Le affinità con Ferragni. Il problema non è Fedez. Quello fa Fedez. La sua virata a destra è ormai cosa nota da tempo e lo ha aiutato a galleggiare nel periodo delle amicizie pericolose tra ultras della malavita e Fabrizio Corona. Quando temeva di affondare con la ex moglie […]

(di Selvaggia Lucarelli – ilfattoquotidiano.it) – Il problema non è Fedez. Quello fa Fedez. La sua virata a destra è ormai cosa nota da tempo e lo ha aiutato a galleggiare nel periodo delle amicizie pericolose tra ultras della malavita e Fabrizio Corona. Quando temeva di affondare con la ex moglie – in pieno Pandoro gate – ha iniziato a flirtare con Cruciani, ad andare a pranzo con Giambruno, a invitare nel podcast Vannacci, Gasparri, Capezzone, Sechi, il social media manager di Meloni, ad andare in barca con La Russa e Santanchè, a dichiarare pubblicamente che Salvini – patatone – gli era stato vicino quando era malato e che Meloni comunica meglio di Schlein. Ci mancava solo che dicesse “e comunque Crosetto è anche un bell’uomo”. Quindi no, Fedez che corteggia Meloni perché vada ospite da lui (lo aveva già anticipato mesi fa) e di conseguenza a promuovere il sì al referendum, non stupisce. Appena Meloni ha accettato perché molto preoccupata per l’esito del referendum, il rapper si è precipitato a inviare mail (il 12 marzo) a Conte e Schlein per simulare par condicio e – giustamente ignorato dagli altri due – si è portato a casa l’intervista alla premier.
Ripeto. Fedez fa Fedez. Il problema è Giorgia Meloni che fa Chiara Ferragni. Per anni Chiara Ferragni ha rifiutato qualunque intervista con i giornalisti, a parte i pochissimi di cui si fidava. Regina dell’autonarrazione, ha sempre temuto il confronto, le domande, le critiche (chi vi ricorda?). Lei si raccontava da sé sulle sue pagine, era protetta dal suo cerchio magico di mamma e sorelle, restituiva al Paese un’immagine di sé perfetta e inaffondabile. Esattamente come Giorgia Meloni, laddove mamma Anna era mamma Marina, dove Arianna era Valentina Ferragni e i giornalisti – a parte l’esercito dei lecchini – erano tutti degli stronzi. Pericolosi. Infidi. Capaci di tutto, perfino di fare domande scomode.
Poi, un giorno, Chiara Ferragni è inciampata in Fedez e ha capito che lui le avrebbe allargato il pubblico, senza ancora sospettare che le avrebbe pure accorciato la vita di almeno 20 anni (Fedez è più logorante del lavoro nelle miniere di carbone nel Sulcis). E così, in effetti, è stato. Ferragni è diventata nazionalpopolare e anche molti maschi under 25 (un pubblico che lei non aveva) hanno iniziato a conoscerla. Giorgia Meloni, alla vigilia del voto per il referendum sulla giustizia, ha completato la sua trasformazione in Chiara Ferragni. Dopo una sfilza di rifiuti a interviste serie e rigorose di giornalisti che non fossero i paladini del sì (nel senso di “Sì Giorgia, obbedisco”), ha deciso di chiudere la campagna referendaria sedendosi sulla scomodissima poltrona del podcast di Fedez. Proprio lei, quella che in pieno Pandorogate sbraitava dal palco di Atreju: “ll vero modello da seguire non sono gli influencer che fanno soldi a palate indossando vestiti o mostrando borse o facendo eco al design o promuovendo carissimi panettoni, facendo credere che si farà beneficenza ma il cui prezzo serve solo a pagare cachet milionari. Il vero modello da seguire è quello di chi quelle eccellenze le inventa, le disegna e le produce. E ai giovani bisogna spiegare che crearli quei prodotti è più straordinario che limitarsi a mostrarli!”.
