“Il maggioritario è un orrore: così oggi il cittadino non vota, non vede e non sente”

(di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – In vista della tornata elettorale d’autunno ospiteremo in questa rubrica una serie di interviste sul ruolo e sul potere delle Regioni
Professor Francesco Pallante, tra qualche settimana molti italiani saranno chiamati al voto per elevare al potere delle Regioni nuovi cacicchi o confermare i vecchi. Non c’è una terza via?
La misura della debacle democratica sarà data dall’entità dell’affluenza alle urne. Purtroppo non eleggiamo presidenti ma padroni senza vincoli e senza responsabilità. Abbiamo conferito loro superpoteri che hanno legittimato un dominio assoluto.
Le Regioni sono imbottite di soldi.
È un sovraccarico di poteri ingiustificato, spesso, come si legge dalle cronache, generatore automatico di sprechi.
Cosa si può fare per cambiare verso?
Anzitutto fare in modo che gli elettori vadano a votare. Il sistema maggioritario ha mutilato la società della propria opinione e fatto lievitare la quota di chi non aspetta risposte, non sente passione. Il cittadino non partecipa, non vede, non sente.
Lei propone il proporzionale come palingenesi.
Il sistema proporzionale puro è l’unica medicina possibile per ridurre questa degenerazione padronale.
Ma il maggioritario fu scelto per dare più efficienza alla politica e chiudere il tempo delle negoziazioni permanenti, degli accordi sottobanco, delle crisi ripetute.
Le maggiori riforme sociali quando sono state prodotte dal Parlamento. Vogliamo ricordare quando è nato il servizio sanitario nazionale, o l’introduzione del nuovo obbligo scolastico piuttosto che lo statuto per i nuovi diritti dei lavoratori?
Per chi è nato nel Mezzogiorno il sistema proporzionale ha rappresentato un mercato a cielo aperto delle clientele.
E adesso invece? Siamo giunti alle monarchie assolute, ai domini di padre in figlio. Tutto dentro la più totale trasparenza. Disinibizione assoluta, nessuna vergogna.
Forse perché i cacicchi non hanno più l’assillo di rispondere all’opinione pubblica!
Da quando abbiamo introdotto il maggioritario tutti i governi sono stati di minoranza. Oggi Giorgia Meloni è a palazzo Chigi con il 28 per cento dei consensi rispetto al totale degli aventi diritto. È una democrazia felice, matura, piena?
La politica senza più i partiti è la radice quadrata della degenerazione.
E il maggioritario infatti uccide i partiti, conduce a leadership personali e solitarie.
Si diceva che fosse l’unico modo per aumentarne l’efficienza.
Invece esautora tutti i corpi collettivi. Le chiedo: facciamo il conto delle riforme precedenti all’instaurazione del maggioritario e quelle realizzate successivamente?
L’Italia però viveva crisi di governo ripetute, avvilenti.
Vero solo in parte. Quelle crisi avevano come fondale sempre la stessa maggioranza. Esisteva, a dispetto delle apparenze, una stabilità enorme.
Abbiamo immaginato che le democrazie liberali, quella inglese per esempio, rinnovassero metodi e sistemi di governo più trasparenti e collettivi. Abbiamo anche immaginato che la nostra economia ne avrebbe tratto vantaggio, vero?
Esattamente. Ecco i dati sul declino economico dell’Italia tratti da uno scritto dell’economista Guido Ortona: nel 1995, fatto 100 il PIL pro capite dell’Italia, il valore della Francia era 93.2, quello del Regno Unito 86.3, quello della Germania 101.5 e quello della Spagna 75.6. Nel 2022 la situazione era invece la seguente (sempre facendo 100 per l’Italia): Francia 111.6, Regno Unito 110.1, Germania 126.0, Spagna 92.4. Quindi nemmeno su questo fronte si possono riferire fatti clamorosamente positivi.
Lei concede al proporzionale puro ogni virtù.
Dico che è l’unico modo per far tornare la gente alle urne, ridurre il peso dei cacicchi, evitare la degenerazione personalistica. Ricorda Crozza? Faceva dire a Massimo Razzi, nel ruolo del politico trasformista per antonomasia: fatti pure tu un partito! Le Regioni sono imbottite di soldi e di poteri. E questo è il problema. Da enti programmatori a enti gestori: il salto in avanti ha contribuito a macchiare significativamente la reputazione.
Lei toglierebbe la sanità dalle mani delle Regioni.
Magari solo una bella cura dimagrante.
Non è aria.
Eh.
Sì, le regioni ce le potevamo tranquillamente evitare . Il nostro stato , nonostante le sue manchevolezze storiche , è riuscito nel dopoguerra a crescere ed aumentare il reddito ed il benessere delle masse senza le regioni e con governi spesso balneari dovuti al proporzionale . Proporziona che però portava più del novanta per cento degli elettori alle urne .
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Con il quorum al 5% il proporzionale senza premi, collegi uninominali, coalizioni prevoto, doppi turni, garantisce libertà, stabilità e rappresentanza, senza ricatti di voti in-utili. Germania insegna. Le alleanze si fanno dopo su un programma comune di mediazione fatto alla luce del sole ( e dei cittadini). Per questo terrorizza gran parte del Centro-destra e del PD.
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“Le alleanze si fanno dopo su un programma comune di mediazione fatto alla luce del sole ..”
Sono completamente d’accordo.
Fare alleanze prima del voto costringe una forza politica a correre senza distinguersi troppo dall’ alleato; ed è quello che in effetti sta accadendo da tre anni.
Ma ai supporter accaniti è sufficiente che il leader parli bene, faccia monologhi convincenti, compia azioni simboliche commoventi. È maestria nell’ uso della comunicazione: rotti gli argini alla emotività, il cittadino elettore non sa che farsene del ragionamento critico.
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Il bello delle regioni è che non si vede quello che fanno. Se il tuo comune non asfalta le strade, non apre asili nido e non organizza la festa patronale te ne accorgi e ti lamenti, se la regione si frega i soldi e basta…non se ne accorge nessuno!
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Campania, per Ruotolo il patto con De Luca è ‘una ferita’? Per noi campani è un’offesa personale
Di Antonio Marfella, presidente medici per l’ ambiente – Napoli 👇
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/01/campania-fico-ruotolo-de-luca-offesa-personale/8108606/
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E questo film dell’ orrore a episodi ha più di un regista.
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il sistema di voto è il maggioritario a turno unico. Accordi dopo il voto solo nel caso la maggioranza alle urne non raggiunga la maggioranza in consiglio. Ipotesi di scuola. Il.professore ha ragione su tutto, incluso il fatto che la cura sia il voto, non l astensione. Il maggioritario a un turno ama l astensione, che è l elettore più in sintonia col sistema di voto.
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