
(ANSA) – PISA, 19 MAR – Regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza compromettere occupazione e crescita. Lo dice uno studio dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista internazionale Economic Modelling. La ricerca ha analizzato il caso italiano utilizzando il modello macroeconomico Eurogreen.
Le simulazioni, spiega l’ateneo, “mostrano che un salario minimo fissato a 10 euro l’ora è particolarmente efficace nel ridurre il lavoro povero e le disuguaglianze diffuse, aumentando i redditi più bassi: il salario massimo, fissato nelle simulazioni a 40 euro l’ora, agisce invece sulla parte alta della distribuzione e contribuisce in modo significativo a ridurre il divario retributivo fra uomini e donne”.
Per la ricerca “sul piano macroeconomico occupazione e produttività restano sostanzialmente stabili nel medio periodo: l’aumento dei salari più bassi tende a rafforzare la domanda interna, compensando gli effetti legati all’aumento dei costi del lavoro, mentre il contenimento dei redditi più elevati non produce impatti negativi rilevanti sull’attività economica complessiva”.
“Il dibattito pubblico – osserva Simone D’Alessandro, professore del dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa – spesso contrappone equità ed efficienza ma il nostro lavoro mostra che, se valutate in modo sistemico, politiche salariali ben calibrate possono ridurre le disuguaglianze salariali e di genere senza generare effetti macroeconomici destabilizzanti”.
Lo studio, conclude il docente, “si inserisce in un contesto particolarmente critico per il mercato del lavoro italiano, visto che negli ultimi trent’anni l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse in cui i salari reali medi sono diminuiti, a fronte di una crescita diffusa negli altri Paesi avanzati”.
Quella del salario minimo e, più in generale, degli stipendi italiani da strozzini, sono battaglie politiche sacrosante.
Ma penso siano perfettamente inutili se a monte manca la lotta contro i veri mostri che stanno facendo carne di porco dei diritti: trattati e alleanze.
Vanno ridiscussi seriamente: questa €uropa è un colosso dai piedi di argilla e la Nato una voragine divora miliardi che agisce per accontentare i soliti noti.
Queste due entità hanno trascinato i popoli europei nel disastro che stiamo vedendo.
Le attuali classi dirigenti vanno mandate a casa! Questa è la priorità delle priorità .
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L’articolo di per se dice ben poco, al contrario il risultato della ricerca dice molto.
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0264999326000246?utm
Partiamo con l’osservare che si tratta di un model dependant bias basato sulla domanda.
L’ipotesi di partenza è: se aumento i salari, aumentano i consumi e aumenta la crescita; una visione tipicamente keynesiana (spoiler: valida in un’economia chiusa. In un’economia aperta l’aumento dei salari aumenta si la crescita ma ci si dovrebbe chiedere anche dove).
L’altra ipotesi di partenza è che le imprese assorbano i costi, non licenzino e/o non delocalizzino.
Il modello tratta il salario massimo senza tenere in considerazione gli effetti comportamentali: i manager possono andare all’estero o ottenere compensi tramite bonus o stock options; cioè adottare comportamenti elusivi che hanno effetto anche a livello fiscale.
Il modello assume che gli effetti della globalizzazione siano molto limitati: poca mobilità internazionale di capitale e lavoro.
Il modello assume che non ci siano shock, siano essi di natura endogena o esogena.
Il modello ipotizza che l’ambito legale (in Italia?) sia efficiente: poco lavoro nero/sommerso, rispetto delle regole, poca elusione/evasione.
Infine, l’ultima ipotesi è che la produttività sia stabile o cresca leggermente
Sotto queste ipotesi (da libro delle fiabe), il modello funziona.
Ma l’Italia è
Un paese a bassa produttività per non dire stagnante; in tale contesto il salario minimo diventa o inflazione o delocalizzazione/chiusura, punto totalmente ignorato nella ricerca
Un paese dove sommerso, elusione ed evasione sono quasi istituzionalizzati
Un paese caratterizzato da imprese piccole e fragili; un conto è aumentare il salario minimo nell’industria, altra cosa è farlo nella ristorazione, nei servizi a basso valore aggiunto, nelle micro imprese a conduzione familiare.
Un paese caratterizzato da una forte disomogeneità, non solo a livello territoriale, della produttività.
https://www.theglobaleconomy.com/rankings/productivity_current_USD/OECD/
Diceva Foscolo: gli uomini muoiono, ma le loro idee rimangono.
Analogamente: Wanna Marchi è uscita di scena, ma i discepoli sopravvivono.
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