In vista delle prossime elezioni si muove il “partito del pareggio”, una rete che punta a lasciare il Paese senza maggioranza e aprire così la strada a un nuovo governo di larghe intese. Il ruolo chiave è di Marina Berlusconi

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Altro che unità del centrodestra. Dietro le dichiarazioni ufficiali si muove una strategia molto più sottile: impedire che alle prossime elezioni ci sia un vincitore netto. È il cuore del cosiddetto “partito del pareggio”, una rete trasversale che punta a lasciare il Paese senza maggioranza e aprire così la strada a un nuovo governo di larghe intese. In questo schema, il ruolo chiave lo gioca Marina Berlusconi. Sempre più centrale nelle scelte di Forza Italia, la primogenita del Cavaliere lavora a un riposizionamento del partito: meno ancorato al centrodestra sovranista, più vicino a un’area moderata, europeista e dialogante con il Pd. Nel Pd, intanto, si consuma una partita parallela. I “padri nobili” non credono fino in fondo nella leadership di Elly Schlein e frenano su primarie e legge elettorale. Senza un sistema maggioritario, infatti, tutto torna negoziabile dopo il voto.
Ed è proprio qui che le strategie si incrociano. Forza Italia diventerebbe l’ago della bilancia in un Parlamento senza maggioranze. Un ruolo che consentirebbe ai berlusconiani di trattare da posizione di forza con l’ala moderata dem, lasciando ai margini sia i sovranisti sia le componenti più radicali del centrosinistra.
Se il pareggio si concretizzasse, Giorgia Meloni ed Elly Schlein resterebbero fuori dai giochi. Toccherebbe al Quirinale gestire la crisi e favorire la nascita di un governo “europeo”, sostenuto da una maggioranza trasversale.
Ma il vero obiettivo è un altro: la partita del Colle. Con un Parlamento senza vincitori, eleggere il successore di Sergio Mattarella diventerebbe un’operazione politica. E il nome che circola con più insistenza è quello di Mario Draghi.
La partita è appena iniziata. Ma una cosa è chiara: più che vincere, questa volta conta arrivare in equilibrio. Per poi decidere tutto dopo.
Ipotesi da incubo e dotata di un certo grado di veridicità. Le eventuali conferme non tarderanno ad arrivare, perché per fare digerire questo eventuale ed ennesimo scempio serve il tempo necessario per apparecchiarlo in anticipo.
Le distanze tra pezzi importanti dei due schieramenti sono già talmente minime (a parte il mangime buttato ai pollastri) da rendere facilmente attuabile un progetto consociativo. Vedremo.
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Democrazia Cristiana 2.0
Tutto pur di tenere lontano il vero spauracchio:
Il Movimento 5 Stelle
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