(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – Gli incidenti stradali a Bologna sono diminuiti per numero e per gravità; e per la prima volta in trentatré anni (da quando le rilevazioni di questo tipo sono complete e attendibili) non si registrano morti tra i pedoni. È la conseguenza, ovvia, dell’introduzione del limite dei 30 all’ora in molte zone della città, sulla scia di molte altre città europee: per esempio Berlino, Parigi e Bruxelles.

Questa non sarebbe una notizia — sarebbe semplicemente la presa d’atto di un rapporto di causa ed effetto — non fosse che contro l’introduzione del limite dei trenta all’ora nei centri storici delle città italiane è in atto una furibonda battaglia politica “di destra”, con comitati, referendum, campagne di mobilitazione. Ho scritto “di destra” tra virgolette perché, pur essendo io notoriamente un elettore di sinistra, fatico ad attribuire a cuor leggero una etichettatura politica a una così sciocca e irriflessiva battaglia in favore delle lamiere accartocciate e delle corse in ambulanza. In altre parole, mi rifiuto di pensare, per dirla alla Gaber, che “l’ingessatura è di destra, la prevenzione di sinistra”.

Eppure è questo che dicono, sull’argomento in questione, le cronache politiche d’Italia, con le piste ciclabili e i trenta all’ora diventati bersagli politici fissi di una specie di lobbismo dell’acceleratore che nel caso migliore è marinettiano fuori tempo, nel peggiore è menefreghismo organizzato. Nell’ostinata attesa di una destra più decente, pregherei quella attiva di emendarsi, se possibile, di quest’aura mezzo ridicola mezzo detestabile di prepotenza stradale. Rallentare non è una sconfitta. Neppure un’offesa al tasso di virilità nazionale. È un punto a favore della gentilezza. È una conquista. Uguale per tutti.