La Fenice licenzia Venezi: “Ha offeso l’orchestra”. Giuli: stiamo con il teatro. Dopo mesi di polemiche culminate nell’intervista a La Naciòn la direttrice estromessa dal sovrintendente da qualsiasi incarico

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – MILANO – Fine della storia, tra gli applausi festanti del teatro e degli orchestrali che hanno ricevuto l’insperata notizia durante il “Lohengrin” di Wagner: Beatrice Venezi non sarà la direttrice musicale della Fenice di Venezia. Ci sono voluti mesi di proteste, manifestazioni, articoli e polemiche anche sulla stampa internazionale, una storia che si è conclusa nel peggiore dei modi: scaricata proprio da colui che ci aveva messo la faccia più di tutti — al netto della copertura politica: quella faceva capo direttamente a via della Scrofa a Roma, sede di FdI — e cioè il sovrintendente Nicola Colabianchi.

La maestra d’orchestra 36enne, sostenitrice dichiarata e fiera della fiamma e considerata una beniamina del potere meloniano, non voluta dagli orchestrali per il suo curriculum ritenuto dal mondo musicale non all’altezza del prestigioso ruolo, se n’era uscita giorni fa con un giudizio pesante sui suoi futuri colleghi. Parlando al giornale argentino La Nación, gli aveva dato in sostanza dei raccomandati: «Io non ho padrini — aveva detto — questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio». Troppo anche per Colabianchi. Viste «le reiterate e gravi dichiarazioni del maestro», ora la Fenice «ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica», è la pietra tombale della Fondazione su una storia professionale annunciata e mai nata davvero: in questi mesi Venezi non si era mai fatta vedere in Laguna, nonostante fosse stata “battezzata” lo scorso settembre. Avrebbe dovuto cominciare il prossimo autunno. Una decisione condivisa col ministero della Cultura, e infatti Alessandro Giuli commenta a strettissimo giro ribadendo fiducia a Colabianchi, «con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado».
La slavina però potrebbe non finire qui. «Bene, ma ora Colabianchi non può fare finta di nulla, ha sbagliato nel merito e nel metodo in tutti questi mesi», dice Nicola Atalmi della Slc Cgil veneta. I sindacati, assieme alle lavoratrici e ai lavoratori della Fenice, hanno rappresentato la spina nel fianco dei supporter — tutti governativi — di Venezi, tra scioperi, sfiducie e prese di posizione clamorose. Una storia che si intreccia con le prossime elezioni comunali: dopo dieci anni, il centrodestra rischia di perdere la città, a vedere i sondaggi. «Ora mi auguro — dice il candidato del centrosinistra, Andrea Martella — che questa decisione permetta di riportare il focus su ciò che realmente conta: valorizzare fino in fondo l’eccellenza che la Fenice rappresenta, a Venezia e nel mondo, e mettere al riparo il suo prestigio da operazioni arroganti e amichettistiche che la destra ha rischiato di far pagare molto care al nostro Gran Teatro». Il capogruppo al M5S al Senato Luca Pirondini, per anni musicista al teatro Carlo Felice di Genova, la vede così: «Colabianchi avrà capito che arrivati a questo punto o cadeva Venezi o cadeva lui, e ha deciso per la prima. Resta però una rottura tardiva, ha preso una decisione che avrebbe dovuto prendere molto tempo fa».

Le improvvide parole di Venezi sono state dunque la classica goccia, talmente scomposte che c’è chi addirittura nel dietro le quinte sostiene che siano state volute per chiudere una faccenda che, per lei stessa, stava diventando complicatissima sul piano professionale. Per dire: la direttrice aveva già fatto sapere che non avrebbe guidato il concerto di Capodanno, evento clou musicale a livello internazionale, per “altri impegni”. Un po’ come saltare la finale di Champions con la fascia di capitano addosso causa, appunto, altre cose da fare. «Il fatto che non sia stata lei a fare un doveroso passo indietro — chiosa la rossoverde Elisabetta Piccolotti (Avs) — è la prova del nove che era del tutto inadeguata a quel ruolo».
dovrebbe dimettersi anche il sovrintendente per la figura di M.
Solo che tra sovrintendenti, direttori di ULSS, Musei, Imprese di Stato ecc..ecc… chi non è di nomina politica? Il sistema è sempre lo stesso di qualsiasi colore sia il manico del cesto.
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Dovrebbero dimettersi anche vdl kkalkas &Co: stesso profilo e stessa competenza, stesso “rispetto”, stesso metodo di nomina. Ma con danni maggiori.
ps: permettetemi, ma deve anche finirla questa storia che donna=meglio, se prendiamo simili figure. “Sinistra”: e piantala con queste figurine che si muovono nelle logiche del potere esattamente come i corrispettivi maschi. Se una divisione c’è, è quella fra chi lavora per il bene comune e chi cerca il bene particolare infischiandosene degli altri. Dx e sx pari siete se guardiamo ai fatti d’attualità. Vdl ecc li avete voluti sia voi del pd che di fdi, il sostegno alle guerre idem, il doppiopesismo idem, la svendita (di noi) ad altri pure.
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