Il leader non è un “capo”, è il responsabile di un progetto politico. E quindi viene prima il programma

(di Michele Serra – repubblica.it) – Sono solo uno dei tanti elettori di centrosinistra, e dunque non ho alcun titolo per intervenire nel dibattito tra i leader di partito in vista delle non lontane politiche del ‘27. No, questo inizio è sbagliato. Rifaccio.
Sono solo uno dei tanti elettori di centrosinistra, e in quanto tale sono il più titolato a intervenire nel dibattito tra i leader di partito in vista delle politiche. Noi cittadini elettori, quando prendiamo la parola, siamo la fanteria che dice ai generali che non possono disporre di noi a loro piacimento: se poi è “la sinistra”, ciò di cui stiamo discutendo, è nata apposta per suggerire una concezione sociale della politica, non personale ma collettiva, che nessuna leadership, nemmeno la più carismatica, può permettersi il lusso di scavalcare o di trascurare. Dalle nostre parti prima viene la politica. Poi viene il leader. E il leader non è un “capo”. È il responsabile di un progetto politico condiviso da una squadra di governo e dai cittadini che lo hanno votato. Il mito del Capo lasciamolo a questa povera destra, che levato quello non sa nemmeno chi è e cosa vuole.
Sono sicuro che gli elettori — molti dei quali solo potenziali — del centrosinistra (lascio “campo largo”, “fronte progressista” e altre formule politologiche agli addetti) sono molto preoccupati. Perché spira un’aria nuova — la destra in edizione nazionalpopulista comincia a pagare il prezzo del suo azzardo autoritario e della sua mala educazione civile — ma il tempo stringe. Anzi: è proprio l’aria nuova a sollecitare energia e idee, e a farci misurare il ritardo con il quale i partiti dell’opposizione organizzano il loro futuro, forse dimenticando che è anche il nostro. Datevi una mossa, voi che guidate i partiti all’opposizione. Fiutate l’aria e datevi una mossa. Tutto ci aspettiamo da voi, nel bene e anche nel male, tranne un faticoso, inespressivo tergiversare tattico, sospettabile di nascondere interessi personali e interessi di partito. Non ne vogliamo sapere niente, delle vostre mire personali. Sono comprensibili, anche legittime, ma in questo momento le vediamo come un imperdonabile intralcio al lavoro che vi aspetta: unire le forze e mettere nero su bianco un programma di governo.
Per prima cosa, che è al tempo stesso più importante e più urgente di ogni altra: serve un programma comune. Serve per sapere per cosa ci si batte, per quali obiettivi si va a votare, quale lavoro sarà chiamato a svolgere, se vincesse, il nuovo governo. Le cose sulle quali Pd, Cinquestelle, Avs ed eventuali forze democratiche centriste possono trovare una solida convergenza (per esempio la lotta all’evasione fiscale, il rilancio del welfare a partire da scuola e sanità, il salario minimo, un ministero dell’Ambiente che conti e investa tanto quanto i dicasteri tradizionalmente di maggior peso) sono molte di più di quelle sulle quali l’accordo è complicato. Ma anche se così non fosse, se cioè gli elementi di divisione fossero tanti, e di seria natura, non cambierebbe l’obbligo (l’obbligo!) di far prevalere i punti che uniscono. Nessuno potrebbe perdonare il fallimento di un’alleanza politica che può vincere le elezioni e governare, per le impuntature di questo o quel partito. I principi fondamentali sono già ben detti nella Costituzione: inviolati quelli, tutto il resto, ma proprio tutto, è passibile di trattativa e di compromesso.
Nominate un micro comitato di “saggi”, di padri e madri nobili investiti del compito di radunare e coordinare una piccola assemblea con un paio di esponenti per ciascuno dei partiti coinvolti, più qualche iniezione di energia sociale e culturale (con un occhio all’anagrafe). Ci sono giovani attiviste e attivisti che avrebbero parecchio da aggiungere, quanto a proposte per presente e futuro. Chiudetevi in una stanza e per carità uscitene solo quando avete un programma: in un mese — al massimo — ce la potete fare, se l’intenzione è seria.
