Gennaro Sangiuliano fautore della remigrazione

(di Michela Ponzani – repubblica.it) – “Il meticcio è il frutto degenere di una nefasta mescolanza”, una “creatura dell’imbastardimento”, una “piaga” capace di corrompere, una minaccia mortale per una “sana stirpe italica”. Stavolta non serve scomodare Benito Mussolini o le leggi del 1938 per sentir parlare di teorie sulla purezza della razza. Alla vigilia del 25 aprile, festa della nostra Liberazione, l’estrema destra dei suprematisti bianchi, patrioti della Remigrazione, delizierà la Repubblica italiana con un incontro a Napoli, per illustrare un progetto di deportazione di massa su base etnico-razziale. Casa Pound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads, Brescia ai Bresciani hanno le idee ben chiare: “è in atto un piano per sostituire i bianchi con individui di altre etnie”. E allora bisogna dare il via a espulsioni di massa degli immigrati irregolari, anche se di seconda e terza generazione. Poco importa che abbiano un permesso di soggiorno, parlino il dialetto meglio dei nostri nonni, lavorino in pace e presentino documenti regolari: semplicemente “non sono assimilabili alla cultura nazionale”, come ci ricorda il generalissimo Roberto Vannacci. D’altra parte “il sangue italiano, è il sangue italiano”, e se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere quando Salvatore Ferrara (Rete dei patrioti) parla di agevolazioni per il ritorno degli italo-discendenti. La patria è nel sangue che porti nelle vene non nella convivenza civile del paese che abiti. E dunque, va da sé che una persona nata e cresciuta in Brasile (che magari l’Italia non sa neppure indicarla sul mappamondo, ma ha pur sempre nonni italiani), sia più italiana rispetto a un ragazzo di origine tunisina, arrivato nel Belpaese da bambino.

Certo, ai nazifascisti del nuovo millennio ogni tanto qualcuno dovrebbe ricordare che quella Patria chiamata Repubblica, in cui tutti possono permettersi il lusso di esprimere liberamente il proprio pensiero (persino soffiando sul vento dell’odio o portando in parlamento, proposte di legge razziste e xenofobe) ci è costata vent’anni di lotta antifascista. Senza contare quel principio di uguaglianza riconosciuto dall’art. 3 della nostra Costituzione, “senza distinzione di razza”.

E chissà che direbbe oggi Giorgio Marincola, il partigiano italo-somalo medaglia d’oro al valor militare nella Resistenza, ucciso da una colonna di SS in ritirata, nel maggio 1945, a pochi giorni della fine della guerra. “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica…Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori”. Così aveva risposto ai nazisti che lo avevano massacrato di botte, sotto tortura.

“Sei la vergogna della razza” gli avevano ripetuto per tutti gli anni d’infanzia, e probabilmente Martin Sellner, leader austriaco della remigrazione (già allontanato dal territorio tedesco come soggetto pericoloso), glielo direbbe ancora. Ma, attenzione, non bisogna dare sempre la colpa al cattivo tedesco. Il “bravo italiano” può fare sempre la sua parte, specie quando si tratta di difendere la nazione di sangue e di stirpe, cara alla comunità di destino dell’estrema destra. Cosa dire, altrimenti, dell’ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano che, tra un’impresa fiumana e l’altra, presenzierà per il partito di Fdl al Gran consiglio per la Riconquista della pura razza italiana?

Qualcuno potrebbe dire si tratti di cattivo gusto, in fondo parlare di deportazione mentre il mondo assiste all’orrore della guerra d’aggressione, con i civili massacrati, senza acqua e senza degna sepoltura, rischia di accendere il fuoco di una pedagogia tossica, con l’effetto di iniettare veleno nel corpo di una democrazia già abbastanza fragile. Certo non siamo a livello degli Stati Uniti, con i ministri che si fanno tatuare sul braccio “Dio è con noi”, e in fondo nessuno tra i nostri esponenti di governo sembra avere davvero voglia di invocare la guerra come strumento della benedizione divina (siamo pur sempre il paese del Papa). Ma se le “migrazioni missive” sono deleterie per le nazioni e i popoli, perché in grado di compromettere l’identità nazionale (come si legge nel disegno di legge sulla Remigrazione), allora bisognerà frenare anche sui ricongiungimenti famigliari. E perché no: archiviata la battaglia contro i “giudici che remano contro” il governo, limitando i trasferimenti coatti in Albania, perché non concedere un premio in mazzette a quegli avvocati che, invece di difendere il loro diritto d’asilo, convincono i migranti a tornarsene a casa?

Siamo però pur sempre alla vigilia del 25 aprile e allora alla presidente del Consiglio, un po’ in affanno su immigrazione e sicurezza, forse si può suggerire una buona lettura, direttamente dalle carte di Tina Anselmi, partigiana combattente, amica di Aldo Moro, prima ministra della Repubblica, presidente della Commissione sulla Loggia massonica P2, sempre dalla parte delle donne e dei senza diritti. “La politica non è il potere a qualunque prezzo. E la democrazia non è solo libere elezioni, o progresso economico. La democrazia è giustizia, è rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. È tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. È pace”.