(Stefano Rossi) – Il centro sinistra, come ho più volte scritto, è fermo al palo per le profonde divisioni interne al Pd, e perché, al momento di scegliere il leader di questa fantomatica coalizione dell’opposizione (come fosse obbligatorio), nessuno sa quale debba essere il metodo per la scelta.

Sabato 11 aprile, su La7, a In altre parole, Gramellini, non mancava di lanciare critiche a Giuseppe Conte perché, a suo dire, insiste a chiedere le primarie.

Naturalmente, con fare mellifluo, Gramellini non lo cita mai, ma critica il metodo delle primarie.

Vediamo bene il passaggio.

Massimo Gramellini: “Mi spiegate perché siamo l’unico Paese al mondo dove il candidato del primo partito, della coalizione non è, cioè, dove il candidato di una parte non è il leader del principale partito. È così in tutto il mondo. Perché in Italia, ogni volta, bisogna mettere in discussione questo ruolo”.

Gianrico Carofiglio rincarava la dose sostenendo che la questione delle primarie “è stucchevole”.

Gad Lerner ricordava, in modo frammentario, la storia di come nacque la candidatura di Romano Prodi per le elezioni contro Silvio Berlusconi. Vinte dal primo.  Ma non è voluto entrare nel merito della questione.

In verità, per le elezioni del 1996, il centro sinistra era molto unito e non ci volle molto a indicare il suo candidato che doveva essere fuori dai riferimenti di partito in Romano Prodi. La candidatura non ebbe bisogno di primarie.

Invece, nelle elezioni del 2006, proprio per le divisioni, a sinistra, si decise di organizzare le primarie nel 2005. Metodo altamente democratico con una partecipazione straordinaria di oltre tre milioni di cittadini che scelsero ancora Romano Prodi, e che sconfisse, per la seconda volta, Silvio Berlusconi.

Queste primarie, furono le prime in Italia. Ma non le uniche!

La Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, ne fece diverse che portarono Matteo Salvini a leader del partito sconfiggendo Umberto Bossi (2013).

Il Partito Democratico è obbligato dal suo statuto a fare le primarie.

Nel 2007, nel 2009, nel 2013, nel 2017 e nel 2019, il Pd ha svolto le primarie per individuare il suo segretario, con un calo dei partecipanti sempre costante nel tempo.

Vi sono altri metodi simili se non identici alle primarie che hanno interessato altri partiti, come il Movimento 5 Stelle, per prendere decisioni su questioni importanti relative, sia alle persone, sia agli argomenti da votare o da inserire nel programma.

Comunque, il M5S, ha svolto le primarie online nel 2021, per scegliere il suo leader nella persona del prof. Conte.

Massimo Gramellini, evidentemente era più concentrato a criticare Conte, e fare un favore alla Schlein, visto che, in caso di primarie con Conte, le perderebbe.

L’art. 49 della Costituzione prevede: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Non bisogna fare i liberali e democratici a giorni alterni. Inutile ammiccarsi il giurista Gustavo Zagrebelsky e poi non riconoscere le primarie come metodo altamente democratico, ma addirittura denigrarlo come fosse una scelta demenziale.

A occhio, credo che Gramellini, come i presenti a quella trasmissione, sia molto vicino al Pd. Ricordiamoci che nello statuto del Pd, le primarie, sono citate ben 22 volte. VENTIDUE VOLTE!!

“Articolo 4 (Soggetti fondamentali della vita democratica del Partito).

[…]

b. partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei candidati del partito alle principali cariche istituzionali”.

Torniamo alla domanda di Gramellini: “Perché in Italia, ogni volta, bisogna mettere in discussione questo ruolo”.

Ecco, così, mi viene da rispondere perché ci sono giornalisti come Massimo Gramellini che non studiano, non si preparano, non approfondiscono per rispetto verso i suoi ascoltatori, ma sono interessati più a indottrinare.