
(dagospia.com) – Quizzone! La nuova legge elettorale, il “Melonellum” o “Stabilicum”, vedrà mai la luce?
Lo scenario politico sta cambiando rapidamente e la vertiginosa, quanto inattesa, crescita di “Futuro Nazionale” del generale Vannacci sta sparigliando le carte nel centrodestra. Giorgia Meloni, inizialmente convinta di modificare la legge elettorale per blindare il suo ritorno a palazzo Chigi, ora ha il cervello assediato da molti e pesanti dubbi.
I sondaggi SWG-La7 danno il neo-partito dell’ex parà al 5%, al pari con una Lega sempre più spaccata e sbandata; un risultato sorprendente per le Meloni di via della Scrofa dove erano certi che il Para-Guro della Folgore non andasse oltre il 2,5%.
Il consenso raccolto in questi mesi dal generale (che prende lo 0,8% dal mondo incazzato variabile ex grillino, mentre il restante da Lega e FdI) sta obbligando la Statista della Sgarbatella a cercare nuove strade: il taumaturgico premio di maggioranza previsto dal “Melonellum”, domani potrebbe riportare il centrosinistra a Palazzo Chigi.
Infatti, senza i voti di Futuro Nazionale, l’Armata Branca-Meloni rischia di tornare a casa. E non sarà facile, se non impossibile, aggregare la “sporca dozzina” di Vannacci nella coalizione.
Per tre ragioni.
1) La prima riguarda gli interessi e gli obiettivi politici dell’ex militare con la passione per la Decima Mas e per la Russia di Putin: di rietrare nei ranghi, sfumando le cazzate che spara, non gli conviene: finché resta fuori dal “sistema”, Vannacci vedrà lievitare i suoi consensi.
E’ una strategia già vista: il M5s delle origini tra un “vaffa” e l’altro è arrivato al 32%, poi sporcandosi con l’azione di governo si è sgonfiato come un soufflé venuto male. Idem Fratelli d’Italia: unico partito all’opposizione del governo Draghi, ha intercettato malumori e mal di pancia fino a vincere le elezioni 2022 (grazie soprattutto a un centrosinistra diviso e livoroso).
E’ l’effimera fortuna di chi può fare populismo un tanto al chilo senza l’incombenza di responsabilità di governo: si titilla l’elettorato più incazzato, si fanno proposte politicamente insostenibili, si evocano cambiamenti epocali e si ingrossa il granaio di voti.
Poi, una volta al potere, la musica cambia: i soldi che mancano, battaglie che finiscono e guerre che vanno avanti, i compromessi che prendono il posto delle promesse elettorali, le incombenze geopolitiche, i conflitti fratricidi per l’occupazione di posti, tolgono consensi e voti al pifferaio di turno.
Ma per ora Vannacci cavalca l’onda prepotente delle destre europee e veleggia verso percentuali di voto sempre più ingombranti.
2) La seconda ragione è che i suoi ex compagni di partito della Lega, da Zaia ai governatori Fontana, Fedriga e Stefani fino alla base padana del Nord, non vogliono vedere Vannacci neanche in cartolina.
L’hanno sopportato come vicesegretario, l’hanno vissuto come un ingombro, frutto dell’ennesima scellerata decisione di Matteo Salvini, ma ora basta. Fora dai ball e vai in mona.
D’altronde l’ex Truce del Papeete, che volle candidare Vannacci con la Lega alle elezioni europee (raccogliendo 500 mila voti), oggi è nel momento di massima debolezza e rischia di rompersi le ossa: se si arrivasse allo sdoppiamento del Carroccio, sul modello tedesco di Cdu-Csu, con una Lega Nord e una nazionale, Salvini sarebbe fritto.
La versione padana del partito, a guida Zaia-Fedriga-Fontana, avrebbe la forza di arrivare al 4%. Quella nazionale, affidata al tandem Salvini-Durigon, dove li prenderebbe i voti? A Latina? A Messina?
Il vicepremier e ministro dei Trasporti rischierebbe di non raggranellare i voti sufficienti per essere rieletto. E poi i suoi stessi fedelissimi, da Molinari a Romeo, oggi si oppongono a ogni apparentamento con l’ex parà. Discorso chiuso, sipario.
3) La terza ragione che rende davvero difficile l’ingresso di Futuro Nazionale nel centrodestra è Forza Italia. La svolta liberal, pro-diritti, europeista, atlantista anti-Trump imposta al partito da Marina Berlusconi è inconciliabile con le invettive da bar sport no-gay, pro-Russia e pro-Maga di Vannacci.
Come potrebbero lavorare insieme i vannacciani amici dei neonazi tedeschi di Afd e gli affiliati al Partito popolare europeo, che ha come vice-presidente Antonio Tajani? Se il Para-Guru toscano s’avvicina alla coalizione guidata da Giorgia Meloni, ai forzisti non resterebbe che scappare a gambe levate: o lui o loro.
In questo guazzabuglio, una nuova legge elettorale diventa una roulette russa. Intanto, quando si andrà a votare? Si arriverà alla naturale scadenza della legislatura, a ottobre 2027, con una finanziaria da far tremare i polsi da consegnare un mese dopo a Bruxelles?
Oppure ad aprile, come sogna Meloni? In tal caso, ci sarà un election day che accorpi politiche e amministrative? Il governo vorrebbe evitarlo, così da scongiurare un effetto-traino a favore del “Campo largo” (le grandi città al voto come Roma, Milano e Napoli sono tutte amministrate dal centrosinistra). Il Quirinale vuole invece accorpare le tornate elettorali così da risparmiare molti milioni in una fase delicata per l’economia nazionale.
Essì: al Manicomio Italia, ci mancava solo Vannacci…






