
(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] Nicole Minetti, “igienista dentale” di Berlusconi, in realtà una fra i tanti che procuravano le donne al Cavaliere, condannata a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione per il caso Ruby e 1 anno e 1 mese per peculato sui rimborsi regionali (Berlusconi, il magnaccia, rouquettè in dialetto milanese – “T’ho compraa i calzett de seda” [Jannacci] – è stato assolto: lui, si sa, era solo “l’utilizzatore finale”, vedi D’Addario) è stata graziata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ora, la grazia, provvedimento di esclusiva competenza del capo dello Stato, si concede in genere per condanne molto gravi per reati altrettanto gravi quando, per qualche ragione, si ritiene ci sia una sproporzione tra pena e reato con gravi conseguenze per il condannato. Minetti ha addotto non specificate “esigenze familiari”. A me par ovvio che in questo caso ci sia una sproporzione: il presidente non dovrebbe occuparsi di questi minima moralia. È come se avesse graziato un tale condannato per infrazione al codice stradale. […]
Nella storia d’Italia Paese non è certo la prima volta che si concede una grazia, ma per casi più seri, anche se troppo spesso a favore dei ‘soliti noti’: soggetti in qualche modo protetti. Minetti aveva la protezione di Berlusconi e, oggi che quello è andato nel mondo dei più, ha quella dei berluscones, non a caso il ministro della Giustizia che ha dato parere favorevole alla grazia è Carlo Nordio, un berlusconiano di stretta osservanza. Insomma Berlusconi è morto, ma il berlusconismo continua a imperare.
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In passato la grazia fu concessa a Fiora Pirri Ardizzone dei principi di Pandolfina. Il nome dice già tutto. L’accusa non era di quelle lievi: terrorismo. Ma quella che soprattutto contò era la posizione sociale dell’Ardizzone, figlia della seconda moglie di Emanuele Macaluso, direttore dell’Unità (“Un salotto sinistro”, Il Conformista, pag. 23). Insomma ‘lorsignori’ non vanno mai veramente in galera. Alla peggio gli toccano gli “arresti domiciliari” o i “servizi sociali” , come nel grottesco caso di Berlusconi, condannato a 4 anni, ma ridotti a 1 dall’indulto (del centrosinistra) e scontati andando a trovare una volta alla settimana dei vecchietti reclusi, questi sì, in una casa di riposo che dovevano sorbirsi, quasi come aggravante, le barzellette del Cavaliere.
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Perché ‘lorsignori’ non vanno dritto di filato in galera come i poveracci? Perché si ritiene che, abituati ai comfort delle loro case, la punizione sarebbe troppo severa. I poveracci sono invece abituati perché escono ed entrano di prigione, con l’accusa per soprammercato di “reato continuato”. Ma non possono fare diversamente: una volta usciti, sono costretti a tornare a delinquere perché nessuno gli dà un lavoro. Sergio Cusani, di cui sto leggendo il bel libro Il colpevole, la galera l’ha fatta sul serio ed è uscito cambiato. Ma Cusani, brasseur d’affaires di Raul Gardini, un lavoro serio l’aveva fatto e quando uscì poté contare su antiche amicizie, anche se su altrettante inimicizie. Le prigioni italiane scoppiano. Nella stessa situazione, più o meno, è la Francia. Nei Paesi veramente civili come la Svezia e la Norvegia, ci sono, proporzionalmente, altrettanti detenuti, ma in condizioni da hotel di lusso. Per carità, anche in Italia ci sono delle differenze: San Vittore è la Cayenna, Bollate è molto meglio. Qui sta attualmente il mio amico Vallanzasca, colpito dall’Alzheimer e totalmente inoffensivo: per lui chiesi due volte la grazia, ma Renato non è nato in qualche grande tenuta in Sicilia, come gli Ardizzone, bensì nel popolare quartiere della Comasina a Milano e la mia richiesta di grazia fu rifiutata da due presidenti della Repubblica, uno dei quali era Pertini (“il presidente più amato dagli italiani”, come la Panda, in realtà un narcisista impenitente, come ho scritto più volte). A Bollate c’è un ristorante tenuto direttamente dai detenuti, che nei periodi di libertà possono uscire per cercare di trovarsi un lavoro per il futuro, ma questo avviene non per disposizioni di legge, ma per iniziativa di una delle prime direttrici del carcere, Cosima Buccoliero, che non a caso ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro dedicato a persone che hanno ben meritato per la città di Milano (l’ho ricevuto anch’io, ma mi vergogno anche solo ad accennare a un simile apparentamento).
[…] Dicevo dei tanti sconti che hanno ricevuto ‘lorsignori’, perché questo è un Paese cattolico in cui domina il concetto del “perdono” (per i soliti noti, ovviamente): io, che non sono cattolico, i colpevoli potenti li impiccherei al più alto pennone. Quello che veramente non si capisce è perché non vengano costruite nuove strutture penitenziarie. L’edilizia, come si dice sempre, non è forse il principale volano dell’economia? Il fatto è che l’Italia è il Paese di Pulcinella, della commedia dell’arte, come si evince da quel “Salotto sinistro” che ho più sopra evocato.
Quando non si è comuni cittadini… questo è il risultato…ecco perchè amo il m5s!
Ecco perchè capisco come i cittadini siano schifati(a torto) della politica.
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Forse sarebbe giunto il momento di cambiare la scritta in tribunale : la legge è uguale (quasi) per tutti .
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