Bacchettoni ma accorti, alla sbarra ma col rispetto delle istituzioni, col Piano Marshall tennero in piedi il Paese restando nel multilateralismo. Esprimendo pure gente di valore

(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] Uno slogan del Sessantotto recitava: “Pagherete caro, pagherete tutto”. Io l’ho trasformato in: “Rimpiangerete caro, rimpiangerete tutto”. Anche la vecchia cara e troppo dimenticata ‘balena bianca’ come la chiamava Gianpaolo Pansa. Eh sì, la Dc, La Democrazia Cristiana, intendo quella che va da De Gasperi alla generazione dei Fanfani e dei Forlani e che trova oggi un prolungamento in Pier Ferdinando Casini, l’eterno Pier Ferdi, che a mio avviso sarà il prossimo Presidente della Repubblica, ne ha l’età, 70 anni, il bell’aspetto e non è mai stato implicato in affari loschi. L’unico neo in quella vecchia Dc è rappresentato da Giovanni Gronchi (lo scandalo dei “Gronchi rosa”).
[…] La Democrazia cristiana seppe tenere in piedi col consenso (tutti, o quasi, votavano Dc ma non lo dicevano perché se ne vergognavano, un po’ come accadrà dopo con Berlusconi, per lo meno il primo Berlusconi) l’intero Paese.
Nel periodo post bellico la Dc, partito egemone, fu certamente aiutata dal Piano Marshall ma gli americani non sarebbero stati altrettanto generosi se, in periodo di guerra fredda, al potere in Italia ci fossero stati i comunisti, quelli veri, molto ben organizzati che tallonavano a breve distanza la ‘balena bianca’. È vero che il Piano Marshall c’è costato la sudditanza agli americani, ma allora era inevitabile, necessaria a differenza di oggi, vero Ms. Giorgia?
La Dc nei suoi anni migliori, quelli di Ettore Bernabei, fu importante, anche se oggi sembra incredibile dirlo, sul piano culturale. Era una tv ‘di regista’ quella, monopolista perché aveva il controllo dell’unica rete allora esistente, Rai 1. Però era un dirigismo intelligente e colto. Bernabei cercò innanzitutto di unificare l’Italia dei dialetti a un buon italiano, c’erano addirittura venature ‘puriste’ in quella televisione, niente a che vedere con la sguaiataggine dei talk di oggi. Bernabei portò in prima serata lo “sceneggiato all’italiana”, che non era solo Il mulino del Po di Bacchelli, ma erano anche, e forse soprattutto, i grandi russi, a cominciare da Dostoevskij. Vidi allora una straordinaria interpretazione di Luigi Vannucchi nella parte del principe Stavrogin ne I Demoni di Dostoevskij (sia detto di passata: Stavrogin interpreta al meglio l’animo russo). Bernabei si permise di dare alle otto di sera Il settimo sigillo di Bergman. La mia segretaria, lavoravo allora alla Pirelli, lo prese per un noir. Ma ci stava anche quello insieme alla profonda introspezione psicologica abituale dei film di Bergman. Insomma era un po’ basica l’interpretazione della mia segretaria, ma intanto si era cuccata Bergman, uno dei massimi registi, insieme a Kurosawa, di tutti i tempi come riconobbe Woody Allen che non era proprio l’ultimo arrivato (“Tutte le volte che ho cercato di mettermi all’altezza di Bergman o di Kurosawa ho fallito”, intervista a La Repubblica in morte appunto di Bergman). Dal 1968 al 1974 furono dati, spesso in prima serata, seicento concerti di musica classica o sinfonica.
