Tajani: “Nessun dubbio sulla sua estraneità”. “Salvo” invece Salvatore De Meo (anche lui di Forza Italia), per il quale l’Eurocamera ha respinto la richiesta seguendo le indicazioni della commissione Juri. La revoca dell’immunità non rappresenta una valutazione sul merito delle accuse né implica responsabilità penali

(lespresso.it) – Il Parlamento europeo ha revocato l’immunità parlamentare a Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia a Bruxelles, aprendo la strada agli accertamenti della procura federale belga nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate, il caso che da oltre un anno scuote le istituzioni europee e che ruota attorno alle attività di lobbying attribuite al colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei.

La decisione è stata approvata oggi (16 aprile) dalla plenaria di Strasburgo con 344 voti favorevoli, 234 contrari e 25 astensioni, confermando il parere espresso il 3 giugno dalla commissione Affari giuridici (Juri). Diversa la posizione dell’altro eurodeputato azzurro coinvolto nella richiesta avanzata dalle autorità belghe: Salvatore De Meo conserva invece le garanzie parlamentari, come raccomandato dalla stessa commissione.

La revoca dell’immunità non rappresenta una valutazione sul merito delle accuse né implica responsabilità penali. Consente però agli investigatori di procedere senza le limitazioni previste per i membri del Parlamento europeo, in una delle indagini più rilevanti aperte negli ultimi anni sui rapporti tra gruppi di pressione e istituzioni comunitarie.

”Rispetto la scelta del Parlamento europeo che mi consentirà di poter chiarire quanto prima la mia posizione. Ribadisco quanto ho detto sin dal primo momento: sono estraneo ai fatti contestati – ha dichiarato Martusciello -. La revoca dell’immunità consente alla Procura di avviare le indagini. Ringrazio tutti i colleghi che, leggendo gli atti, hanno votato a mio favore”.

Secondo la procura federale belga, Huawei avrebbe promosso una rete di influenza finalizzata a orientare decisioni politiche e regolatorie dell’Unione europea, in particolare sui dossier legati alle telecomunicazioni e allo sviluppo delle reti 5G. Gli inquirenti ipotizzano che l’attività di lobbying abbia oltrepassato i confini dell’azione legittima, trasformandosi in un sistema di presunti favori, regalie e vantaggi destinati a esponenti politici, collaboratori parlamentari e intermediari.

L’indagine, emersa pubblicamente nel marzo 2025, ha portato a perquisizioni in diversi Paesi europei e all’iscrizione nel registro degli indagati di lobbisti e figure legate all’azienda cinese. Tra le ipotesi di reato contestate figurano corruzionericiclaggio, falsificazione di documenti e partecipazione a un’organizzazione criminale. Dopo l’esplosione del caso, il Parlamento europeo ha sospeso l’accesso ai propri edifici ai rappresentanti di Huawei.

Martusciello ha sempre respinto ogni contestazione e sostenuto la propria estraneità ai fatti. A difenderlo è intervenuto anche il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani. “Dopo aver esaminato la documentazione non ho alcun dubbio sul comportamento di Fulvio Martusciello e sulla sua estraneità ai fatti contestati”, ha dichiarato il leader azzurro. “Apprendo con rispetto la decisione del Parlamento europeo di procedere alla revoca dell’immunità parlamentare, ma ritengo politicamente importante che la nostra famiglia del Ppe e molti europarlamentari di altri gruppi, che ringrazio, abbiano sostenuto la nostra posizione”.

Sul piano politico, almeno per ora, non si registrano conseguenze immediate. Da Strasburgo non filtrano indicazioni su possibili dimissioni di Martusciello dalla guida della delegazione di Forza Italia all’Eurocamera. Fonti parlamentari riferiscono che il tema non è attualmente sul tavolo del partito.

La decisione dell’Aula segna comunque un passaggio rilevante nell’inchiesta belga. Con il voto di Strasburgo viene rimosso uno degli ultimi ostacoli procedurali che separavano gli investigatori dall’approfondimento della posizione dell’eurodeputato azzurro. Un nuovo capitolo del caso Huaweigate, destinato a mantenere alta l’attenzione sui rapporti tra lobbying e politica europea dopo le ferite ancora aperte lasciate dal Qatargate.