(Giancarlo Selmi) – Il più grande paradosso della politica italiana è Meloni che si definisce “una del popolo”, la verduraia che fa la spesa al supermercato ed ex “underdog”. Una robaccia da telenovela messicana di quart’ordine, una evoluzione della “piccola fiammiferaia” che finisce per essere un’evoluzione di sé stessa studentessa di un istituto professionale alberghiero, rifatta da decine (o centinaia) di migliaia di euro di ritocchi estetici. Una specie di Shirley Chisholm innamorata dei poteri forti e dei chirurghi estetici.

È in parlamento da 20 anni. E, prima della chirurgia estetica e di Palazzo Chigi, la “piccola fiammiferaia” de noantri frequentava i palazzi del potere e non lo faceva da ospite, da chi passava lì per caso, per una foto ricordo, no. Lo faceva da ministro, da membro di un governo che, solo per una sfortunata coincidenza, stava mandando in default il Paese. Era il 2011. La spesa al supermercato non la faceva neppure allora, seppure fosse nella sua condizione, sempre mantenuta, di parvenu.

Meloni è una furbacchiona e sa che queste storielle del “mi sono fatta da sola contro tutto e tutti”; del “nessuno mi ha aiutato”; buca, funziona, fa venire i lucciconi agli occhi di chi ha una mente elementare, vero e più importante target delle sue campagne pubblicitarie. Il trasferimento del “è una di noi” al “farà i nostri interessi” è automatico ed è difficilmente smontabile. Anche quando i fatti dimostrano il contrario.

La narrazione ha funzionato e ha creato una sorta di innamoramento collettivo, un’ipnosi da programma televisivo con il personaggio che è guardato e seguito dallo spettatore, con quello strano sorriso fisso e inconsapevole, lo stesso con cui guardavano Barbara D’Urso, e la testa che annuisce con soddisfazione. Però, purtroppo per lei, la politica è altra cosa. E al “io sono una di voi” deve seguire il perseguimento del bene comune, non la magnificazione del potere personale e della sistemazione di amici e parenti.

E la politica oltre che essere “merda” dev’essere sangue e competenza. E, a prescindere dalla propria ideologia, non può limitarsi ad essere l’individuazione del metodo migliore per fare arricchire pochi, dev’essere la ricerca del metodo migliore per fare vivere meglio tutti. E questo ultimo compito Meloni lo ha svolto male. Anzi non lo ha svolto affatto. Gli italiani stanno peggio.

Meloni è la prosecuzione naturale della politica più vecchia del mondo: quella degli Andreotti, dei Gava, dei Berlusconi però con una interprete, lei, ancora peggio e con meno preparazione. Alla Meloni la qualità di vita degli italiani interessa quanto possa interessarle la salute delle foche monache groenlandesi, mentre il bene comune non sa neppure cosa sia. Il sospetto che per lei possa essere una cosa della quale si interessano i notai, con imposta di registro annessa, è grande

Conosce benissimo, però, il bene di multinazionali delle armi, di banche e di fondi finanziari. Insomma: “Una di voi” un reverendissimo caxxo.