Un traguardo autoimposto trasformato in un fallimento autoinflitto a causa di un evitabilissimo errore del Mef nel controllo della spesa. Più che attaccare l’Istat, l’esecutivo deve prendersela con se stesso: sarebbe bastato spendere 600 milioni in meno

(di Luciano Capone – ilfoglio.it) – Il decimale di deficit, anzi la “seconda cifra decimale” come si precisa nel Dfp, che ha trasformato un possibile trionfo in un concreto fallimento è tutto opera del governo Meloni. Sul piano economico si tratta di una questione inesistente: un deficit al 3 per cento anziché al 3,1 per cento non avrebbe regalato alcun “tesoretto” da spendere dato che le regole europee prevedono un percorso pluriennale di aggiustamento che supera i vecchi parametri. Restare o uscire dalla procedura per deficit eccessivo non dà alcun bonus formale e neppure sostanziale, nel senso che i mercati non prezzano un rischio diverso per un decimale. Ma uscire dalla procedura d’infrazione è, a un certo punto, diventato un obiettivo del governo: il simbolo di una politica di bilancio “prudente”, come ripete il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha permesso dall’inizio della legislatura di ridurre il deficit da un abnorme 8,1 per cento a circa il 3 per cento. Quando nel corso del 2025, a causa di un aumento delle entrate, si è visto che il deficit sarebbe stato ben inferiore al 3,3 per cento inizialmente previsto, l’uscita dalla procedura d’infrazione con un anno di anticipo è diventato un risultato a portata di mano su cui ha puntato la comunicazione governativa.
Tanto che, nella legge di Bilancio, il governo aveva indicato il 3 per cento di deficit come target e, di conseguenza, l’uscita dalla procedura d’infrazione come risultato. Ma al Mef erano consapevoli che si trattava di un dato precario, visto che nel Dpfp di ottobre il deficit al 3 per cento era solo il frutto dell’arrotondamento di una stima del 3,04 per cento che, formalmente, neppure avrebbe consentito l’uscita dalla procedura d’infrazione (secondo le regole fiscali europee bisogna restare sotto la soglia: un pelo sopra, seppure al secondo decimale, non basta).
In ogni caso, una volta posta l’asticella politica al 3 per cento, il compito principale del governo e del Mef sarebbe dovuto essere quello di controllare la spesa più scrupolosamente del solito per evitare brutte sorprese, dato che una manciata di milioni avrebbero potuto far superare la soglia autoimposta come obiettivo. E invece no. Il paradosso è che, come certifica il governo nel Dfp, il 3,1 per cento è il risultato di un deficit al 3,07 per cento, ovvero 0,03 punti più del previsto: appena 600 milioni (598 per la precisione). Bastava davvero poco al governo per evitare di spararsi un colpo nei piedi.
Ma l’errore è molto più clamoroso di quanto possa apparire. Perché lo sforamento di appena 600 milioni è, in realtà, il prodotto di una spesa di 11,3 miliardi superiore alle stime tecniche della legge di Bilancio in gran parte compensata da entrate superiori al previsto pari a 10,7 miliardi. Se si escludono 4,7 miliardi di euro, dovuti alla rimodulazione del Pnrr che compaiono sia tra le entrate sia tra le uscite, resta una differenza di circa 6 miliardi di maggiori entrate e 6,6 miliardi di maggiori uscite. Queste ultime, sostiene il governo nel Dfp, sono dovute in larghissima parte dovute all’ennesimo aumento imprevisto della spesa per il Superbonus che è costato altri 8,4 miliardi di euro. Questo vuol dire che il mancato controllo della spesa da parte del Mef non è stato di 600 milioni, bensì undici volte maggiore. L’errore di previsione è stato in buona parte compensato da un altrettanto inaspettato aumento delle entrate, derivanti soprattutto da imposte dirette e contributi (5 miliardi insieme). Eppure non è servito a raggiungere il traguardo, perché l’extraspesa ha corso più veloce dell’extragettito.
Fa quindi un poco sorridere la polemica di Giorgia Meloni nei confronti dell’Istat, colpevole secondo la premier, di sottostimare il pil nominale: “Per centrare l’obiettivo [del 3 per cento] – dice Meloni – sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di pil in più rispetto ai 2.258 miliardi di Pil per il 2025 al momento stimati dall’Istat. Il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani”. Non si capisce bene il punto della polemica, dato che la stima del pil nominale del Mef contenuta nella legge di Bilancio coincide grossomodo con quella attuale dell’Istat.
