli altri, quelli che oggi siedono ai tavoli della cultura con aria rispettabile. Una firma non li smascherà, certo, ma almeno li obbliga a una presa di posizione pubblica, e questo ha un valore simbolico che non va sottovalutato. Mettere dei paletti non è fascismo: è igiene democratica.
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… Più che altro eviterà che, come è accaduto l’anno scorso, forniscano a questi nazidementi uno stand da cui proclamare le loro idiozie remigrazioniste con folto ritorno di pubblico, non fosse che per la curiosità.
Fanno acchiappo… che cosa fai, gli offri il palco, legittimandoli?
Sind’ianta arriri…
(se ne riderebbero…)
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… sprazzi di sinistra per la destra …
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Siamo combattuti se combattere i fascisti.
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Questa autocertificazione ricorda il paradosso del “comma 22”.
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A guardare bene ma anche no, è proprio un’imposizione facista quella di dover collocarsi in una determinata posizione! La libertà (anche se aborro) è anche quella di essere fascisti se si vuole! Certo il fascismo è bandito in Italia ma ciò non toglie che ci sia (purtroppo)comunque e lo vediamo tra l’altro! Il pensiero non lo puoi censurare! E chi lo vuole censurare è proprio lui un fascista anche se crede di no!
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E. C. Ovviamente aborro essere fascisti non la libertà! 🙄
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Capisco il punto Mokj e hai ragione che il pensiero non si può, né si deve, censurare. Ma qui non si sta censurando nessuno: nessuno vieta a un editore fascista di pubblicare libri. Gli si chiede solo di dichiarare i propri valori se vuole partecipare a una fiera privata. Una fiera privata può scegliere i propri ospiti, come un circolo, come una redazione, come chiunque organizzi qualcosa di suo. Non mi sento fascista per questo, anzi. Trovo che proprio in un momento in cui certe idee rialzano la testa con disinvoltura, dire chiaramente “qui si sta da questa parte” sia un atto di responsabilità, non di intolleranza. La libertà di pensiero resta intatta. Cambia solo il diritto di accesso a un evento specifico, che è una cosa diversa.
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Mi dispiace ma non mi sembra tu abbia capito il mio commento.. Ripeto, chi impone a chichessia di fare una dichiarazione di non appartenere ad un certo pensiero politico in questo caso fascista, è a sua volta un fascista perché impone il suo pensiero..
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In realtà Mokj ho risposto proprio a quello che hai scritto, ovvero che chi non vuole lasciare spazio a certe idee sarebbe a sua volta fascista. Il mio punto era che una fiera privata che sceglie i propri partecipanti non censura nessun pensiero, esattamente come un giornale che sceglie i propri collaboratori. Se poi il tuo ragionamento era un altro, rileggendo mi sembra che sia cambiato un po’ per strada, ma va bene così, è inutile questa polemica (non voluta) tra noi che non ci porta da nessuna parte.
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Un’altra bella arma di distrazione di massa fornita su un piatto d’argento a Maria Antonietta e al suo circo di affamati pagliacci ignoranti nostalgici con il braccio sempre teso.
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Se si commette un reato si viene puniti non se non si ci si riconosce nei principi dettati da un sistema in cui si vive . L’ipocrisia di costoro e’ giunta a livelli d’intolleranza verso il diverso , intellettualmente intento direi , che è esse stessa il termometro per misurare l’essere se non fascista nel senso d’appartenenza a un’organizzazione politica che si richiama al ventennio mussoliniano , qualcosa che gli somiglia molto nel modo di essere , cioè intollerante verso gli oppositori .Poi questo patentino lo chiedono quelli che vanno a braccetto con gli Azov e dimenticano chi ci ha liberati davvero dal fascismo e allora non c’è bisogno di aggiungere altro.
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per affermare la propria identità in questo mondo senza bussole e raziocinio ci si accontenta di farlo in riti consumistici buoni per i gonzi di ogni latitudine e coloro che sono obnubilati dal cambiamento climatico. Un vero liberale avrebbe firmato proprio perchè non si parla di libri ma di propaganda e fino a prova contraria ognuno è libero di rifiutare alcuni energumeni della penna alle proprie kermesse. Non si capisce di cosa si scandalizzi Travaglio e la sua sodale! Chieda a Putin se accetterebbe gli opuscoli LGBT alla sua kermesse nella ex Leningrado. Ah dimenticavo che Travaglio non ha grandi simpatie per il mondo arcobaleno…e si chiamano liberali!!!
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“non si parla di libri ma di propaganda e fino a prova contraria ognuno è libero di rifiutare alcuni energumeni della penna alle proprie kermesse.”
Esatto!
Magari non avrei pensato al patentino… semplicemente, conoscendoli, non gli avrei offerto lo stand da cui fare propaganda nazifascista.
È forse consentita dalla legge Mancino?
