I tentennamenti del presidente Usa sull’accordo con l’Iran hanno permesso al premier d’Israele di insinuarsi tra le sue insicurezze e ordinare all’esercito una massiccia offensiva in Libano, di portata tale da indurre gli ayatollah ad interrompere qualunque trattativa con la Casa Bianca. È un terribile, sconfortante, gioco dell’oca

(Gigi Riva – editorialedomani.it) – Cosa deve succedere ancora per dire a chiare lettere e senza ambigui contorcimenti che l’Occidente è costretto ad annoverare due ex amici tra i suoi peggiori nemici e i loro nomi sono Benjamin Netanyahu e Donald Trump?
La cronaca tragica delle giornata di ieri ne è la perfetta cartina di tornasole. I tentennamenti del presidente degli Stati Uniti sull’accordo di pace con l’Iran hanno permesso al premier d’Israele di insinuarsi tra le sue insicurezze e ordinare all’esercito una massiccia offensiva in Libano, di portata tale da obbligare di fatto gli ayatollah ad interrompere qualunque trattativa con la Casa Bianca. Così, in un sempiterno, sconfortante gioco dell’oca, si torna alla casella di partenza.
Anzi peggio, si accentua l’instabilità del mondo, si aggrava la crisi economica e si allunga la catena di morte per soddisfare i capricci di un leader deciso a giocarsi tutto pur di restare al potere quando in autunno in Israele ci saranno le elezioni.
La foglia di fico, mai così chiaramente esplicitata, è la volontà di garantire la sicurezza allo Stato ebraico. Bibi dixit: «Abbiamo abbattuto la barriera della paura. Stiamo prendendo iniziative, stiamo operando su tutti i fronti, in Siria, a Gaza, in Libano, abbiamo creato cinture di sicurezza oltre i nostri confini per proteggere le nostre comunità». E sembrerebbe persino una motivazione legittima davanti al fatto, certo, di Hezbollah che continua a lanciare missili sul territorio israeliano, Hamas non è debellata e quanto alla Siria boh, visto che il nuovo regime è nato sotto la benedizione americana. Ma la foglia di fico cade di colpo lasciando nudo il premier se dalla teoria si sale alla pratica.

I paragoni sono tutti zoppi e le epoche diverse ma vale la pena di ricordare che l’idea della sicurezza interna da garantire oltre confine era propria anche di Ben Gurion, quando il paese aveva altre dimensioni. Non ha avuto grande esito nemmeno allora quando il dispiegamento della forza non aveva raggiunto la “geometrica potenza” attuale. E figurarsi dove può portare ora in un contesto dove è persino facile imputare alla leadership di Gerusalemme, un intento neo-coloniale, un disegno neo-imperiale: Netanyahu come un Trump in miniatura e nel contesto mediorientale.
Per proseguire con i paragoni, ci fu un tempo, all’epoca di Golda Meir, in cui i nemici si perseguivano con la politica degli omicidi mirati. Oggi si è perso il senso del limite, oltre a qualunque concetto di umanità, e dunque un paese sedicente democratico auto-giustifica i propri crimini, compreso il massacro indiscriminato di civili con la scusa della madre di tutte le battaglie, quella esistenziale. Non si capisce cosa c’entrino con tale obiettivo le donne, gli anziani, i bambini. Nei fatti uno stato di diritto si pone sullo stesso piano dei terroristi che lo minacciano.

A meno di considerare un’intera popolazione complice invece che essa stessa vittima delle prevaricazioni dei suoi estremisti. E come sia difficile “ragionare” con i fondamentalisti interni Israele lo dovrebbe sapere bene se il governo si dimostra impotente davanti agli eccessi omicidi, fascisti e razzisti mai sanzionati dei coloni di Cisgiordania.
È elementare notare come l’odio seminato con bombe per nulla intelligenti che provocano carneficine indiscriminate, comporta l’opposto dello scopo dichiarato: non già la sicurezza di domani ma l’insicurezza certa di dopodomani a causa di generazioni che cresceranno, a Gaza come in Libano, nell’idea di aver subito la grande ingiustizia.
Aver assistito inermi allo scempio del diritto internazionale, all’esibizione muscolare senza misura, all’apocalisse quotidiana, alla riaffermazione della forza come unico regolatore delle diatribe, non esenta l’Occidente, l’Europa in particolare, dall’agire almeno adesso in difesa dei propri valori.
Belare sottovoce che non si è d’accordo non è più sufficiente. Per salvare Israele da se stesso c’è bisogno di qualcosa di più robusto, persino di scioccante. Tipo interrompere qualunque tipo di collaborazione a qualsiasi livello, tipo cessare, per davvero, le relazioni diplomatiche. È il prezzo che Israele dovrebbe pagare per essere considerato un paese “normale” come reclama da sempre. Un paese “normale” si sanziona se si comporta così.
Un minimo di coerenza richiederebbe che Israele ,una volta scelta la strada dell’ uso della forza credendo di essere il più dotato da questo punto di vista, accettasse tutte le conseguenze compreso essersi sbagliato e trovarsi di fronte qualcuno più forte di esso . Invece no. Si ricorre alla richiesta di aiuto agli Usa e all’ EU che glielo danno ,ma poi si accorgono con ritardo che anche loro non sono in grado . E allora ? Allora ” Il domani ” da la colpa ai due serial killer e risolve il problema.
"Mi piace""Mi piace"