Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli riflettano: allargando il campo, a tutti i costi, il rischio è quello di restringere i consensi.

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Nemmeno il tempo di metabolizzare la prima prova di esistenza in vita del campo progressista con la manifestazione unitaria di Napoli, che i principali e finora unici azionisti dell’alleanza di centrosinistra (Pd, M5S e Avs) si ritrovano già alle prese con la prima grana. Anzi, la prima bomba, piazzata sul tavolo della futura coalizione proprio da chi dovrebbe a breve prendervi parte con l’ambizione di allargarla. Con prospettive, viste le premesse, che più divisive non si può.
A sostenere l’iniziativa una pattuglia di esponenti dell’area riformista Pd (gli ex renziani), tra i quali Quartapelle, Delrio, Fassino e Guerini, di Italia Viva (i renziani in carica) e di +Europa, tutti insieme appassionatamente per sostenere e spingere l’accesso immediato dell’Italia al Fondo Safe, quello cioè messo a disposizione dell’Unione europea proprio per il riarmo. Con una lettera al quotidiano La Repubblica nella quale i tredici firmatari decantano la “difesa comune europea” come obiettivo principale del loro intervento: “Proprio per questo riteniamo un errore contrapporre il Safe alla difesa comune. Lo strumento non realizza quell’obiettivo, ma lo rende più vicino…”, assicurano nella missiva.
Ora, a parte il solito nemico, individuato dal partito unico dello shopping militare “nel mondo distopico di Putin da una parte e Trump dall’altra”, cioè di due potenze nucleari contro le quali ogni politica di riarmo che non fosse altrettanto nucleare avrebbe deterrenza pari a zero, resta il paradosso che i sostenitori dell’indebitamento militare annacquano il più possibile nella loro stessa dichiarazione d’intenti: come potrebbero gli acquisti di armamenti effettuati da ciascuno dei 27 Paesi Ue per se stesso fare da apripista alla difesa comune europea?
A ben vedere l’effetto finale rischia di essere esattamente l’opposto. Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli riflettano bene su chi vogliono imbarcare nella futura coalizione. Allargando il campo, a tutti i costi il rischio è quello di restringere i consensi.
La foto del gioioso quartetto è la dimostrazione che non esistono temi divisivi. Non hanno ancora discusso uno straccio di programma ma vanno in giro a proclamare e dimostrare unità.
È una presa per il qlo bella e buona. Niente di nuovo all’ orizzonte, purtroppo.
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Il vertice NATO di Ankara che si è appena concluso è stata una grande rappresentazione teatrale utile in primo luogo per costruire la narrazione utilizzabile da parte dei governi europei per produrre un salasso senza precedenti contro i propri popolidi Paolo Ferrero
Vertice NATO: La UE regala i nostri soldi a Trump e prepara la guerra.
Il vertice NATO di Ankara che si è appena concluso è stata una grande rappresentazione teatrale utile in primo luogo per costruire la narrazione utilizzabile da parte dei governi europei per produrre un salasso senza precedenti contro i propri popoli.
Il contesto in cui è avvenuto il vertice è quello che conosciamo: la guerra in Ucraina presentata dai media europei come una aggressione Russa “ingiustificata e non provocata” e la Russia descritta come un paese barbaro che minaccia di invadere l’Europa. Questa campagna russofobica – che paradossalmente caratterizza molto di più le classi dominanti europee che quelle statunitensi, è condotta in modalità totalmente bipartisan. Non a caso nei giorni scorsi, Minniti, noto esponente del Partito Democratico ha sostenuto, in polemica con il Presidente statunitense: “Per Trump la Russia non è una minaccia immediata. Per noi è invece imminente.” Che il comandante in capo delle forze armate della NATO, il generale statunitense Grinkevich sostenga che sulla base dei rapporti dell’intelligence della NATO e degli USA, la Russia non rappresenti per nulla un pericolo imminente in quanto non cerca il conflitto con la UE, alle elites europee è del tutto indifferente.
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*Paolo Ferrero È stato il Segretario Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista (PRC) per quasi nove anni, dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017
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