
(di Giovanni Parente e Marco Mobili – Il Sole 24 Ore) – Effetto nuove assunzioni sulle dichiarazioni dei redditi 2025. Rispetto all’anno precedente (dichiarazioni 2024 anno d’imposta 2023) i redditi dichiarati hanno raggiunto i 1.100 miliardi (1.076,3 per l’esattezza) con un aumento del 4,7% (ossia 48,6 miliardi in più) sull’anno precedente e il trend crescente riguarda anche il valore medio che si attesta sui 25.820 euro (+4%).
Il tutto in uno scenario macroeconomico che ha visto una crescita del Pil del 2,8% in termini nominali e dello 0,8% in termini reali […]
Ma l’effetto crescente arriva anche dall’aumento dei soggetti che dichiarano un reddito da lavoro dipendente (oltre 348.000 soggetti in più rispetto al 2023, +1,5%), così come del reddito dichiarato (+5,6%).
Secondo i dati pubblicati ieri dal Dipartimento delle Finanze, infatti, il numero di soggetti con contratto a tempo indeterminato (17,9 milioni) è cresciuto dell’1,6% rispetto al 2023 (con un reddito medio di 27.676 euro, +4,0% rispetto al 2023), mentre i soggetti che hanno esclusivamente contratti a tempo determinato (6,2 milioni) sono aumentati dell’1,1% rispetto al 2023 (con un reddito medio di 11.375 euro, +3,9% rispetto al 2023).
Sul fronte pensioni il reddito dichiarato ammonta a 325,5 miliardi di euro, con un lieve incremento del numero di soggetti (28.937 soggetti in più rispetto al 2023, +0,2%) e un incremento dell’ammontare del reddito da pensione complessivo del 5,5 per cento.
Ciò che emerge ancora una volta dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi Irpef è che l’84,6% della regina delle imposte italiane è pagata da dipendenti e pensionati. E, scandagliando tra i redditi dichiarati emerge anche che un euro su tre (poco più del 32% dei contribuenti) di Irpef la versa il cosiddetto ceto medio che dichiara al Fisco tra i 35mila e i 70mila euro.
Si assottiglia invece l’Irpef dichiarata dai super ricchi. I soggetti con imposta netta valorizzata e un reddito complessivo maggiore di 300mila euro (0,2% dei contribuenti) dichiarano il 6,6% dell’imposta netta totale mentre nel 2023 era il 7,1 per cento. In ogni caso solo il 3,3% dichiara oltre i 75mila euro.
C’è poi una buona fetta di contribuenti che l’Irpef proprio non la paga. Come spiegano dalle Finanze «oltre 8,7 milioni di soggetti dichiarano un’imposta netta pari a zero, si tratta di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle fasce di esonero dagli obblighi dichiarativi, di contribuenti le cui detrazioni azzerano l’imposta lorda, oppure di soggetti che dichiarano unicamente redditi soggetti a tassazione sostitutiva».
Ma il numero cresce ancora. Considerando anche quelli per cui l’imposta netta è interamente compensata dal trattamento integrativo e bonus tredicesima, i soggetti che di fatto non versano Irpef sono oltre 11,3 milioni.
Le vie di fuga dall’Irpef non finiscono qui. Tra le più battute negli ultimi anni c’è quella dei forfettari o più nota come Flat Tax. Anche nell’anno d’imposta 2024 la platea di contribuenti che hanno optato per la tassa piatta è cresciuta del 3,3% contando oltre 2 milioni di adesioni.
11,3 milioni di Italiani non versano l’IRPEF.
84,6% dell’IRPEF è pagata da dipendenti e pensionati. Della serie il controllo in questo paese non funziona mai.
Mamma mia. Come mai siamo arrivati a tanto. Il senso di ingiustizia in Italia è sempre più frustrante. Per forza, in un paese ove le tasse sono pagate solo da dipendenti e pensionati. Questo problema del controllo è gigante. In ogni area. Dalle soste vietate, ai furbi che approfittano degli altri, fino ai politici che non si dimettono e fino alle tasse.
Che tristezza. Poi la gente emigra.
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