Domani su Rai 3 l’intervista a “Report” della modella brasiliana per 20 anni compagna dell’uomo vicino a Trump

(di Giuliano Foschini – repubblica.it) – «Paolo dice sempre: “Sono stato io a presentare Melania a Trump”. Ora però nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia si legge che fu Epstein a farlo». «Tra Paolo e Melania c’è un patto, un accordo. Ne sono sicura al cento per cento». «Lui non è vicino a Trump, è vicino a Melania. Chiaro? Il suo rapporto con Trump passa attraverso Melania». E poi: «Melania ha un interesse a tenere stretto Paolo perché ha paura che lui possa dire o rivelare circostanze compromettenti».
A parlare con Report, la trasmissione in onda domani su Rai 3, è Amanda Ungaro, ex modella brasiliana, per vent’anni compagna dell’imprenditore italiano Paolo Zampolli, uno degli uomini più vicini a Donald Trump. E al microfono di Sacha Biazzo parla proprio dei rapporti tra il presidente degli Stati Uniti, sua moglie Melania e Jeffrey Epstein, il finanziere arrestato per abusi sessuali e traffico di minorenni, e poi morto suicida in carcere.
Secondo la versione ufficiale, a far incontrare Trump e Melania sarebbe stato proprio Zampolli, allora agente di modelle. È la storia ripetuta per anni. Ma nel racconto di Ungaro quel passaggio cambia significato e si intreccia direttamente con la rete costruita da Epstein, trasformando un incontro mondano in un nodo più complesso. Racconta infatti che Zampolli custodisce dei segreti sul rapporto tra Melania Trump e Epstein che inizia negli anni ‘90 quando Melania era una giovane modella slovena da poco arrivata a New York. Molti di questi segreti nascerebbero proprio lì, in quella New York degli anni ’90, tra agenzie, modelle e relazioni ad alto livello.
«Tutto il mondo sa che l’ho presentata io, lo sa il presidente, lo sa lei, lo so io», si difende parlando con Report Zampolli. E davanti all’ipotesi alternativa taglia corto: «Se vogliamo dire che è stato Epstein ti do ragione così andiamo avanti». Sul rapporto con il finanziere ammette solo un contatto limitato: «Epstein è venuto da me… abbiamo parlato. Poi la cosa è svanita». E prende le distanze anche dal sistema di ragazze: «Sapevo che aveva le ragazze, ma non erano le mie… non erano neanche modelle, erano ragazzine». Nel servizio, però, il racconto si allarga.
Accanto alla vicenda personale emerge anche una chiave più ampia, quella suggerita dall’ex uomo dell’intelligence israeliana Ari Ben-Menashe: Epstein come strumento di raccolta di informazioni compromettenti sui potenti.
In questo schema le frequentazioni di quegli anni assumono un peso diverso, perché diventano potenzialmente parte di un archivio sensibile, utilizzabile nel tempo. E’ proprio quello a cui strizza l’occhio Ungaro quando parla di «un interesse di Melania a tenere stretto perché ha paura che possa rivelare circostanza compromettenti». A cosa fa riferimento, Zampolli? L’imprenditore respinge ogni collegamento e liquida le accuse: «Se Amanda avesse avuto dei segreti li avrebbe già detti… è tutta un’estorsione».
la chiamano comunemente “honey trap” e con i maschietti è quasi infallibile, come fossero dei fuchi
"Mi piace""Mi piace"