L’acquisizione di Mediobanca da parte del Monte dei paschi di Siena pone due ordini di problemi. Uno nazionale, sull’indipendenza, la libertà e l’efficienza del nostro sistema economico. Uno europeo: la creazione di un integrato sistema bancario su scala continentale è un passo importante per poter investire in quei beni comuni, europei di cui abbiamo bisogno. E questa mossa va nella direzione opposta

(Emanuele Felice – editorialedomani.it) – L’acquisizione di Mediobanca da parte del Monte dei paschi di Siena pone due ordini di problemi. Uno nazionale, sull’indipendenza, la libertà e l’efficienza del nostro sistema economico. Uno europeo: la creazione di un integrato sistema bancario su scala continentale, concorrenziale, è un passo importante per poter investire in quei beni comuni, europei (che per dimensioni e interesse conviene produrre in maniera integrata), dalla difesa e sicurezza all’ambiente, al digitale all’intelligenza artificiale, di cui abbiamo bisogno; e questa mossa va nella direzione opposta.
«Abbiamo una banca»
Partiamo dal primo problema. Qui siamo al molto più, molto peggio, dell’«abbiamo una banca», l’infelice frase pronunciata da Piero Fassino quand’era segretario dei Ds (nel 2005), riferendosi all’acquisizione della Bnl da parte di Unipol.
Intanto per le dimensioni: in sé Bnl e Mediobanca sono all’incirca comparabili, ma Mediobanca è anche il primo azionista di Assicurazioni Generali, che da sola vale dieci volte Unipol; inoltre, Mediobanca in questo caso viene acquisita dal Monte dei paschi, già di suo più grande di Unipol.
Ma poi, anche (o soprattutto), per la natura di quest’operazione. Unipol non dipende dal governo o dalla politica, può avere un’affinità ideale con il centro-sinistra ma rimane un istituto privato (controllato dal non profit), che in quanto tale opera liberamente sul mercato; di improprio c’era quindi, semmai, quella frase di Fassino (che peraltro all’epoca era all’opposizione).
Le mosse del governo
Qui invece è ben altra cosa. Intanto abbiamo il governo, in prima persona. Che ha favorito l’operazione e punta a mettere uomini di sua fiducia alla guida di Mediobanca e, inoltre, ha ancora una partecipazione consistente nel Monte dei paschi (è stata ridotta a partire dal 2023, in ottemperanza agli impegni presi con la Ue quando la banca fu salvata nel 2017, ma rimane ancora all’11,7 per cento).
Del resto, Mediobanca giudica ostile la scalata, che viene mal vista anche dai mercati perché non sembra produrrà grandi sinergie. In sintesi: il governo procede a prendere il controllo, contro il parere dei mercati, di una parte importante del sistema bancario e assicurativo italiano, da cui dipende poi la vita di tante imprese private.
Giorgia Meloni crea così un sistema di controllo politico, perlopiù indiretto, sull’economia italiana, un controllo non motivato da esigenze economiche né tantomeno strategiche: ed è la prima volta che questo accade dai tempi della Prima repubblica (o del fascismo). Ripetiamo infatti che non c’è alcuna vera ragione economica dietro questa operazione (al contrario), né di interesse nazionale: è una mera operazione di potere.
La via della rinazionalizzazione
Il secondo problema riguarda l’Europa. Intanto, con l’attuale offerta Mps si pone al di sopra della soglia di acquisizione (20 per cento) fissata dalla Bce e bisognerà capire come rientrare. Ma non c’è solo questo. L’accorpamento, peraltro senza un chiaro ritorno economico, del nostro sistema creditizio sotto l’egida del governo non è quello di cui abbiamo bisogno.
Quello di cui c’è bisogno è un sistema creditizio concorrenziale, libero da ingerenze politiche, in cui le fusioni avvengano sulla base di vantaggi economici e possano avere, dove è utile, anche una dimensione sovranazionale.
È questa la strada che consente di completare il mercato finanziario europeo. E la creazione di una infrastruttura finanziaria europea, concorrenziale e sovranazionale, è indispensabile per attivare la gamba privata degli investimenti europei nei settori strategici e nei beni comuni, di cui si è detto.
L’Italia di Meloni sceglie invece la via della rinazionalizzazione, in tutti e due i sensi: politica e identitaria. Chi scrive, purtroppo, non è affatto stupito di questa “degenerazione”: le radici e i riferimenti ideali di Meloni e del suo partito portano tutti qui e, se non vogliamo scomodare il fascismo, basta guardare Viktor Orbán, Donald Trump, Vladimir Putin, esplicitamente lodati (sì, anche Putin, prima che invadesse l’Ucraina) e rivendicati come modelli, o alleati. È ora che anche i nostri “liberali” ne prendano atto.
