Le cose però ad un certo punto sono sfuggite di mano; qualcuno ha sollevato il telo e la favola del Sì è sparita

(di Francesca Carone – ilfattoquotidiano.it) – La campagna referendaria ha prodotto una prevaricazione ideologica nella sua esegesi distonica, inflazionando i valori della democrazia e del pluralismo. Il dibattito, soprattutto nella compagine del Sì, ha subìto slanci impattanti, a tratti fuorvianti, adattati al contesto politico della propaganda e personalizzati all’occorrenza, polarizzando idee e posizioni senza un barlume di mediazione o sfumature intermedie.
Per capire l’impatto della campagna referendaria sull’opinione pubblica bisogna partire dalla sua genesi. La riforma scritta dal Ministro Nordio è venuta alla luce nell’alveo di un dibattito unilaterale, seguendo un asfittico percorso burocratico, svuotato e privo di un dialogo costruttivo primordiale tra maggioranza e opposizione. Una scelta che ha presentato un conto salato: una maggioranza e una opposizione spaccate e un dibattito condotto sulla linea di “difesa e giustificazione” della riforma giudiziaria. Nulla (o quasi) si è capito dei contenuti e delle motivazioni che hanno spinto Nordio a voler modificare ben sette articoli della Costituzione (gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110). Una crepa che doveva essere sanata “all’origine” attraverso azioni propedeutiche di democrazia parlamentare, volte al discernimento dei nuclei fondanti della riforma e ad un confronto serio e costruttivo con le parti, attraverso un dibattito concentrato sui contenuti e sul merito.
Questo vuoto dibattimentale ha determinato un’anomalia strutturale nella dialettica della campagna del Sì, esternata con posizioni polarizzate, accompagnate da un linguaggio esponenziale, debordante, spersonalizzato e poco assertivo. Il dibattito che è venuto fuori si è articolato in una forma di difesa a pugni stretti e toni alti.
Il linguaggio e la tecnica della campagna referendaria pro riforma hanno seguito il percorso di una televendita pubblicitaria a forte impatto emotivo e manipolativo. Una vera e propria “campagna pubblicitaria” di una riforma che ha preso le distanze da ben 7 articoli della Costituzione. I protagonisti della maggioranza, quelli dei piani alti, hanno sdoganato per giorni tecniche e strategie di “vendita” del Sì, anche attraverso il “voto di scambio”, sistemando sugli scaffali della propaganda, ad altezza d’uomo, motivazioni spesso bislacche e fuori contesto, fortemente impattanti su idee e posizioni politiche della gente. L’obiettivo era puntare sulle paure e sui moti di rabbia e di riscatto degli italiani, esposti ad una crisi economica, politica e sociale ormai endemica, oscurando la verità effettiva di una riforma giudiziaria, approvata in via definitiva dal Senato il 30 ottobre 2025 (con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti), senza la maggioranza dei due terzi dei componenti, aprendo la strada al referendum costituzionale confermativo.
Una riforma piena di incongruenze e interrogativi di ordine politico ed etico. La Campagna referendaria del Sì ha presentato la riforma alla stregua di un cartellone pubblicitario dai colori sfolgoranti e dalle sfumature ad effetto; una scelta che ha ricordato il famoso hamburger pubblicitario nel film con Michael Douglas Un giorno di ordinaria follia, dove il protagonista si rende conto che l’hamburger della pubblicità non corrisponde a quello reale che gli viene servito nella famosa scatola del McDonald’s. Capisce che la pubblicità è ingannevole e menzognera e che quel misero panino, triste e anemico, è totalmente diverso da quello del cartellone pubblicitario, che tutti mangiano rassegnati senza dire una parola.
Veri e propri “cartelloni virtuali” del Sì sono stati infilati nei palinsesti e nei social; eloqui ridondanti e postulati fuorvianti somministrati quotidianamente e accompagnati da un linguaggio fermo e deciso, come chi è convinto di dire la verità. Aneliti sonori hanno invaso e impressionato, con una drammatizzazione strehleriana, i territori virtuali del Sì, fino a spingersi all’inverosimile, ipotizzando (in caso di vittoria del No) cataclismi giudiziari della natura più svariata (condannati risarciti, casi giudiziari emblematici, bambini strappati alla famiglia) con tutto il repertorio di sgrammaticature e commistioni narrative “naif” accompagnate da una strabica enfasi comunicativa. Tutto è finito nel pentolone dorato di una narrazione costruita a tavolino, e, come nelle migliori tradizioni delle campagne pubblicitarie, tutto il “globo terracqueo” sembrava magicamente invaso dagli effetti miracolosi del Sì: famiglie del mulino bianco felici nei boschi, giustizia uguale per tutti, immigrazione contrastata, cattivi puniti, processi giusti… e, come cantava Lucio Dalla, tre volte Natale e festa tutto l’anno…
Le cose però ad un certo punto sono sfuggite di mano; qualcuno ha sollevato il telo e la favola del Sì è sparita! Il fervore intimo di alcuni rappresentanti politici ha avuto la meglio e la paura di perdere il referendum ha determinato la disfatta di Caporetto: dal famoso deputato che ha incoraggiato il “voto di scambio”, al Capo di Gabinetto che ha assimilato la magistratura ad un plotone di esecuzione, mentre un altro la paragonava al cancro.
Poi tutto è precipitato quando, per una strana congiunzione astrale, una manina ha oscurato definitivamente la campagna pubblicitaria del Sì con il famoso caso Delmastro. Una disfatta che ha rotto gli argini di una goffa, imbarazzante, ancorché vacua, propaganda elettorale del Sì, strumentalizzando la realtà e manipolando gli elettori.
C’era spazio per un dibattito costruttivo e democratico lanciato da intellettuali, politologi e storici. Bastava interloquire e confrontarsi con loro fin dal concepimento della riforma, in forma istituzionale e democratica. Senza slogan, sensazionalismi, enfasi e storture. Con umiltà e senso dello Stato.
Battaglia all’ultimo voto
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Referendum giustizia 2026, i risultati: chi ha vinto. Prima proiezione: il No verso la vittoria con il 53%
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#CiaoneGioggia 👋👋👋
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Lo spoglio delle schede procede veloce, ed è quasi al completo: quando sono state scrutinate quasi 55mila sezioni su 61.533, il No è avanti al 53,91%, mentre il Sì resta staccato al 46,09%. continua su: https://www.fanpage.it/live/referendum-giustizia-2026-diretta-live-risultati-lunedi-23-marzo/ https://www.fanpage.it/
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COSA diceva la regina delle televendite, Wanna Marchi: The assholes must be fucked in the ass? Fatto ✅
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