
(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Programma! Programma! Programma! Un solo grido, un solo allarme agita la tribuna stampa del Campo largo. Che risuona un po’ come il “Guerra! Guerra! Guerra!” nella “Guerra lampo dei fratelli Marx”, con Groucho che ne farebbe volentieri a meno e invoca l’armiamoci e partite. Lungi da noi qualsiasi accostamento tra i Marx e le firme di “Repubblica” (molto meno divertenti), colpisce però la tenace costanza con cui esse firme chiedono, anzi pretendono, che Schlein, Conte, Fratoianni&Bonelli, e perfino lo schivo Magi, si impegnino, senza frapporre indugio alcuno, nella stesura di un progetto. Anzi, del Progetto. Dopo Concita De Gregorio con il suo apprezzato “basta parlare di primarie vi voglio all’opra intenti”, e l’incisivo “Datevi una mossa!” di Michele Serra, scende in campo Massimo Giannini […] con un fiammeggiante appello ai liberi e forti. Ingiustamente sovrastato da un titolo eccitante come una secchiata di bromuro: “Per la sinistra è il tempo delle idee”. Malgrado il palese sabotaggio, Giannini è implacabile nel deplorare l’indolenza, l’inerzia e se vogliamo la poltroneria dei cari leader, riluttanti a uscire dal solito tran tran. Che, infatti, “stanno lì a marcarsi l’un l’altro tra la presentazione di un libro e la convocazione di una segreteria, a inseguire i retroscena dei giornali o i fruscii dei palazzi romani, a presidiare i rispettivi terreni ognuno con una sua “campagna di ascolto”.
[…]
Un quadro agghiacciante a cui ci permettiamo di osservare come l’altra attività precipua dell’opposizione consista nella richiesta martellante al governo di “venire a riferire in Parlamento”, naturalmente “subito”. Oltre, un giorno sì e l’altro pure, invocare le dimissioni di questo o quel ministro, fino a esaurimento delle scorte. I guai arrivano nel fatale elenco sul cosa fare dove Giannini si limita all’essenziale : “Le cinque o dieci riforme fondamentali che vareranno su un fisco sfasciato, una sanità a corto di risorse, una scuola immiserita dai tagli draconiani, un reddito delle famiglie falcidiato dall’inflazione e dal fiscal drag, un’emergenza energetica destinata a durare e a infiammare bollette e carburanti, una crisi industriale da 100 tavoli aperti e 120.000 lavoratori a rischio, una giustizia civile inefficace, una politica estera eccetera eccetera”. “Eh, la Madonna”, per dirla con Renato Pozzetto (o con Totò: poi dice che uno si butta all’opposizione). Il fatto è che il famoso “programma”, soprattutto nel centrosinistra (a destra scrivono qualunque cosa, tanto poi non se ne ricorda nessuno), è foriero di gestazioni infinite che alla fine producono un testo agile come un volume della Treccani. Avvenne con il secondo governo Prodi che affondò, insieme al librone e a un plotone di partiti e partitini, causa maltempo e le problematiche di casa Mastella.
[…] Quanto a noi, molto meno autorevoli dei fratelli Marx, ci permettiamo di suggerire due o tre soluzioni. La più indolore: perdere le elezioni e restare tranquillamente all’opposizione. E se proprio si ama il pericolo, attendere che il governo Meloni si auto-estingua logorato dai mille problemi di cui sopra. Nel caso, si raccomanda di adottare la tecnica dell’opossum (che per evitare guai si finge morto) poiché a destra pensano a tutto loro (come con il Sì al referendum). Abbiamo, infine, la variante Groucho: “Scavare trincee? Non abbiamo tempo per scavare trincee! Compriamole già fatte”. Come i programmi.
"Mi piace""Mi piace"