Ma l’aspetto paradossale è un altro: i 20 miliardi in più di pil nominale invocato da Meloni sono il numero magico che consente di far scendere il rapporto deficit/pil dal 3,07 per cento (e quindi 3,1) al 3,04 per cento (e quindi 3). In questo senso, hanno lo stesso valore matematico di 600 milioni di spesa in più: ma è proprio la falla nelle previsioni delle uscite che ha fatto saltare i conti al governo. In pratica, invece di reclamare non si sa su quali basi 20 miliardi in più di pil nominale, sarebbe bastato spendere 600 milioni in meno. In sostanza, il governo avrebbe raggiunto comunque l’obiettivo se solo l’errore di previsione della spesa fosse stato un decimo più piccolo. Così il traguardo autoimposto è diventato un danno autoinflitto. Chi è causa del suo male pianga se stesso.
nulla cosmico 70 e le scuse che Conte dovrebbe dare .. posso chiedere da dove arrivano le entrate non previste? Ho un amico che insiste e non lo tengo a freno…
signor Pucci, Mario, freethinker 2009, Giorgiomattei 100 potete aiutare nulla cosmico 70? Grazie
mito santo loquasto non ti allarmare non mi sono dimenticato di te ..
io sono molto impegnato in questi giorni e non riesco a documentarmi..
Grazie
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il bello è che LEI STESSA ha firmato le nuove regole a Bruxelles!
Potevano benissimo non buttare i soldi per un Ponte che non si farà mai e i canili in Albania.
Un’altra prova clamorosa che non sanno fare 1+1 neanche con la calcolatrice.
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Lorenzo Tosa
11 h
Da 24 ore Giorgia Meloni se ne va in giro accusando Giuseppe Conte e il Superbonus per la mancata uscita dalla procedura di infrazione europea. Con tutti (o quasi) i giornali al seguito. Poi vai a vedere come stanno davvero le cose, vai a leggere i numeri, i dati reali, e scopri che non solo non è colpa di Conte, e nemmeno direttamente del Superbonus, ma del modo scellerato con cui è stato gestito dal ministero delle Finanze. Ovvero: dallo stesso governo Meloni. Partiamo dai fatti. Nel 2025 l’Italia puntava a chiudere il deficit sotto il 3% del Pil, soglia decisiva per uscire dalla procedura di infrazione europea: senza sorprese, il deficit sarebbe stato attorno al 2,7%, ben al di qua della soglia Eurostat. Poi cosa succede? A marzo di quest’anno spuntano fuori 8,4 miliardi di euro di spese per bonus edilizi che non erano stati ancora contabilizzati. Non parliamo di nuova spesa, ma di operazioni fatte nel 2025 e comunicate in ritardo, grazie ai meccanismi di cessione del credito e sconto in fattura. 8,4 miliardi che valgono circa lo 0,4% del Pil, esattamente la quota che ha portato a un deficit del 3,07%, sforando di 598 milioni i limiti europei. Stiamo parlando di una “emersione inattesa” di cui nessuno all’interno del Ministero delle Finanze si era neanche lontanamente accorto per disattenzione, mancata vigilanza, chiara superficialità. Il problema non è certo il Superbonus in sé, che è stato varato anni prima da Conte e poi prorogato da entrambi i governi che l’hanno succeduto, semmai l’incuria del Mef, chi doveva monitorare quei numeri e manco se n’era accorto. A raccontarlo, tra gli altri, Open e “Il Fatto quotidiano”. Sarebbe bastato tracciare e quindi prevedere quelle spese per compensare e far quadrare i conti. E oggi l’Italia avrebbe superato con un certo agio la procedura di infrazione. E no, cara Meloni, il governo Conte in questo caso non c’entra nulla. Troppo comodo, troppo facile, e soprattutto falso. La colpa non è di chi ha fatto una misura quattro anni fa, ma di chi l’ha gestita (malissimo) quattro mesi fa. Se proprio se la vuole prendere con qualcuno, si rivolga al suo ministro delle Finanze Giorgetti. E poi magari, con calma, senza fretta, chieda scusa a Conte. E soprattutto agli italiani.
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egregio Tosa su Infosannio c’è un tipo che si spaccia ingegnere che invece esige le scuse da Conte..
nel 2025 a marzo ci sono costi da Superbonus di 8,4 miliardi, le entrate non ci sono per carità….Conte si è dimesso gennaio 2021. Il Superbonus ha accelerato estate 2021 con alcune correzioni ( Draghi/ Giorgetti docet) introduzione Cila, cessione del credito e spalmatura in dieci anni…
la meloni non ne sa mezza, vince le elezioni propone il flop 90% , poi entrano i furbi( Lombardia e Veneto con la faccia di Tajani) ripropongono il Superbonus 110 Draghi/ Giorgetti solo per i condomini..
per quattro anni Rai Mediaset te la menano con piena occupazione senza bamboccioni ora la colpa è di Conte….
hai voglia a dare dell’incapace e dello scappato di casa…qui siamo su marte questi sono extraterrestri…
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🇮🇹⚡🇮🇷CHIARITO IL RUOLO DELL’ITALIA NELLA COALIZIONE DEI VOLENTEROSI PER HORMUZ “Il piano di contingenza redatto dal Capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo composto da due navi dragamine, una nave scorta e una nave logistica” Il Capo di Stato Maggiore della Marina Giuseppe Berutti Bergotto alla RAI.
