Quel “You are fired” che aiuta la premier

(Flavia Perina – lastampa.it) – Giorgia Meloni ha risolto un problema. Le frasi sprezzanti di Donald Trump («È lei che è inaccettabile», «Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo») rompono un rapporto personale con il presidente americano diventato un gravame insostenibile e una crescente minaccia agli indici di consenso. Non è un fulmine al ciel sereno. Probabilmente la premier aveva valutato questo tipo di reazione due giorni fa, nelle nove ore trascorse tra l’attacco di Trump al Papa e la reazione di Palazzo Chigi, e alla fine ha giudicato più utile per lei, per il suo partito, per il centrodestra tutto, pubblicare la nota in difesa dell’autorità morale di Leone e segnare un punto e a capo con la Casa Bianca.

Lo strappo si è verificato all’improvviso ma era maturato da lungo tempo, almeno sul fronte di Roma. La vicinanza politica al mondo Maga non pagava più, come si è constatato al referendum e nelle elezioni ungheresi. L’equilibrismo del “non condivido e non condanno” non riusciva più a sostenere la narrazione sulla difesa dell’interesse nazionale. Il rifiuto di concedere Sigonella e il congelamento del memorandum con Israele risultavano poca cosa, dati troppo tecnici per marcare una posizione netta davanti agli italiani spaventati dalla guerra e dalla crisi dei carburanti. Lo scambio di note irritate ha risolto il problema. Per Meloni: quello di recuperare l’immagine di leader dalla schiena dritta persa nella vicenda dei dazi, di Gaza, dei fatti di Minneapolis, del Board of Peace. Per Trump: quello di ripetere la sua frase preferita, “you’r fired”, e mostrare cosa rischia chi lo critica.

A prescindere dalla dimensione istituzionale della vicenda (gli ufficiali di collegamento si attiveranno, la diplomazia cercherà appeasement), la destra italiana nella giornata di ieri è entrata in acque totalmente nuove. Dovrà reinventare il suo messaggio, le sue relazioni, il suo status sulla scena europea e internazionale, e persino abituarsi alla pubblica solidarietà dei nemici con Elly Schlein che alla Camera scandisce: «Nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare, minacciare o mancare di rispetto al nostro Paese e al nostro governo». A Bruxelles Meloni era la mediatrice con Viktor Orbán, e Orbán non c’è più. Nel mondo si raccontava come ponte tra l’Unione e l’America, e il ponte è crollato. Il riferimento ideologico Maga svanisce nella nebbia. «Per quanto risulti difficile il mio orizzonte rimane l’Occidente», dice Meloni, ma pure a quell’espressione dovrà dare un contenuto più specifico dopo che l’irruzione anti-papista di Trump ha spazzato via la divisione tra Stato e Chiesa.

Anche dall’altro lato dell’Atlantico si dovranno gestire tempi nuovi. I due principali riferimenti europei di Donald Trump sono appassiti: Orbán ha perso il potere, Meloni è passata nella “lista dei cattivi”. Il progetto di una internazionale sovranista con epicentro a Budapest e Roma, coltivato da un ventennio dagli strateghi alla Steve Bannon, è azzerato. La cultura Maga è entrata in rotta di collisione con le stesse radici dell’Occidente europeo: la polis greca, il diritto romano, la tradizione giudaico cristiana con la sua concezione dei diritti umani e della dignità della persona. Il “nuovo sceriffo”, come lo definì J. D. Vance a Monaco, in diciotto mesi ha fatto scappare dalla città ogni suo amico e simpatizzante.

È in questo contesto che la premier ha ottenuto il suo “strappo”, una categoria che da sempre qualifica le leadership di livello, mostrando la loro capacità di scartare dal trantran e interpretare i nuovi scenari che la storia propone. Quello strappo, se avrà un seguito di qualità, può generare un interessante cambio di prospettiva, una fase due segnata dalla riscoperta dell’Europa come principale riferimento nel caos del mondo, e persino una maggiore solidarietà interna alla coalizione: anche Matteo Salvini ha fatto da tempo retromarcia, anche lui parla di Trump dicendo «c’è un limite alla pazienza umana». E anche lì si è risolto un problema: la gara a chi è più amico della Casa Bianca è finita, non ha più senso per nessuno.