“La Legge Mancino (Legge n. 205 del 1993) è la normativa italiana che punisce gesti, azioni, slogan e organizzazioni che promuovono l’odio, la violenza e la discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Inoltre, vieta l’esaltazione del fascismo e l’ostentazione dei suoi simboli.”
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È difficile sparare cosí tante ..zzate in cosí poche righe, ma tu ci sei riuscito, e in scioltezza. Congratulazioni.
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Il patentino antifascista è concime che fa crescere il fascismo.
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Minchiata: il fascismo è nato prima dell’antifascismo.
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L’autocertificazione antifascista è chiaramente una boiata. A mio parere lo sono meno i raduni, le commemorazioni e le “marce” che regolarmente vengono archiviate come folclore.
La costituzione vieta la riorganizzazione del partito fascista (anche qui bisognerebbe specificare che è fascista chi agisce come tale e non solo per come si definisce) e la legge Scelba vieta manifestazioni, parole e gesti usuali del disciolto partito fascista.
A mio parere andrebbero tutti denunciati ogni volta.
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Concordo in toto, Max!
Per chi ha visto lo speciale di piazza pulita sulla 7 è davvero inammissibile che si consentano certe “manifestazioni”.
Stanno tornando e… alla grande.
Se non ci svegliamo, ci ritroviamo in un altro ventennio in un battito di ciglia!
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Andrebbero denunciati ma con i nostalgici al Governo e a capo del Senato la legge Scelba è ormai in via di disapplicazione attraverso un’interpretazione abrogante, salvo casi limite di rivoluzionari idioti, tipo gli scemi del finto carro armato a San Marco.
Però il folclore fascistico copre come 100 anni fa un autoritarismo liberale/padronale che, con altre persone, sta comunque risorgendo assumendo la forma moderna dell’autoritarismo neodem, nuovo travestimento del liberismo, che dice di essere democratico perchè combatte a parole il veterofascismo, tutela ogni forma di rinuncia alla procreazione delle classi inferiori ma controlla e scheda informaticamente ogni manifestazione del pensiero non conforme, sovvenziona i propagandisti del verbo governativo e emargina l’istruzione pubblica, l’informazione indipendente e il libero insegnamento.
Tra i due fascismi, quello folcloristico è prevedibile, quello nuovo mi sembra più insidioso.
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OT? No, tutto fa brodo… nello stesso calderone che è unico.
Domanda: senza la sottoscrizione di antifascismo (non era meglio chiederla sulla Costituzione? Ma anche su questa ho dubbi), anche il libro del generale sarebbe rifiutato?? Sì? E allora come la mettiamo con la nozione di LIBBBERTA’??… di dire anche caxxate, ma anche di criticarle… nel doveroso dibattito?
Meditate, meditate gente!
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L”anno scorso, per protesta, sono andato a comprare un libro allo stand di Passaggio al Bosco, prima di andare a vedere una conferenza di Orsini e Di Battista. Quest’anno mi sa che non ci andrò proprio.
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Magari fascista no ma simpatizzante della melona e della sue sparate, il nostro marcolino un po’ lo è….
Guardacaso la prima a criticare il patentino è stata proprio la carciofara!
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Ma che minghi dici…..
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Certo che scrivere di rifiutare ogni forma di discriminazione in un documento che se non lo firmi ti discrimino è una buona fotografia dello stato attuale di quello che il/la nostra premier ama chiamare l’Occidente.
E considerate che questa è la crema della nostra società.
Il resto presumibilmente sta peggio.
Cosa può andare storto?
Infatti stiamo prendendo sveglie dappertutto.
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Ho scritto un commento simile ma dicono di essere spiacenti di non poterlo pubblicare …
Riprovo (terza volta, non capisco cosa rifiutino)
” … senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro; rifiutare ogni forma di discriminazione …”
In sostanza se non dichiari di non discriminare ti discriminano … un cortocircuito abbastanza ridicolo.
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In astratto Travaglio avrebbe anche ragione, se si trattasse solamente di una questione di libertà di opinione.
Il fatto è che in Italia il fascismo non è solo un’opinione come le altre, sebbene ne esistano anche di più controverse. Non lo è e non può esserlo innanzitutto per motivi storici, dai quali peraltro discende un preciso quadro giuridico.
La nostra Costituzione è chiarissima in merito: l’Italia nasce come antifascista, il fascismo è bandito esplicitamente.
La diretta conseguenza è che quella particolare opinione non può godere dello status riservato a tutte le altre.
E’ giusto? E’ sbagliato? Sta di fatto che è così, punto.
Pertanto l’autocertificazione richiesta da PaperFirst non solo non lede alcun diritto o principio, ma a mio avviso andrebbe fatta sottoscrivere a tutti i cittadini, ogni volta che hanno a che fare con la pubblica amministrazione (come per la privacy), perché evidentemente non tutti hanno compreso chiaramente quali sono i confini entro i quali si può godere di determinate libertà.
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