La maggioranza assoluta teme gli effetti sull’economia. Le paure sono maggiori tra i più anziani e le donne

(di Ilvo Diamanti – repubblica.it) – La guerra, purtroppo, non è più una novità. È divenuta un aspetto che accompagna in modo corrente e ricorrente l’immagine del nostro tempo. E del nostro mondo. Per questo motivo, però, rischia di venire sottovalutata. Data per scontata. Normalizzata. Ma negli ultimi anni il sentimento è cambiato e la guerra ha nuovamente ripreso un ruolo importante nelle paure degli italiani, come mostra il recente sondaggio condotto da Demos per Repubblica.
Per la prima volta in questo decennio ha infatti coinvolto e coinvolge la maggioranza assoluta degli italiani. Il 51%. Un livello che era già cresciuto fra il 2022 e il 2023. All’inizio degli anni Venti, invece, l’attenzione e la tensione dei cittadini erano state attratte da altri motivi. Da altri eventi. Anch’essi molto inquietanti. Uno in particolare: il Covid, Che aveva coinvolto il Paese all’inizio del 2020 e si è sviluppato, con effetti pesanti e talora drammatici, fino a maggio 2023.
Il problema è che le paure, ormai, fanno parte della nostra vita, non solo perché i motivi che le generano si riproducono, senza soluzione di continuità. Ma perché, soprattutto, sono divenute argomenti essenziali della comunicazione. Le paure, infatti, fanno ascolti. E la “globalizzazione” ha non solo allargato, ma abolito i confini. Perché tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in ogni momento, ha effetti in ogni luogo. E dunque su ognuno di noi, come ha osservato il sociologo inglese Anthony Giddens.

La preoccupazione dei cittadini in questa fase, come mostra il sondaggio di Demos, riguarda sia gli effetti sull’economia nazionale sia il timore di “nuove guerre nel mondo”. Ma questi sentimenti si estendono in misura diversa nella popolazione. Coinvolgono e sollecitano anzitutto e soprattutto i più anziani e le donne. E insieme a loro le categorie più deboli. Soprattutto i pensionati e i disoccupati. I più esposti alle crisi. Ma l’inquietudine appare presente e ampia anche nelle categorie “produttive”, come i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, che sono e si sentono esposti agli effetti della crisi globale. Perché possono condizionare le loro attività. E quindi la loro posizione e il loro reddito.
Questo sentimento, tuttavia, non si distribuisce in modo coerente. La paura dei giovani e degli studenti, infatti, cresce maggiormente quando si parla di effetti economici, si ridimensiona se ci si riferisce all’estendersi dei conflitti su base globale. La ragione plausibile di questo divario richiama, certamente, la maggiore “confidenza con il mondo”, che fra i giovani è molto più ampia e diffusa rispetto alle altre generazioni. In quanto sono una “generazione globale”, che non ha certo paura di ciò che avviene nel mondo. O meglio, ne hanno timore ma al tempo stesso la loro visione va oltre i confini nazionali. E si adegua agli avvenimenti. Dovunque avvengano. Così riescono ad affrontare e a comprendere meglio gli avvenimenti internazionali. Cioè ne hanno paura ma al tempo stesso sono in grado di fare fronte ad essi. Certamente meglio dei “più anziani”. Come emerge dal sondaggio di Demos.

Si ripropone la questione che abbiamo già citato. La mediatizzazione delle paure, che costituisce un fattore importante del nostro tempo. Perché trasforma il significato delle paure. Che “fanno paura” ma al tempo stesso “audience”. Così alimentare l’incertezza e l’insicurezza preoccupa, ma ha i suoi indubbi vantaggi. Soprattutto se si tratta di sollecitare e incentivare l’attenzione delle persone su alcuni specifici argomenti. Per favorire gli ascolti. Così le preoccupazioni oscillano fra guerra ed economia. Ma in entrambi i casi funzionano sul piano degli ascolti, in quanto sono meccanismi che avviano e sostengono il sistema mediatico.
Perché la paura fa paura. Ma anche spettacolo.
I giovani sono superficiali ed inesperti e ,in una certa misura, questa è una fortuna per loro perché così riescono ad affrontare la vita con più speranza . Però a vedere le cose con più profondità, darebbero loro a pagare il prezzo più caro se un conflitto ci coinvolgesse direttamente. Infatti dall’ Ucraina fuggono i giovani .
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