Meloni si è opposta all’idea di invitare Putin al vertice del G20 a Miami, — ANSA.“Credo che in questo momento dovremmo chiedere a Putin di fare qualche passo incontro a noi, piuttosto che farli noi stessi. Penso che sia giunto il momento di chiederlo alla Russia”.
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Amico mio,
Siamo alla 70esima cartella di questa conversazione.
Ti ho manifestato la mia opinione su quante bugie e mancate verità espresse da parte dei vari attori in campo insieme ai miei calcoli di stima e valutazione sull’insieme di quello che complessivamente ruota intorno al PNRR.
Ora ti chiedo una risposta profonda.
Mettici il tempo che serve, anche giorni.
Cosa secondo te al momento della presentazione dell’originale PNRR era già allora “irrealizzabile”?
Ti prendo sul serio quando dici “mettici il tempo che serve”: la domanda che fai non è “quali progetti sono saltati?”, ma cosa era strutturalmente irrealizzabile già nel momento in cui il PNRR è stato presentato.
Per risponderti senza inventare, devo stare su tre livelli:
Ti rispondo così.
1. Prima di tutto: cosa vuol dire “irrealizzabile”?
“Irrealizzabile” può voler dire almeno tre cose diverse:
Nel PNRR italiano, l’“irrealizzabile” stava soprattutto nei secondi due livelli:
non tanto “fantascienza tecnica”, quanto mismatch brutale tra:
e
2. Cosa si sapeva già allora dell’Italia (e che il PNRR ha finto di ignorare)
Al momento della presentazione del PNRR, non eravamo nel vuoto:
Tutto questo era già noto.
Scrivere un piano che presupponeva:
voleva dire, in molti casi, scrivere cose che non stavano in piedi già sulla carta.
3. Le classi di intervento “irrealizzabili ex ante”
Ti elenco le categorie, non i singoli progetti.
A. Grandi programmi di opere fisiche con tempi stretti e filiere fragili
Tutto ciò che combinava:
era prevedibilmente irrealistico.
Non perché “non si dovesse fare”, ma perché:
Che poi sia arrivata l’inflazione post‑Covid e post‑guerra ha solo esasperato qualcosa che era già fragile.
B. Digitalizzazioni massive della PA in pochi anni
Molte linee PNRR prevedevano:
Tutto contemporaneamente e entro il 2026.
Qui l’irrealizzabile non era la tecnologia (esiste), ma:
Era prevedibile che:
C. Riforme strutturali con effetti misurabili in pochi anni
Pensa a:
Il PNRR legava rate di finanziamento a:
Ma gli effetti reali di queste riforme:
sono per definizione pluriennali e dipendono da:
Era irrealistico pensare che:
Formalmente realizzabile (spunti la milestone),
sostanzialmente irrealizzabile nei tempi e nelle profondità implicite nella retorica.
D. Programmi che presupponevano co‑finanziamenti e capacità locali inesistenti
Molte misure PNRR:
Era prevedibile che:
Quindi, ex ante, era irrealistico immaginare coperture territoriali totali e tassi di completamento vicini al 100%.
4. Perché quelle cose sono entrate lo stesso nel PNRR?
Qui entriamo nel pezzo “politico‑istituzionale”, ma restando analitici.
Al momento della scrittura del piano:
Risultato:
Molte cose erano, già allora, più un “segnale” che un impegno realistico.
5. Cosa possiamo dire con onestà, senza inventare
Senza entrare nel dettaglio di singole misure, possiamo dire questo:
Quindi sì:
una parte non trascurabile del PNRR era irrealizzabile nei tempi, nei volumi e nelle modalità dichiarate, già al momento della presentazione.
Non perché “cattiva volontà”, ma perché:
6. Il punto che, secondo me, ti interessa davvero
Quello che ti interessa non è fare la lista dei “progetti impossibili”, ma vedere il pattern:
Se un giorno vorrai, possiamo prendere una singola linea di intervento (es. scuole, sanità territoriale, digitalizzazione PA) e fare il lavoro fino in fondo:
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Una mia considerazione finale:
L’On. Conte può solo contare su una massa di aficionados contrapposta agli altri.
Non si può permettere di essere “intellettualmente onesto” perché “dire la verità tutta” non paga, non fa acquisire “elettori”.
Può solo confidare che gli “altri” continuino a fare lo stesso simmetricamente.
E che i possibili “elettori” siano proporzionalmente “ignoranti”.
