(Dott. Paolo Caruso) – I lupi sono ritornati a scorazzare liberamente nel sottobosco della politica siciliana. Il Capo branco, Totò Cuffaro, ancora una volta è caduto nella rete tesa dai Magistrati (intercettazioni telefoniche, ambientali, ecc.). Da questo terreno paludoso è emerso un mondo politico malavitoso capace di condizionare, anche tramite fenomeni corruttivi, appalti, gare di procedure amministrative e concorsi, intervenendo prepotentemente nella spartizione delle nomine ai vertici delle Aziende Sanitarie Provinciali, accaparrandosi l’ASP di Villa Sofia Cervello di Palermo, l’ASP di Siracusa, l’Asp di Enna, favorendo anche la designazione in vari Enti regionali  di Uomini a lui strettamente vicini. Un altro lupacchiotto dal pelo liscio e lucente caduto nella trappola tesa dai Magistrati è il suo gemello e amico dei tempi che furono, Saverio Romano, che oggi milita non nella Nuova Democrazia Cristiana di Cuffaro ma nella formazione di  Noi Moderati di Lupi. Un partito del 1% a livello nazionale ma che sicuramente sa tutelare bene i suoi “interessi” a livello locale. Ai due esponenti di spicco della politica si affiancano i sedici “faccendieri” coinvolti a vario titolo nella stessa inchiesta giudiziaria. Per tutti comunque il PM ha chiesto gli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al “vecchio Lupo”  non è bastata la condanna a 7 anni di reclusione per favoreggiamento nei confronti di persone appartenenti a “Cosa Nostra” e rivelazione di segreto d’ufficio, ma come sembra essere dimostrato dai fatti pare non abbia imparato nulla ripercorrendo le trame criminose del recente passato, riproponendosi nel ruolo politico di Segretario della Nuova Democrazia Cristiana, di cui è padre fondatore. Ora che la Navicella Politica di Cuffaro si trova in brutte acque molti sono i Dirigenti della DC che prendono le distanze dal suo fondatore tra cui esponenti di primo piano  come la Presidente Nazionale e la sua Vice. Il Presidente della Regione Schifani come al solito si defila dalle sue responsabilità politiche, assolvendosi e ritenendosi all’oscuro di quel sistema clientelare malavitoso che ammorba l’isola, e di cui si nutre abbondantemente la sua fazione politica. Ormai essendo allo scoperto, il Presidente Schifani non può fare altro che intervenire che con la sospensione dei funzionari regionali travolti dalle indagini della Procura e con la cacciata  dalla giunta di governo dei due assessori democristiani come richiesto a gran voce dalle opposizioni. Un’altra pagina nera è stata scritta nella vita politica siciliana, una pagina in cui arroganza, attività malavitose e disonestà riaffiorano prepotentemente dalle accurate indagini della Magistratura, quella Magistratura che il governo Meloni vorrebbe assoggettare. Un vero biglietto di presentazione che ancora una volta la dice lunga sui politici a cui affidiamo la governance della nostra regione e dell’Italia Intera. E’ proprio vero allora che il lupo perde il pelo ma non il vizio.