(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Sui social trovi le foto di Giorgia Meloni sul letto in sottoveste e pensi ovviamente che si tratti di un falso, neanche Trump si farebbe immortalare così (forse). Invece sotto la foto leggi i commenti imbizzarriti dell’Indignato Collettivo che scarica i suoi «vergogna!» a raffica, mentre un certo Roberto arriva a deprecare la caduta di stile della presidente del Consiglio «indegna del ruolo che ricopre». A quel punto ti assale il dubbio che siano false anche le indignazioni, perché persino un analfabeta di ritorno, ma pure di sola andata, si rifiuterebbe di credere che, dopo un’intera giornata trascorsa ad ascoltare le stravaganze di Giuli e gli elenchi di Salvini, Meloni possa ancora avere la forza di farsi un selfie in camera da letto e la voglia poi di diffonderlo in rete, a disposizione dei suoi odiatori.

«Che cos’è la verità?» chiedeva Pilato a Gesù prima di lavarsene le mani, inaugurando una moda che dura tuttora. La verità è che con l’Intelligenza Artificiale tutto sta diventando credibile, soprattutto l’incredibile. «Verificare prima di credere e credere prima di condividere» dice la Meloni vera in tailleur, e ha talmente ragione che i politici per primi farebbero bene a seguirne il suggerimento, anziché trasformare ogni sussurro di cronaca in arma polemica. Senonché sottoporre la vita al perenne controllo del VAR richiede talmente tanto tempo, e fatica, che un po’ a tutti noi risulta molto più comodo credere solo a ciò che ci fa comodo