Per la cronaca, Fedez replicò: “È singolare che pochi minuti fa la presidente del Consiglio abbia deciso di salire sul palco per parlare delle priorità del Paese. Avrà parlato della disoccupazione o della manovra che stanno facendo col c*lo o della pressione fiscale? No, ha deciso di dire ‘diffidate dalle persone che lavorano sul web’. Questa è la priorità del nostro presidente del Consiglio”. Insomma, si schifavano reciprocamente, poi devono aver pensato che l’uno poteva tornare utile all’altra e improvvisamente né il governo né gli influencer che esibiscono ricchezza fanno poi così tanto schifo. Del resto la nostra premier esibisce maglioni da cinquemila euro di Cucinelli e compra ville milionarie con piscina, la ricchezza non fa schifo neppure a lei.
Resta solo da capire quanto la mossa di Giorgia Ferragni sia furba. Ha intercettato nuovi elettori o vecchi detrattori di Fedez? Perché la premier ha accettato convinta di poter allargare la platea giovane dei potenziali votanti, ma non ha tenuto conto del fatto che questa ospitata ha il sapore della mossa disperata, della premier che chiede aiuto, per il referendum sulla giustizia, a uno che fino a ieri (e forse oggi) era il best friend di Luca Lucci e altra bella gente. A uno che ormai ha la credibilità sotto le sneakers. E non sono neppure le amicizie di Fedez il problema, visto che Meloni ne ha anche di peggiori. È proprio l’operazione in sé a essere grottesca.
Meloni inizia a scimmiottare la propaganda trumpiana, quella delle ospitate dai peggiori podcaster del Paese, corteggiando soprattutto il pubblico meno istruito, giovane e principalmente maschile. In un momento, per giunta, in cui gli effetti dell’elezione di Donald Trump si fanno sentire a suon di bombe e/o scenari inquietanti in mezzo mondo, compreso il nostro Paese. E in cui per molti sta diventando chiaro che per scongiurare l’eventualità che si finisca in qualche baratro con Trump, è meglio liberarsi al più presto di chi gli giura fedeltà (la presidente del Consiglio, per esempio). Non so se la scelta di Giorgia Ferragni sia saggia, so però che fine ha fatto Chiara Ferragni quando si è convinta che per allargare la platea e “vendere di più” avesse bisogno del marito: ha pensato che Fedez fosse un trampolino, ha scoperto un attimo dopo che era una botola. Quel “sì” le è costato carissimo. Chissà che questa corsa al “sì” non costi altrettanto caro alla novella sposa.
Spot sui carburanti: la paura del voto fa tagliare le accise al governo https://infosannio.com/2026/03/19/spot-sui-carburanti-la-paura-del-voto-fa-tagliare-le-accise-al-governo/
A quattro giorni dal Referendum del 2016 Renzi diede una mancia ai lavoratori del pubblico impiego ma, diversamente da quanto accadde alle Europee del 2014 (bonus 80 euro), la ‘marchetta elettorale’ non gli portò fortuna. Renzi straperse il Referendum e si dimise. https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/30/pubblica-amministrazione-firmato-accordo-quadro-sul-contratto-aumenti-non-inferiori-a-85-euro-medi-al-mese/3228421/
Vedo diverse analogie tra quel Referendum e quello di oggi:
1 Sondaggi con il Sì avanti, poi rimonta del No; https://it.wikipedia.org/wiki/Sondaggi_sul_referendum_costituzionale_in_Italia_del_2016
https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/18/referendum-lultimo-sondaggio-prima-del-silenzio-no-davanti-di-5-punti-ma-il-25-per-cento-e-ancora-indeciso/3203664/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/05/referendum-nordio-sondaggio-ipsos-affluenza-notizie/8314622/
2 ‘Marchette elettorali’ per far vincere il Sì;
3 Metodi clientelari; https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2016/11/18/della-costituzione-me-ne-fotto-qua-arrivera-un-fiume-di-soldi/3201562/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/15/sistema-clientelare-fratelli-italia-referendum-notizie/8325235/
4 Presenza abnorme del governo in tv; https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/19/referendum-esposto-del-comitato-del-no-nei-tg-rai-presenza-abnorme-del-governo/3204594/
https://www.repubblica.it/politica/2026/02/23/news/pd_m5s_avs_referendum_giustizia_2026_governo_meloni-425177387/
5 Giudizio sul governo.
Ora manca solo la vittoria del No al 60%. 😀 http://www.corriere.it/referendum-costituzionale-2016/notizie/referendum-costituzionale-2016-risultati-860b84aa-ba6a-11e6-99a2-8ca865283c9e.shtml
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“Bucca tua santa”, Mathias!!!
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