
(Tommaso Merlo) – Trump è considerato un faro dalla destra nostrana, ma in realtà è un becchino. Il sovranismo si sta rivelando una sottocultura democratica tragicomica. Se i giudici gli danno ragione vanno bene, altrimenti sono nemici politicizzati da sottomettere. Ma invece di indire un referendum, Trump usa manganello e olio di ricino. Ha illegalmente trascinato il mondo nel caos coi suoi dazi demenziali, lo ha fatto fingendo l’emergenza per imporli per decreto ed una volta inchiodato, si è messo a sputare sulla Corte Suprema promettendo di trovare un modo per aggirare la sentenza. Un classico delle camice nere di oggi. La Costituzione non è un patrimonio comune garanzia per tutti, ma uno ostacolo al proprio potere che deriverebbe dai quattro tifosi che li votano pentendosi peraltro il giorno dopo. Non è certo un caso che il presidenzialismo e quindi l’accentramento di poteri sia un sogno della destra nostrana. Poi ti capita uno squilibrato come Trump sul balcone e ti ritrovi nel baratro a furia di credere, ubbidire e combattere perché il duce ha sempre ragione. Trump non lo ha ancora capito, ma i dazi sono sostanzialmente tasse sugli americani che hanno colpito le classi medio basse perché quando aumentano i prezzi al supermercato, i ricchi non se ne accorgono neanche. Trump ha rubato intorno ai 140 miliardi di dollari ai suoi cittadini e adesso li deve restituire. E se non bastasse, Trump ha contemporaneamente ridotto le tasse ai miliardari e smantellato uno stato sociale già ai minimi termini. Altro classico. La destra che aizza le masse per conquistare il potere e una volta nei palazzi le tradisce facendosela con ricchi e potenti mentre poveri e fragili diventano di colpo perdenti da colpevolizzare e lazzaroni da ignorare o minoranze da perseguitare. Una destra popolare in campagna elettorale ed oligarchica una volta al potere illusa che la crescita ricada magicamente a cascata su tutti. Già, come no. A furia di inginocchiarsi ai miliardari, l’ingiustizia sociale ha raggiunto livelli talmente folli da essere ormai socialmente pericolosa. La verità è che non ci sono alternative allo stato per distribuire la ricchezza prodotta e che la cosa pubblica deve dominare quella privata e non viceversa. Una sfida epocale che riguarda tutti, ma per i camerati ogni passo indietro è una sconfitta e ogni ammissione, debolezza. Arroganza e faziosità che aggravano l’ignoranza con lo scarso spessore dei ducetti di oggi che fa il resto. Da brividi la composizione dell’odierno Asse di Ferro con la combriccola italiota che segue Trump anche al cesso, fenomeni da baracconi del calibro di Milei ed Orban mentre come ideologo hanno quel pervertito di Steve Bannon. La debacle sui dazi, conferma come ormai solo i tribunali riescono a contenere la smania fascistoide di Trump. I suoi viscidi abusi di potere, la persecuzione dei nemici politici, le squadracce per le strade, gli strappi costituzionali, la prepotenza anche internazionale. Trump ha usato i dazi per ricattare il mondo intero, per piegarlo al suo ego tossico e per ingrassare gli affari di famiglia. Un livello di corruzione anche morale davvero impressionante e che conferma come il sovranismo sia un tragicomico vicolo cieco. Altro che uomini forti, servono uomini umili, capaci e in grado di provare empatia verso il prossimo. Altro che gerarchia, serve partecipazione. Altro che propaganda, serve verità e onestà intellettuale. Altro che fedeltà, serve sapienza. Non ducetti su qualche balcone mediatico, non gerarchi complici ed inermi, non parlamento ridotto a bivacco di manipoli e magistratura al guinzaglio, ma una democrazia autentica. Non utopia, ma realistico e sacrosanto obiettivo di dar vita ad una democrazia in cui il potere torni ad appartenere al popolo che lo esercita al meglio delle sue capacità per il bene della propria comunità e del mondo intero. Non ducetti ed oligarchi, ma cittadini consapevoli che si uniscono per dar vita ad una politica sana e al servizio esclusivo del bene comune a partire dai più fragili. Non ducetti ed oligarchi, ma cittadini consapevoli che esprimono classi dirigenti all’altezza, rispettose delle istituzioni e che si impegnano con serietà ad affrontare le grandi sfide del momento. Trump ha il pregio di aver mostrato al mondo cosa sia davvero la sottocultura democratica sovranista e come meriti giusto il cassonetto della storia. Più che un faro, un utile becchino.
