
(di Veronica Tomassini – ilfattoquotidiano.it) – Ricordo, quando ero una ragazzina, il medesimo terrore. Ora si trattava di Gheddafi ora di Suddam Hussein. Allora era un terrore perfezionato dalla più profonda ignoranza, nel senso: credevamo che i nemici avessero davvero un nome ufficiale e dichiarato. Sigonella a pochi chilometri, accanto il polo industriale che fumava dalle torrette una molteplicità di veleni. I caccia sulla nostra testa.
Lo stesso frastuono pauroso, un clangore che detonava in tutti i cieli, frantumandoli, potevo udirlo in ogni guerra forgiata dal nemico, Bosnia, ex Jugoslavia, Kosovo. I caccia sulla testa. Oggi dico: sono sempre loro, gli sceriffi del mondo. Agitano gli specchietti. Noi siamo allodole intronate. E le torrette fumano ancora, da Sigonella partono o atterrano i caccia e a volte li chiamano droni. Siracusa sfonda la sola uscita sulle rive malate di un polo petrolchimico. Basterebbe intercettare quello. Sarebbe una pioggia di morte, il demone invisibile: acido solforico, etilene, mercurio, zampillano tra le varie possibilità.
Mi domando con quale sapienza si sia concepita una base americana accanto a un detonatore chimico, quale perversione abbia convinto l’architetto della stupidità belligerante. Faremmo la fine del topo, se un giorno si decidesse una vera ripercussione sugli alleati “moderati”, quelli che improvvisano disegni di difesa, pregni di molti se e di navi militari previdenti.
Gli alleati sono buoni, come gli sceriffi del mondo. Aiutano a importare qualcosa, contriti per la sorte di tutti. Per questo partono i caccia o li chiamano droni e sembra già un per sempre nefasto. Gli sceriffi del mondo motteggiano inni di distruzione, la loro personale eiaculazione sui nemici. Tutto il resto è un terrore supino, la fine del topo.
Commento rapido.
Quantifichiamo i pochi Km; sono circa 35 in linea d’aria e un 50na su strada.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro se l’autrice si riferisce un attacco con armi convenzionali.
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