
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Sui social trovi le foto di Giorgia Meloni sul letto in sottoveste e pensi ovviamente che si tratti di un falso, neanche Trump si farebbe immortalare così (forse). Invece sotto la foto leggi i commenti imbizzarriti dell’Indignato Collettivo che scarica i suoi «vergogna!» a raffica, mentre un certo Roberto arriva a deprecare la caduta di stile della presidente del Consiglio «indegna del ruolo che ricopre». A quel punto ti assale il dubbio che siano false anche le indignazioni, perché persino un analfabeta di ritorno, ma pure di sola andata, si rifiuterebbe di credere che, dopo un’intera giornata trascorsa ad ascoltare le stravaganze di Giuli e gli elenchi di Salvini, Meloni possa ancora avere la forza di farsi un selfie in camera da letto e la voglia poi di diffonderlo in rete, a disposizione dei suoi odiatori.
«Che cos’è la verità?» chiedeva Pilato a Gesù prima di lavarsene le mani, inaugurando una moda che dura tuttora. La verità è che con l’Intelligenza Artificiale tutto sta diventando credibile, soprattutto l’incredibile. «Verificare prima di credere e credere prima di condividere» dice la Meloni vera in tailleur, e ha talmente ragione che i politici per primi farebbero bene a seguirne il suggerimento, anziché trasformare ogni sussurro di cronaca in arma polemica. Senonché sottoporre la vita al perenne controllo del VAR richiede talmente tanto tempo, e fatica, che un po’ a tutti noi risulta molto più comodo credere solo a ciò che ci fa comodo.
Pensa a quanta fatica è costata il credere che a Gaza fosse in atto un genocidio, pur con foto e immagini vere a disposizione. Dopo i 50/60 mila morti, con estrema cautela, si è cominciato a balbettare qualcosa. Eh sì.
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Con foto e immagini vere c’è chi sostiene che a Gaza fanno i funerali per le bambole, oppure che la selva di pentole protese per la zuppa sia un set cinematografico pro Hamas., perché a Gaza hanno pure la Nutella.
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Alla fine l’unico a dire la verità delle cose è stato Merz quando ha detto che Israele stesse facendo il lavoro sporco per noi. Nel mondo gira purtroppo l’idea che il medio oriente sia un verminaio da ripulire.
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Prevedo che il vignettista Mannelli inaugurerà una nuova rubrica sulla prima pagina del FQ: “Silvia bella”, da affiancare a “Giorgia bella”.
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È ovvio che sia tutta una montatura per fare passare Giorgia detta Giorgia, come una famosa cucina, più amata o più odiata – a seconda della convenienza del momento -dagli italiani. Anche un orbo noterebbe le enormi differenze con la realtà, visto che Giorgia detta Giorgia, è bassa – molto, tracagnotta -abbastanza, stempiata e con pochi capelli – oltremisura e senza nessuna grazia particolarmente evidente. Sono alla frutta, secca.
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