Poi, solamente dopo, viene la questione del leader. A partire da primarie no/primarie sì. Questione molto rilevante, certamente. Ma da contenere nel suo alveo specifico, impedendole di tracimare. Dicono che Schlein e Conte non abbiano alcuna intenzione di fare un passo indietro. Che Silvia Salis sia una outsider di forte impatto. Più varie ed eventuali. Ma non può essere accettabile che la discussione sulla leadership, con le polemiche e le tossine che inevitabilmente porta con sé, offuschi o ritardi ciò che la precede di gran lunga, ovvero la formazione di un’alleanza politica e la stesura di un programma comune. Meglio: la stesura di un programma comune come condizione di un’alleanza politica.
Fatto il programma, chiunque vinca eventuali primarie, o chiunque sia convocato al Quirinale (al quale spetta la nomina) per ricevere l’incarico, sarà comunque qualcuna, qualcuno che ha sottoscritto quel programma. Che a quel programma, a quel patto con gli elettori non solo del proprio partito, ma dell’intera coalizione, deve attenersi. Cosa che rende decisamente meno gravi anche eventuali asprezze interne alla coalizione, in caso di primarie: perché chiunque prevalga sarà comunque legato, al pari dei suoi competitori, al patto di programma. E in assenza di primarie sdrammatizza l’attribuzione dell’incarico presumibilmente al leader del partito più votato, perché non è al suo partito, ma al programma di coalizione che deve rendere conto.
Quanto ho scritto è sicuramente carico di approssimazione e di omissioni: l’argomento è delicato e complicato. E conosciamo tutti le difficoltà che deve affrontare chi è direttamente responsabile di costruire (o distruggere) un percorso di alternativa civile che restituisca a questo vecchio Paese un poco di fiducia nel futuro, e una visione di sé più lucida e più serena. L’importante è che sia chiara la sostanza: il compito di Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Renzi ed eventuali altri è cercare e trovare una strada comune da percorrere. Mettere mano subito, immediatamente, a un programma di governo. Sottomettere a quel programma la questione del leader, che mediaticamente minaccia di rubare la scena a tutto il resto. Un eventuale match Schlein-Conte può appassionare i bookmaker e le rispettive tifoserie. Molto più appassionante, per la maggioranza dei cittadini (non solo di centrosinistra) sarebbe capire quale Italia ha in mente l’attuale opposizione al governo Meloni. Qualche milione di italiane e italiani aspetta vostre notizie.
Mi raccomando,fate un programmino leggero leggero . Di riarmo,guerre ,Ucraina, Nato ,Iran e Hormuz non se ne parli sennò si litiga e non si và da nessuna parte . Sì, vabbè,ma se spendi una montagna di soldi per preparare guerre e tenere in piedi alleanza militari autodistruttive come fai a rispondere alla domanda di giustizia sociale quando sei già indebitato fino al collo ? Caro Michelino fino a quanto Prodi vinceva a manbassa le cosiddette primarie inventate dal tuo caro PD allora ti piacevano ,adesso invece che può esserci qualcun’altro a primeggiare allora ti metti a parlare di programmi , però programmini moderati anzi moderatissimi . Magari ci facciamo dare una mano da Meloni ,Renzi e Calenda .
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Sono gli obblighi derivanti da trattati e alleanze che stanno letteralmente distruggendo il nostro paese; e gli eventi di questi ultimi tempi hanno reso evidente che la Costituzione viene superata per motivi che nulla hanno a che vedere con l’interesse nazionale. Zero.
” ..il compito di Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Renzi ..”
Se Renzi farà parte della combriccola il partito di Conte finirà a una cifra. E poi il presidente si è già espresso in maniera chiara, almeno su questo punto (lo dico per la cronaca, giacché io campi più o meno larghi non li voterò mai)
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2024/08/31/conte-resuscitare-renzi-e-una-scelta-inaccettabile-e-harakiri_78097ef2-ff16-4081-aad3-970a87e08241.html
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