Quando il buon Enrico parlòava delle questione morale si riferiva anche a questo…una forza politica per essere credibile deve essere fuori da Banche,Finanziarie e asssicurazioni…purtroppo invece sembra che la politica di oggi sia più interessata a fini speculativi che agli interessi dei cittadini.
Non riesco a capiure come una banca come il MPS abbia chiuso sportelli e filiali oggi possa acquisire Mediobanca.
Che sia soolo una questione Politica?
“Abbiamo Mediobanca”!
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piu’ che ad un “risiko” bancario…con questi “scappati di casa” abbiamo anche una “democratura” bancaria.
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Nel finale dell’ articolo esplode l’ americanismo neocon . I fascisti mondiali dell’ internazionale di Putin vengono messi all’ indice dai sostenitori dei nazisti banderisti ucraini . Prima però,per non farsi mancare niente, il giornalista zelante non ha potuto che criticare la duce per non aver fatto bene le lezioni che includono il riarmo e la gestione delle operazioni finanziarie ben gestite invece da Fassino . Magnifico !
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L’articolo sull’acquisizione di Mediobanca da parte di MPS si ferma alla crosta, senza dire nulla sulla mollica.
Primo: non è il governo a guidare l’operazione. Lo Stato ha ancora l’11,7% di MPS, ma i veri protagonisti sono i grandi azionisti privati – Caltagirone e Delfin in primis – che hanno sostenuto e reso possibile la scalata. Parlare di “controllo politico sull’economia” è fuorviante: è semmai il governo ad essersi calato le braghe di fronte alle pressioni di questi soggetti.
Secondo: l’operazione ha logiche industriali. Mediobanca ha una posizione di forza nel wealth management e in Generali (il vero bottino), MPS porta base clienti e dimensioni bancarie. È un rafforzamento del terzo polo, in linea con il consolidamento bancario che l’Europa incoraggia.
Terzo: evocare la “rinazionalizzazione” è pura retorica. MPS è quotata, vigilata dalla BCE (che ha autorizzato la fusione), e il mercato resta pienamente coinvolto.
Infine: Mediobanca non è più il “salotto buono” di Cuccia. Oggi è un player finanziario importante ma non più il perno del capitalismo nazionale.
L’Italia ha perso diversi grandi gruppi industriali o ne ha ridimensionato il peso internazionale (es. Olivetti, Montedison, parte della siderurgia, parte della chimica).
La finanza di relazione che Mediobanca incarnava aveva senso in un capitalismo nazionale con grandi imprese italiane integrate.
Oggi l’economia italiana è molto più fatta di PMI , meno adatte al modello Mediobanca.
Questo ha contribuito a ridurre il suo prestigio “sistemico” a favore di una specializzazione più finanziaria e meno industriale
Presentarla come la leva di un disegno politico è un’esagerazione nostalgica.
Il vero tema è un altro: la Procura di Milano indaga sulla vendita del 15% di MPS da parte del Tesoro, per verificare possibili irregolarità nell’acquisto da parte di Caltagirone, Delfin, Anima e BPM. In quella transazione il Tesoro ha perso valore, mentre i grandi azionisti hanno guadagnato moltissimo: un “regalo” da parte dei contribuenti, in pratica.
In conclusione: non è l’operazione in sé a essere sbagliata, ma il modo in cui è stata condotta.
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Però che foto …cosa si riesce fare con la IA. Anche Shrek diventerebbe Marlo Brando.
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Questa volta i “furboni del quartierone” l’hanno presa in quel posto. Quando furono loro ad avere la meglio fummo noi contribuenti a prenderla in quel posto. Fummo costretti a pagare con le nostre tasse il salvataggio di MPS. Oltre ad aver consegnato ai francesi una importante banca nazionale. Chi accusa il governo di non aver contrastato l’OPAS di MPS su Mediobanca non ha capito che a consegnare Mediobanca a MPS sono stati gli investitori italiani i quali, così facendo, hanno difeso anche noi risparmiatori. Solo gli agit-prop sinistrati possono dire il contrario.
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Segnalo : https://www.ilgiornaleditalia.it/video/video/729329/il-bilancio-che-divide-lue-2-000-miliardi-unucraina-da-ricostruire-e-un-sud-che-rischia-di-restare-al-buio.html
Il mio sottotitolo: Meloni canta mentre Roma brucia… la notiziona è che il Sud siamo noi 😉
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