
(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] Credo sia essenziale oggi distinguere tra la teatralità della politica contingente e le tendenze di fondo che guidano le relazioni internazionali. Purtroppo la stampa occidentale, che risponde a quattro agenzie e alle veline dell’intelligence ed è un aggregato di potere dominato dalle lobby oligarchiche, ama soffermarsi sullo spettacolo in corso i cui attori sono chiamati per nome – Giorgia, Bibi, Donald – quasi fossero gli amici che vediamo a cena e di cui sappiamo tutto, anche l’ultimo lifting. Purtroppo la realtà, come accade nel mondo orwelliano, è l’opposto di quel che appare. La politica ha perso la sua autonomia in Occidente e gli esecutori materiali, i leader marionetta del “blob” statunitense, sono a distanza siderale dai bisogni delle classi lavoratrici, anche di quel ceto medio, dei proprietari di risparmio, senza il cui voto non potrebbero occupare le loro comode poltrone.
[…] Sono lontani dai beni comuni che lo Stato dovrebbe proteggere (dalla sanità all’istruzione, dall’ambiente ai trasporti, dalla ricerca scientifica alla pace) e servono interessi privati, dei potentati che hanno permesso loro di occupare quei ruoli. La fine dei corpi intermedi, dei partiti radicati sul territorio, ha facilitato il nascere della realtà inventata dai media, una sorta di Truman Show nel quale siamo intrappolati. Se abbandoniamo il flirt Donald-Giorgia e leggiamo i documenti dei vertici europei e Nato, scopriamo che dietro l’invenzione del nemico Russia, o Islam, c’è il keynesismo militare, l’esigenza di massicci interventi statali a favore di un’accumulazione capitalistica inceppata che, se lasciata al suo naturale sviluppo, si trasferirebbe in Asia. La garanzia principale affinché nessuna coalizione di volenterosi europei rimpiazzi la Nato è costituita proprio dal riarmo tedesco. Vi immaginate che ne sarebbe dell’Europa se gli americani ci abbandonassero e dovessimo competere, nell’Europa delle patrie, con la Germania unificata, quarto Stato più armato del mondo mentre la Polonia già si vanta di avere il più efficace esercito? Qualcuno dovrebbe avvertire i think tank nostrani e la classe politico-diplomatica che in articoli ilari descrivono il prossimo ritiro statunitense. La difesa europea sarà possibile nell’ambito di una nuova Europa federale, unione politica, monetaria, fiscale, democratica e sociale che individui il proprio interesse comune e ritorni alla politica a favore dei beni comuni. Per ora abbiamo soltanto una Nato europea che difende interessi neoconservatori statunitensi, rafforza la difesa americana e si accolla il conflitto con la Russia, senza l’autorizzazione dei popoli europei.
[…] La Turchia è in auge (ma Erdogan non era un dittatore? Draghi dixit) perché ha un ruolo strategico irrinunciabile nel contenimento della Russia attraverso il Caucaso e come Stato sunnita rivale dell’Iran. In Medio Oriente Hamas come l’Iran hanno impartito una dura lezione alla coalizione israelo-americana. Hamas, nonostante Gaza sia rasa al suolo (l’evidenza è negata da chi dopo ogni attacco russo con venti morti, per carità sono anche quelli atroci, chiama il presidente della Federazione “criminale di guerra”), esiste e deve concedere o meno il proprio disarmo. L’Iran col Memorandum d’intesa ha potuto esibire al mondo la capitolazione israelo-americana. Il Board of peace ha limitato la tragedia palestinese (già solo mille palestinesi uccisi dopo la sua creazione), ma ha lasciato immutati i nodi: Israele (protetto da una potentissima lobby internazionale e, ironia della storia, dai fascisti come da liberali, socialisti e intellettuali molto preoccupati dallo stigma di Stato genocida che potrebbe macchiare il popolo ebraico, come se l’Olocausto non fosse stato riconosciuto dai tedeschi come colpa storica) rinuncerà al progetto di Grande Israele e alla colonizzazione e pulizia etnica del popolo palestinese? L’Iran ha resistito alla potenza maggiore del mondo, ma il dominio imperialista del Medio Oriente attraverso la criminalizzazione degli sciiti è stato veramente riposto nel cassetto? Lecito dubitarne. Gli attacchi statunitensi sono ripresi e l’obiettivo della lobby di Israele, l’annientamento dell’Iran, è vivo tanto che Trump sculaccia la Meloni e gli europei che non si sono uniti nella guerra.
