La sconfessione. Il responsabile dell’Alleanza esalta il contributo italiano. Il governo: “Solo logistica”. Aviano e Sigonella in piena attività

(estr. di Stefania Maurizi – ilfattoquotidiano.it) – […] Avevano fatto credere agli italiani di non aver collaborato con gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran, che ha fatto precipitare il mondo in una crisi politica ed economica gravissima. Dopo l’attacco americano del 28 febbraio scorso, l’esecutivo di Giorgia Meloni aveva negato di voler portare l’Italia in guerra e aveva negato che gli Usa avessero chiesto al governo l’uso delle nostre basi militari. Giornali e televisioni italiane avevano fatto da cassa di risonanza alle dichiarazioni del governo, spesso in modo completamente acritico, e dal buio del segreto di Stato, qualcuno aveva fatto uscire la notizia che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, avesse negato l’uso della base di Sigonella, in Sicilia, ai bombardieri americani impegnati nella guerra in Iran.
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Ma il Fatto Quotidiano non si era mai bevuto le versioni ufficiali e neppure una settimana dopo l’attacco del 28 febbraio, avevamo iniziato a cercare la verità in modo indipendente, senza prestarci a fare da condotto a fonti ufficiali e spin doctor, ma utilizzando, invece, i dati delle piattaforme commerciali pubbliche, che tracciano i voli militari dalle basi americane in Italia. È così che abbiamo scoperto un’impennata dei voli cargo C-130T Hercules dalla base di Sigonella verso la base cruciale per le operazioni degli Stati Uniti nel Mediterraneo Orientale: Souda Bay, nella fase in cui gli Stati Uniti procedevano al build up, ovvero a costruire un enorme dispiegamento di forze militari in preparazione all’attacco del 28 febbraio. Poi sulla base di Aviano avevamo individuato almeno cinque voli del Lockheed C-5M Super Galaxy a partire da una settimana prima dell’attacco all’Iran e fino al 3 marzo scorso: il più grande aereo della Us Air Force per il trasporto di mezzi ed equipaggiamento, che era stato tracciato anche nella base inglese di Fairford, da cui erano stati avvistati e documentati i bombardieri americani B-52 e B-1, quando erano iniziate le operazioni belliche. Infine avevamo documentato almeno 23 voli militari cargo C-130 e J-30 Hercules della Us Air Force, o comunque degli Usa, partiti dalla base di Aviano verso la base inglese di Fairford dal 27 marzo al 13 aprile. Un analista militare che aveva accettato di parlare con noi anonimamente aveva analizzato questo pattern di voli da Aviano a Fairford, spiegandoci che il loro numero notevole in quella fase indicava un ammassamento di forze di qualche tipo e l’accumulo di equipaggiamento in un luogo prima del suo uso.
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Le nostre rivelazioni erano state accolte con silenzi e smentite, ma ieri il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha fatto emergere almeno un brandello di verità, dichiarando alla tv americana Fox News come gli alleati Nato degli Stati Uniti abbiano aiutato eccome Donald Trump nella guerra, nonostante le dichiarazioni pubbliche del presidente americano contro Meloni e altri paesi europei accusati di non averlo aiutato. “Se prendiamo l’Italia, per esempio – ha detto Rutte – 500 aerei sono decollati dalle basi americane in Italia per sostenere l’operazione Epic Fury; si tratta di un numero enorme”, ha detto Rutte per la prima volta.
[…] Il governo Meloni cerca di contenere il danno di queste dichiarazioni, minimizzando come semplice “logistica”. Anche Rutte ha dovuto precisare. La distinzione, per il governo, è sempre quella tra “logistica” e “cinetica”, più volte enunciata dal ministro della Difesa Guido Crosetto anche nelle comunicazioni dei mesi scorsi al Parlamento, che sarebbe aderente ai trattati – purtroppo segreti – sull’utilizzo da parte degli Usa delle basi in territorio italiano: per le prime attività, secondo il governo, basta l’autorizzazione tecnica della Difesa; per quelle direttamente legate ad azioni di guerra ci vorrebbe un via libera politico, autorizzato dal Parlamento, che non c’è stato.
Di fatto, se i numeri sono davvero questi, sono ben lontani dall’assistenza totale che il governo di Silvio Berlusconi dette all’amministrazione di George W. Bush nel 2003 per distruggere l’Iraq. Ma i numeri sono davvero questi? La lunga sequela di bugie e mezze verità autorizza a non crederci.
Certo che questo qua se prova a metterci una pezza fa rimpiangere la buca .Povero povero Rutte .
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