(Dott. Paolo Caruso) – Sono trascorsi ottantuno anni da quel 25 aprile 1945, data storica in cui l’Italia ritornava a essere libera dalla oppressione della dittatura fascista che tanti lutti e sangue aveva provocato nel nostro Paese. Oggi ricorre la giornata celebrativa di quell’ evento che ben rappresenta la storia di un popolo, e i valori di libertà a cui devono specchiarsi le giovani generazioni. A ridosso di questa data la kermesse politica si profila sempre più accesa in quanto la destra meloniana, che affonda le sue radici nel fu Movimento Sociale di cui conserva simbolo e animo, stenta ancora a farsi riconoscere emblematica dell’antifascismo. In questi ultimi anni con l’ avanzata delle destre ( sovranisti, estrema destra ) in Europa e anche nel nostro Paese, spinte da insoddisfazione sociale, crisi economica, è d’obbligo, ricordando il passato, essere vigili e resistere agli effluvi che olezzano di cloaca fascista. La Costituzione italiana che prende origine proprio dall’ antifascismo è il bersaglio da picconare della Meloni e dei ” fratelli “. I pesi e contrappesi che regolano la vita democratica di un Paese, i giornalisti e i magistrati le sono indigesti. Sono proprio le sue radici ideologiche a orientare la politica della Nazione verso una democrazia illiberale. Il 25 aprile, data simbolo della Resistenza, che coincise con l’inizio della ritirata delle truppe naziste e dei fascisti dalla repubblica di Salò, con la ribellione delle popolazioni e l’intensificarsi delle lotte partigiane contro l’oppressore, rappresenta un momento buio per l’ Italia che sfociò in una guerra civile sanguinosa. E’ la festa in cui si celebra la Resistenza alla barbarie nazifascista, la liberazione dalla dittatura e la ricostruzione di un Paese avviato verso un contesto di democrazia e libertà. Questa ricorrenza deve farci riflettere quanto grandi e illuminati siano stati i politici di allora, comunisti, cattolici, azionisti, repubblicani, anarchici, che sacrificarono parte delle loro idee per il bene comune e per il ripristino delle più basilari regole di libertà. Si tratta di un passaggio di grande importanza per la storia d’Italia, uno hiatus tra il periodo buio della dittatura fascista e l’inizio di una nuova vita di libertà, un periodo di riscatto civile, di vera rinascita morale e economica. Ancora oggi purtroppo rigurgiti del “ventennio” tendono a oscurare tale ricorrenza e anche uomini delle Istituzioni della destra meloniana fanno di tutto per sminuire e riscrivere la storia sul 25 aprile. Del resto il Presidente del Senato La Russa vorrebbe accomunare in questa ricorrenza che profuma di libertà i caduti partigiani ai ” repubblichini di Salò” occultandone il vero significato. I saluti romani, e i cimeli fascisti in suo possesso, si integrano perfettamente nel contesto politico attuale, dove ipocrisia, silenzi e mezze verità della Premier riaccendono la polemica fascismo antifascismo. Resistere a questa destra oscurantista che vorrebbe riportare indietro le lancette della storia è d’obbligo. Il merito, la giustizia sociale, il salario minimo, il riscatto della dignità del lavoro, l’emergenza climatica, non rappresentano le priorità del governo Meloni, mentre rimane aperta la scelta bellicista. Le speranze di allora trovano spazio negli ideali di tanti giovani, nelle manifestazioni popolari, nella difesa della Costituzione e della libertà, mentre la fiducia nei partiti viene meno rimanendo solo una cartolina ingiallita dal tempo, una realtà offuscata dal deserto valoriale e dove nel vuoto della politica trova spazio sempre più la lotta per il potere.