Una sana leadership europea potrebbe lavorare a una mediazione con la Russia che salvi il salvabile dell’Ucraina, ristabilisca la cooperazione energetica col grande vicino, base della possibile autonomia da Washington. Nel Mediterraneo dovrebbe sanzionare Israele, puntando sulla riunificazione della leadership palestinese che preveda il disarmo di Hamas, permettendo magari il rilascio di un leader federatore come, Barghouti, prigioniero e torturato. Solo una conferenza internazionale con sunniti e sciiti, con Usa, Russia e Cina potrebbe stabilizzare una regione tormentata nella quale gli interessi alla sicurezza di Tel Aviv siano protetti nel quadro onusiano e non siano più alibi per la sopraffazione.
e infatti..un significato più profondo dell’incontro ad Akara è stato il regalo ai partecipanti di un’ama!
Praticamente una riunione fra guerrafondai!
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Checché se ne dica, OTAN È Una struttura imperiale guidata dagli Stati Uniti
Mentre la NATO è presentata come un’alleanza di difesa collettiva volta a promuovere la sicurezza e la stabilità dei suoi paesi membri, la sua struttura, le sue azioni e i suoi obiettivi geopolitici hanno spesso contribuito a promuovere gli interessi degli Stati Uniti sulla scena globale. Gli interventi militari guidati dagli Stati Uniti sotto la bandiera della NATO nell’ex Jugoslavia (1999), in Afghanistan (2001) e in Libia (2011) sono estensioni degli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti di mantenere il “dominio a spettro completo”, per usare un termine coniato dai neoconservatori, nel sistema unipolare. Ciò non dovrebbe sorprendere, dato che circa il 70 percento dell’onere di bilancio dell’alleanza è sostenuto dagli Stati Uniti. Mentre le basi militari della NATO in Europa hanno consolidato l’egemonia degli Stati Uniti sul continente, anche gli europei hanno beneficiato dell’ombrello di sicurezza degli Stati Uniti negli ultimi decenni. Tuttavia, gli Stati Uniti non possono sostenere in modo permanente una quota schiacciante del bilancio della NATO. Le sue risorse militari sono sovraestese e non sono in grado di contenere Russia e Cina contemporaneamente.Il peso della NATO per gli USA somiglia alla situazione difficile che l’Unione Sovietica affrontò nei suoi ultimi giorni con il Patto di Varsavia. L’incapacità dei Sovietici di continuare a sopportare la maggior parte delle spese finanziarie e militari del Patto fu una delle ragioni principali del suo crollo. Nel 1989, l’Unione Sovietica stava finanziando circa 303 miliardi di $ (in dollari USA costanti del 2023)nelle spese di difesa, che rappresentano circa l’86 percento del peso complessivo dell’alleanza. L’indebolimento dell’economia sovietica non era in grado di sovvenzionare i suoi alleati e di mantenere le sue truppe e infrastrutture militari negli stati membri. Mentre l’Unione Sovietica era il principale sostenitore finanziario dell’alleanza, anche gli altri suoi membri, come i paesi europei della NATO di oggi, erano economicamente tesi e spesso incapaci o non disposti a contribuire in modo sostanziale al blocco. Proprio come l’Europa oggi dipende sempre di più dalle risorse degli Stati Uniti, i paesi del Patto di Varsavia facevano molto affidamento sugli aiuti e sul commercio sovietici. Nei primi anni Ottanta, il Blocco orientale aveva una capacità economica limitata per sostenere gli impegni militari richiesti dal Patto. Come tale, iniziarono a risentirsi dell’onere finanziario e del crescente controllo sovietico. Inoltre, c’era una crescente insoddisfazione pubblica per le spese militari sovietiche. La leadership sovietica si rese conto che continuare la corsa agli armamenti con l’Occidente e finanziare il Patto era insostenibile.