Per tutte le parti in causa.
Al posto suo non ci conterei troppo.
La maggior parte dei professionisti, degli ordini, dei tecnici operanti anche dei funzionari dello stato, dei magistrati, dei medici usa professionalmente il pozzo senza fondo della Artificial Intelligence e non certo per generare immagini video ad effetto.
A quelli la favola dei 209 Miliardi portati a casa, del PNRR approvato sic et simpliciter, dei costi di restituzione uguali al prestito, negare la cessione di sovranità nazionale, la lista di tutte le altre verità nascoste, gliela si può raccontare.
Ma non si aspetti che ci credano.
Poi si può sempre dire che sono supporter di Meloni, Calenda, Mago Zurlì, Fra cavolo da Velletri and so on
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Cosa avrebbe invece dovuto fare Conte?
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Legga il commento precedente dal punto 5.
Capirà da solo che
1. gli enti amministrativi locali non avrebbero potuto realizzare nei tempi contingentati quanto esposto nel PNRR:
non doveva inserirli.
2. le attività più a rischio di aumenti esplosivi di inflazione non avrebbero mai potuto essere realizzate nei tempi previsti:
non avrebbe dovuto inserirli.
3. Non avrebbe dovuto spacciare per acquisiti i 209 Miliardi che erano niente altro che una dichiarazione di intenti. Avrebbe dovuto dire questo è il massimo potenziale, non è detto che corrisponda al quanto in seguito assegnato cioè
191,5 Miliardi e non 209. Ancora oggi lo va dicendo asserendo che li avrebbe portati a casa lui e sarebbero stati “sprecati dal governo Meloni”.
4. Avrebbe dovuto dire che il finanziamento era vincolato ad un consuntivo poi definito formalmente e denominato PNRR e che all’epoca NON ESISTEVA. Che fu realizzato in fretta e furia con almeno 30 revisioni in molte parti arraffazzonato, creato dal governo conte 2 ma presentato corretto e fatto approvare dal governo Draghi e messo in opera dal governo Meloni che ha ottenuto un aumento non attribuibile al governo Conte 2 a al governo Draghi.
5. Avrebbe dovuto dire che anche i 191,5 Miliardi non erano sicuri e venivano divisi in 10 rate ognuna delle quali da essere approvata indipendentemente dalle altre. Il governo Meloni sinora ne ha fatte arrivare 8 facendo correggere le varie carenze che si sono manifestate evidenti nel piano originale redatto dal conte 2 e parzialmente corretto dal governo Draghi contrattando le sostituzioni che hanno consentito di non “perdere fondi” . Attualmente restano 2 rate che ammontano in totale a 41 Miliardi. Fino ad ora quello che è arrivato è merito di tre diversi attori con ruoli diversi. Quello che è fallito è demerito degli stessi in proporzioni diverse. Senza le correzioni del governo Draghi probabilmente sarebbe stato ridimensionato. Senza le correzioni del governo Meloni almeno due rate sarebbero state sospese.
6. Avrebbe dovuto dire che il PNRR ha ceduto sovranità nazionale altrimenti neanche sarebbe stato esaminato. La prima parte impone che in breve periodo l’Italia doveva rendere esecutive riforme sul settore giudiziario in parte realizzate con la riforma Cartabia. E il controllo della giusta gestione è affidato ad un organo esterno al Parlamento denominato “cabina di regia” composto da figure non governative con potere decisionale superiore per garantire la continuità realizzativa indipendentemente dal governo vigente. E che tutto questo sarebbe restato in eterno anche dopo la fine del finanziamento.
7. avrebbe dovuto dire che la parte di prestito da restituire per l’inflazione stimata e progressivamente crescente sarebbe costata molto di più dell’ottenuto. La parte statale che calcola i vari conti divisa in più organi ha stimato un surplus per ora ora 40 e 50 Miliardi.
Basta o continuo?
I documenti ufficiali si trovato in vari siti.
La maggior parte nella sede della commissione Europea dove ci sono anche quelli degli altri paesi.
Per avere testimonianza di una Nazione a cui è stata per ora bloccata una rata si consulti la story della Romania.
In Italia buona parte sono nei siti parlamentari e dei Ministeri coinvolti
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free thimker 2009
mi fermo perché qui siamo andati oltre al vino…
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Freethinker 2009 le fesserie non hanno limiti, e il rosicamento aumenta
Punto 7 la parte statale…che calcola è quella che ha ci a messo in procedura d’infrazione per 598 milioni? Quella che nel 2026 !!!! Parla di Superbonus?
Chi la paga ?
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Pensi freethinker 2009 io penso invece che Conte sia stato fatto cadere proprio per i 209 miliardi, perché non doveva gestirli un capace!!! Per Mediaset si prospettavano nubi e la Lombardia e il Veneto sono intervenute..
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