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La Dc naturalmente, essendo il partito al potere, in modo quasi egemone, a parte le frattaglie del partito repubblicano di Ugo La Malfa e di quello liberale di Giovanni Malagodi, era attaccata da tutte le parti. Ma si rivelò una formidabile incassatrice: non rispondeva ai colpi. Cosa che faceva impazzire Montanelli perché ogni stoccata risultava inutile. Una volta che ero da lui al Giornale ad un certo punto prese dalla scrivania un’immaginetta con una cornice d’argento di quelle che di solito si tengono in omaggio alla moglie, alla Madonna o a qualche santo e me la fece vedere. “Con questo ci sarebbe stato gusto”, mi disse con la voce cavernosa che gli era venuta da vecchio. La orientò meglio e io vidi emergere l’inconfondibile figura di Iosif Vissarionovič Džugašvili, cioè Giuseppe Stalin. “Con questo ci sarebbe stato gusto”, ripeté Indro, “sì”, risposi, ma la tua ribellione sarebbe durata poco perché ti avrebbe fatto immediatamente fucilare. La Dc ovviamente non fucilava nessuno, incassava, nella peggiore delle ipotesi dribblava. Nel dopoguerra molti grandi registi, da Visconti a Rosi, erano comunisti e quindi indigesti alla Democrazia cristiana. Allora interveniva Andreotti, il divo Giulio, un vero illusionista alla Iniesta che faceva sparire il problema e i film passavano.
Ma forse il più importante merito della Dc è stato il suo rapporto con la Giustizia. Lasciamo pur perdere, perché è un dettaglio, che non ho mai avuto querele dai democristiani, ne ho avute un’infinità dai socialisti, dai comunisti, ma non dai democristiani. Come dicevo incassavano senza rispondere.
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Però il fatto più importante è un altro. Andreotti e in misura minore Forlani, “il coniglio mannaro”, hanno avuto un’infinità di procedimenti penali ma si sono sempre difesi all’interno del processo e non dicendosi vittime di chissà quali complotti politici, perché una classe dirigente consapevole d’esser tale non delegittima le Istituzioni, perché sono le sue Istituzioni, e dall’anarchia, anche giuridica, ha solo la pelle. Dopo è venuto il “diritto berlusconiano” per cui qualsiasi politico, o imprenditore, si ritiene vittima di un qualche complotto, in genere della Magistratura “politicizzata”.
Insomma la Democrazia cristiana, la ‘balena bianca’, è stata la sola classe dirigente, pur coi suoi tanti difetti, degna di essere e di definirsi tale, fra i difetti c’è da mettere un certo bacchettonismo. La parola “uccello” non si poteva dire in tv (e quando l’ingenuo Mike Bongiorno disse “Signora Longari, lei mi è caduta sull’uccello” è successo un mezzo scandalo). Ma la volta in cui la Democrazia cristiana perse la sua abituale tolleranza fu con Mistero buffo di Dario Fo e Franca Rame, per cui i due artisti subirono un lungo embargo.
Poi sono venuti dei quaquaraquà di destra soprattutto, ma anche di sinistra, per cui oggi siamo obbligati a sentire come una grande vittoria quella del No al recente referendum.
Un’ultima annotazione. Andreotti, quando era ministro degli Esteri, fece una politica di appeasement con i Paesi mediorientali di cui beneficiamo ancora oggi, una politica allora difficile perché eravamo pur sempre sotto il controllo degli americani.
senilità
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Sicuramente Fini spesso mostra una senile nostalgia della giovinezza che lo porta a attribuire rivalutare positivamente la qualunque, ma in questo caso nel confronto tra gli esponenti DC del dopoguerra (con tutta loro disonestà corrente e ipocrisia espressamente ricordate) e la classe politica odierna quanto a qualità personali e onestà media, condivido il giudizio di Fini: il degrado attuale è evidente.
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no, ha messo tutto nel frullatore e ne è venuto fuori un liquido indefinibile.
Tutti i politici del dopoguerra, fino alla metà degli anni 50, meno i missini e l’uomo qualunque, erano di altra fattura morale ed etica. Poi la natura italica ha preso il sopravvento.
Video di Biagi e Gregoretti 1962
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“La Dc fu l’ultima classe dirigente”
Concetto che circola parecchio da un pò di tempo a questa parte.
Forse c’era qualcun altro oltre ai DC.
Comunque forse ci siamo scordati cos’erano………..uno stagno?, una palude?
Diciamo che erano “normali”, son quelli di adesso che son proprio scarsi.
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