Mentre il Patto di Varsavia ha incontrato una rapida fine a causa di un’Unione Sovietica indebolita, l’economia degli Stati Uniti è molto più avanzata e solida di quella sovietica degli anni ’80. Pertanto, invece di crollare rapidamente come nel caso del Patto di Varsavia, la NATO potrebbe gradualmente diventare sottofinanziata e trascurata mentre gli Stati Uniti si concentrano sugli allineamenti di sicurezza asiatici. Poiché gli stati europei non saranno in grado di sostenere l’aumento dell’onere finanziario, la NATO potrebbe alla fine trasformarsi in un accordo di sicurezza regionale limitato o essere sciolta del tutto. Come nel caso dei membri del Patto di Varsavia che hanno resistito alle richieste sovietiche di contributi all’alleanza, i paesi europei e il Canada sono risentiti dalle richieste del presidente Trump di spendere il 5 percento del loro PIL per la difesa per continuare a beneficiare delle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti.Un sondaggio di opinione pubblica condotto dall’Institute for Global Affairs dell’Eurasia Group nel 2024 su un campione di 3.360 adulti negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Francia ha indicato che la maggioranza in tutti e quattro i paesi desidera che l’Europa sia la principale responsabile della propria sicurezza. Quasi tre volte più europei occidentali desiderano una “relazione neutrale” con gli Stati Uniti rispetto a coloro che desiderano che gli Stati Uniti siano il loro principale garante della Difesa.
Sconfitte militari e perdita di credibilitàLe sconfitte strategiche e sul campo di battaglia hanno sempre portato alla fine delle alleanze militari. Nel XX secolo, la Triplice Alleanza tra Germania, Austria-Ungheria e Italia crollò nel 1915 dopo il fallimento nel raggiungere una rapida vittoria durante i primi mesi della Prima guerra mondiale. Di conseguenza, l’Italia entrò in guerra dalla parte delle potenze alleate avversarie, citando l’insoddisfazione per l’efficacia dell’alleanza. Durante la Seconda guerra mondiale, la coalizione delle potenze dell’Asse comprendente il Giappone imperiale, la Germania nazista e l’Italia fu gravemente minata dopo la sconfitta del Giappone nella battaglia di Midway (1942), la sconfitta tedesca a Stalingrado (1943) e l’invasione alleata dell’Italia (1943). Sebbene la NATO non abbia combattuto conflitti di logoramento ad alta intensità come le guerre mondiali, le sue operazioni in Afghanistan e Ucraina hanno incontrato sfide e battute d’arresto significative che hanno portato a un’erosione della sua credibilità come organizzazione militare coesa. In Afghanistan, uno dei fattori più significativi nell’incapacità della NATO di raggiungere i suoi obiettivi è stata la resilienza e la persistenza dell’insurrezione talebana. Gli insorti hanno utilizzato tattiche di guerra asimmetrica che le forze della NATO hanno faticato a contrastare efficacemente. Inoltre, l’operazione dell’alleanza è stata principalmente guidata dall’esercito statunitense con decisioni strategiche prese dalla leadership statunitense. Sebbene la struttura di comando della NATO fosse intesa come multilaterale, gli Stati Uniti hanno svolto il ruolo dominante nel conflitto, il che a volte ha portato a tensioni con gli alleati della NATO che avevano priorità e strategie diverse. Le nazioni europee tendevano a concentrarsi maggiormente sulla ricostruzione e sugli aiuti umanitari mentre l’esercito statunitense era impegnato in operazioni di combattimento. Questa disparità di obiettivi e la mancanza di una strategia unitaria tra gli alleati della NATO hanno portato a disaccordi interni su come la missione avrebbe dovuto progredire e hanno eroso l’efficacia complessiva dell’organizzazione. Canada, Germania e Francia si scontrarono con l’opposizione pubblica alla guerra, cosa che li portò a limitare i loro impegni militari.In Ucraina, il fallimento della NATO è stato segnato dalla sua incapacità di sostenere i livelli di fornitura di armi e munizioni necessari alle Forze armate dell’Ucraina (AFU) per combattere una guerra di logoramento ad alta intensità, sottolineando le enormi lacune nella prontezza dell’alleanza stessa a combattere la Russia. Inoltre, i successivi eserciti ucraini costruiti e addestrati dalla NATO dal 2014 sono stati tutti decisamente sconfitti sul campo di battaglia. Questo è un risultato significativamente dannoso per l’alleanza poiché l’esercito ucraino era diventato la forza più ben addestrata, ben guidata e pronta al combattimento di tutti gli eserciti europei in vista dell’inizio dell’operazione della Russia nel 2022. L’Ucraina era diventata un membro de facto della NATO poiché il suo esercito aveva raggiunto l’interoperabilità con altri eserciti della NATO. Inoltre, i sistemi di difesa aerea integrati altamente avanzati della Russia e l’Aeronautica hanno dissuaso la NATO dall’imporre una no-fly zone su qualsiasi parte dell’Ucraina. Le forze NATO hanno lavorato attivamente con gli ucraini per lanciare attacchi missilistici come ATACMS e Storm Shadows nel territorio russo, che si sono rivelati tutti infruttuosi di fronte alla superiore difesa aerea russa. La schiacciante superiorità della Russia nell’intero spettro bellico (truppe, armi, munizioni, guerra elettronica, munizioni vaganti, difesa aerea e tecnologia ipersonica) ha evidenziato significative carenze nella capacità della NATO di schierare qualsiasi sistema d’arma o strategia di guerra in grado di resistere a una tale formidabile serie di armamenti e strategie di battaglia russe. Con ogni chilometro quadrato di territorio conquistato dall’esercito russo, la credibilità della NATO si sta ulteriormente erodendo.