Realtà Della Vita
Ultim’ora dagli Stati Uniti: secondo alcune fonti mediatiche, alcuni senatori avrebbero discusso la possibilità di ricorrere al 25° Emendamento in relazione alla posizione del presidente Donald Trump. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali definitive, ma il tema sta alimentando un acceso dibattito politico e costituzionale a Washington. La questione riguarda uno degli strumenti previsti dalla Costituzione americana per affrontare situazioni straordinarie legate all’idoneità del presidente in carica. #StatiUniti #DonaldTrump #PoliticaUSA #25Emendamento #fblifestyle
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in Sardegna si direbbe: ma bucca rua santa!!!
🙏🙏🙏
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È di gennaio. 21 Gennaio 2026, 00:08.
Riguarda la Groenlandia. I democratici Yassamin Ansari, il senatore Ed Markey e la californiana Sydney Kamlager-Dove sollecitano l’attivazione del 25º emendamento contro Donald Trump, in relazione alle sue iniziative sulla Groenlandia.
Altri esponenti spingono invece per l’impeachment, un percorso però difficilmente praticabile, poiché i repubblicani detengono la maggioranza sia alla Camera sia al Senato.«Trump non è adeguato a guidare ed è chiaramente fuori controllo. Invocare il 25mo emendamento», ha scritto su X Kamlager-Dove. «Invocare il 25mo emendamento», ha dichiarato il senatore Markey. «Il presidente è estremamente malato di mente e sta mettendo le nostre vite a rischio.
Il 25mo emendamento esiste per una ragione — dovremmo invocarlo immediatamente», ha fatto eco Ansari.Il 25º emendamento consente di esautorare il presidente senza la necessità di formulare capi d’accusa: è sufficiente che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto inviino al Congresso una lettera attestando che il capo dell’esecutivo non è in grado di esercitare poteri e doveri del suo ufficio. In tal caso, subentra il vicepresidente. Se il presidente si oppone, decide il Congresso con una maggioranza dei due terzi.
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Quindi bisognerebbe aspettare le elezioni di midterm, sera do on un cambio sostanziale della maggioranza del Congresso…
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EC “… sperando in un… ”
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https://lavocedinewyork.com/news/2026/02/21/iran-i-legislatori-usa-intendono-limitare-i-poteri-di-guerra-di-trump/
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Viaggi internazionali nel calo negli USA: le politiche migratorie frenano i turisti.
Undici milioni di visitatori stranieri in meno nel 2025, miliardi di dollari di perdite. Restrizioni e controlli più severi. La flessione deriverebbe almeno in parte dalle politiche restrittive dell’amministrazione Trump.
Il nuovo divieto di ingresso esteso a oltre una dozzina di paesi, la “tassa di integrità del visto” da 250 dollari è i controlli più stringenti al confine, compresi quelli sui dispositivi elettronici, avrebbero scoraggiato i visitatori.In alcuni casi, i cittadini provenienti da stati che normalmente ottenevano solo un’autorizzazione elettronica potrebbero ora dover fornire fino a cinque anni di dati sui social media per ottenere i requisiti all’ingresso.
Secondo il WTTC, questa misura potrebbe tradursi in perdite fino a 15,7 miliardi di dollari di spesa turistica.Il risultato del decremento è osservabile soprattutto in Florida, uno degli stati più frequentati: i turisti canadesi sono diminuiti del 14,7%, mentre le compagnie aeree come WestJet e Air Transat hanno ridotto o sospeso i voli verso Orlando a fonte di una contrazione complessiva di visitatori da 12,35 a 12,2 milioni.
Anche New York, storicamente il principale magnete turistico degli Stati Uniti, riflette le difficoltà del comparto. Nel 2024 la città ha accolto circa 64‑65 milioni di visitatori, una cifra vicina ai livelli pre‑pandemia ma ancora inferiore a quella record di 66,6 milioni registrati nel 2019, con 12,9 milioni di arrivi internazionali nel solo 2024.
https://lavocedinewyork.com/news/2026/02/21/viaggi-internazionali-in-calo-negli-usa-le-politiche-migratorie-frenano-i-turisti/
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