
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 25 giu – I 27 Stati membri dell’Unione europea hanno dato il via libera formale all’accordo commerciale negoziato l’anno scorso con gli Stati Uniti. L’intesa potrà quindi entrare in vigore prima della scadenza del 4 luglio fissata da Donald Trump.
Il Parlamento europeo, la cui approvazione era parimenti necessaria, aveva avallato l’accordo la scorsa settimana, pur non senza aver negoziato con gli Stati membri alcune misure di salvaguardia volte a tutelare meglio gli interessi europei. Lo comunica il Consiglio europeo in una nota.
«Siamo impegnati a mantenere un partenariato transatlantico solido e aperto con il nostro storico alleato, ma l’apertura deve andare di pari passo con la tutela dei nostri interessi. Queste misure consentono di raggiungere entrambi gli obiettivi: favoriscono flussi commerciali stabili e prevedibili con gli Stati Uniti, garantendo al contempo all’Ue la possibilità di reagire in modo rapido e proporzionato qualora l’accordo non venga rispettato o siano in gioco i suoi interessi.
Lanciamo un segnale forte: l’Europa è aperta al mondo, ma è anche determinata a proteggere le proprie imprese e i propri lavoratori», ha dichiarato Michael Damianos, ministro dell’Energia, Commercio e Industria di Cipro, Paese che ha la presidenza di turno dell’Ue.
In particolare, si spiega nella nota, il Consiglio ha adottato formalmente due regolamenti che attuano gli impegni in materia di dazi stabiliti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa del 21 agosto 2025. «Tale adozione conclude l’iter legislativo e conferma l’impegno dell’Ue a favore di relazioni commerciali transatlantiche stabili, prevedibili e reciprocamente vantaggiose, preservando al contempo le necessarie tutele per salvaguardare gli interessi economici europei», si sottolinea.
I due regolamenti eliminano i dazi doganali Ue residui sui prodotti industriali statunitensi, introducono un accesso preferenziale per determinati prodotti ittici e agricoli non sensibili provenienti dagli Stati Uniti ed estendono la sospensione dei dazi sulle importazioni di astici, compresi quelli trasformati (da tutti i paesi, sulla base della clausola della nazione più favorita).
I regolamenti prevedono inoltre meccanismi rafforzati di salvaguardia e di sospensione. Ovvero, essi istituiscono un meccanismo di salvaguardia dedicato che consente alla Commissione di intervenire tempestivamente in caso di forti aumenti delle importazioni che causino, o minaccino di causare, un grave pregiudizio agli operatori dell’Ue, e rafforzano la capacità dell’Unione di sospendere le preferenze tariffarie qualora gli Stati Uniti non rispettino i propri impegni, compromettano gli obiettivi della Dichiarazione congiunta o perturbino in altro modo relazioni commerciali equilibrate, anche attraverso misure discriminatorie.
I due regolamenti saranno ora firmati e pubblicati nella Gazzetta ufficiale, entrando in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione. L’applicazione del regolamento principale cesserà alla fine del 2029. Entro il 30 giugno 2029, la Commissione presenterà una valutazione complessiva del loro impatto sui flussi commerciali Ue-Usa, sulle entrate doganali e sugli effetti economici — compresi quelli sulle Pmi — e la accompagnerà con una proposta legislativa volta a prorogare l’applicazione dei regolamenti, ove opportuno.
Invece, il regolamento relativo alle importazioni di astici si applicherà retroattivamente a decorrere dal primo agosto 2025 e scadrà il 31 luglio 2030, salvo ulteriori interventi.

Mi pare di capire che si tratti di un articolo del Sole 24 ore, rilanciato da Dagospia.
L’articolo è descrittivo, non analitico, dice i fatti, ma lo fa in modo incompleto.
I dazi hanno certamente effetto sui prezzi e sui volumi commerciali, ma ci sono altri fattori che concorrono a determinare i prezzi e agiscono come stimolo o come freno al commercio.
Se un governo sussidia un bene prodotto nel proprio paese, il consumatore sarà naturalmente incentivato ad acquistare quel prodotto anziché un equivalente importato.
Non c’è nessun dazio, ma quel sussidio è sufficiente per orientare la scelta d’acquisto.
Quindi parlare solo di dazi senza considerare sussidi o incentivi pubblici, controlli sulle esportazioni, requisiti di produzione domestica e, più in generale, le barriere non tariffarie rischia di dare una visione parziale delle dinamiche commerciali.
Poi per spiegare bene il fenomeno bisognerebbe, per forza di cose, essere analitici e fornire qualche numero; specialmente comparativo: Dazi medi tra le parti, valore e volumi delle merci interessate, settori coinvolti, impatto su PIL e occupazione tra le parti, effetti inflattivi.
Un articolo alquanto scialbo; da una descrizione del quadro giuridico , delle intenzioni, ma poco dice nella sostanza.
E’ come se si leggesse un articolo sulla legge di bilancio che dice; sono state approvate nuove misure fiscali e clausole di salvaguardia; si, ma la manovra quanto vale?
E’ un articolo incline alla narrativa dominante dove l’impressione che si da è quella degli USA che assumono un atteggiamento protezionistico e l’Europa che subisce; ma è realmente così? Quanto è così? Dove sono i numeri?
Un articolo economico senza numeri è come una macchina senza le ruote; avrà pure un motore potente e una bella linea; ma rimane dove si trova.
"Mi piace""Mi piace"