La guerra ha infranto il mito decennale nell’occidente collettivo secondo cui la Russia può essere sconfitta in una guerra convenzionale per procura o diretta dalla NATO.Un’architettura di sicurezza europea post-NATO. Un accordo di sicurezza europeo dopo lo scioglimento della NATO apparirebbe molto diverso dalla struttura attuale. Uno scenario potrebbe comportare accordi di sicurezza bilaterali tra gli Stati Uniti e alcuni paesi europei. Questi potrebbero includere, tra gli altri, esercitazioni militari congiunte, addestramento antiterrorismo, condivisione di intelligence e accordi di acquisto di difesa. In Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno relazioni di sicurezza bilaterali di lunga data con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Kuwait, la Giordania, l’Egitto, il Bahrein e l’Oman.Un altro scenario potrebbe comportare la formazione di coalizioni regionali più piccole come il Triangolo di Weimar che comprende Germania, Francia e Polonia. Questi paesi potrebbero basarsi sulla loro attuale cooperazione militare e sviluppare strategie di difesa congiunte. Gli stati nordici e baltici potrebbero migliorare la loro attuale cooperazione militare date le tensioni storiche con la Russia. Paesi come Italia, Spagna e Grecia potrebbero formare il loro blocco per affrontare problemi nella regione del Mediterraneo tra cui migrazione, terrorismo e instabilità regionale. Alcuni paesi europei potrebbero optare per accordi di sicurezza bilaterali regionali, simili al Trattato franco-britannico. Questi accordi potrebbero soddisfare esigenze di difesa specifiche in assenza di un quadro NATO collettivo come un ombrello di sicurezza nucleare, poiché sia la Francia che il Regno Unito possiedono armi nucleari. Questi allineamenti più piccoli potrebbero essere più praticabili poiché i precedenti tentativi dell’UE di costruire un quadro di difesa coordinato attraverso la Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) e l’Agenzia europea per la difesa (EDA) hanno incontrato un successo limitato dati i divergenti interessi nazionali degli stati membri.Un terzo scenario, il più ottimale, potrebbe comprendere la creazione di un accordo di sicurezza con la Russia. Tale architettura di sicurezza richiederebbe un dialogo inclusivo tra i paesi europei e la Russia, incentrato sulla fiducia reciproca e sull’eliminazione di torti storici. L’assenza della NATO fornirebbe un’opportunità per affrontare preoccupazioni di sicurezza di lunga data in un ambiente meno militarizzato e più cooperativo. Tale accordo potrebbe vedere il ritorno del controllo degli armamenti e la negoziazione di accordi simili al trattato sulle forze convenzionali in Europa (CFE) per frenare la proliferazione di armi e l’atteggiamento militare. La creazione di stati neutrali o zone cuscinetto tra Russia ed Europa potrebbe anche aiutare significativamente a disinnescare le tensioni. Finlandia e Svezia, essendo state precedentemente neutrali, potrebbero accettare di tornare alla neutralità insieme all’Ucraina, alleviando così una delle principali preoccupazioni di sicurezza per la Russia. Una nuova organizzazione di sicurezza potrebbe fornire una piattaforma per la cooperazione militare in cui la Russia potrebbe essere inclusa come partner in operazioni di sicurezza congiunte, simili alla cooperazione UE-Russia in materia di antiterrorismo o lotta alla droga.
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