L’Europa non se n’è accorta, ma il presidente usa la leva economica per gestire il disfacimento dell’egemonia statunitense E per infilarsi nelle questioni giudiziarie dei governi, dal Brasile a Israele

(di Barbara Spinelli – ilfattoquotidiano.it) – Diplomafia: così viene chiamata dal giornale israeliano Haaretz l’offensiva globale che Donald Trump ha scatenato sui dazi.
A sorreggere la politica statunitense non ci sono ragionamenti commerciali, né economico-finanziari, e neanche geopolitici, contrariamente a quanto affermano alcuni esperti. La geo-politica presuppone una mente fredda, analitica, mentre quel che quotidianamente va in scena ai vertici degli Stati Uniti è uno spirito di vendetta ben conosciuto e praticato nel mondo dei gangster e dei mafiosi.
Contemporaneamente Trump è sempre più impelagato nelle losche vicende di Jeffrey Epstein, suscitando rancore in un elettorato cui aveva promesso la fine del connubio fra politica, affari, malavita e uso sessuale delle minorenni che lo Stato Profondo custodiva e copriva. Chi conosce la serie The Penguin avrà l’impressione di vedere Gotham City. Non è infranto solo il diritto internazionale e non sono esautorati solo gli organismi delle Nazioni Unite. Trump ostenta ammirazione per i Presidenti protezionisti ed espansionisti dell’Ottocento (William McKinley, James Polk, Andrew Jackson, famosi per la liquidazione dei nativi americani e per le annessioni delle Hawaii, della California, di parte del Messico). Ma essendo figlio del Novecento e delle sue guerre calde e fredde immagina che in quanto padrone della terra tutto gli sia permesso, e interferisce nei procedimenti giudiziari di Stati sovrani – amici e nemici– ergendosi a giudice supremo di un inesistente governo universale.
Gli esempi più clamorosi di questa soverchieria capricciosa e imperiale sono il Brasile e Israele. Nel primo caso si tratta di punire l’esecrato Presidente Lula; nel secondo di proteggere dai giudici Netanyahu, il servo che perversamente s’ingegna a asservire Washington, con l’aiuto inalterabile dei cristiani sionisti e delle lobby israeliane. Altri casi non meno gravi: il castigo tariffario promesso agli Stati che non rispettano le sanzioni contro Mosca e ai Paesi del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa).
La ragione economica per cui Trump ha annunciato dazi del 50% contro Rio de Janeiro è introvabile. Da 17 anni il Brasile importa dagli Stati Uniti più di quello che esporta (il surplus americano ammonta a 7,4 miliardi di dollari nel 2024, un aumento del 33% rispetto al 2023). Unico motivo che spiega la ghigliottina del 50% è il procedimento giudiziario contro Jair Bolsonaro, detto anche Jair Messias Bolsonaro e accusato di tentato golpe militare dopo le elezioni del 2022 vinte da Lula. Il modello imitato dall’ex Presidente era l’assalto al Congresso Usa che Trump favorì il 6 gennaio 2021, molto più raffazzonato di quello brasiliano ma inteso, anch’esso, a rovesciare il risultato elettorale. Trump è chiaro, nella lettera sui dazi inviata il 9 luglio al Presidente brasiliano: il processo contro Bolsonaro è “una farsa”, e Lula “sta intraprendendo una caccia alla streghe che deve finire IMMEDIATAMENTE!”. Qualche giorno prima aveva scritto sulla sua piattaforma social che Bolsonaro “non è colpevole di nulla, tranne di aver combattuto per IL POPOLO!”. La risposta di Lula è stata immediata e drastica: “Il Brasile è una nazione sovrana con istituzioni indipendenti e non accetterà alcuna forma di tutela… Non si fa ricattare, e non prenderà mai ordini da un gringo”.
Pur non essendo legato ai dazi, il caso Israele è simile. Da cinque anni Netanyahu è sotto processo per corruzione, frode e violazione della fiducia. Lo sterminio a Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania e le guerre in vari Paesi del Medio Oriente (Libano, Iran, Yemen, e sempre più apertamente Siria) puntano a un Grande Israele dominante nella regione, alla “soluzione finale” della questione palestinese, e simultaneamente a rallentare il processo. Anche in questo caso Trump non ha esitato a violare la sovranità di Israele e dei suoi poteri giudiziari. Sola differenza con il Brasile: Netanyahu non reagisce con l’audacia di Lula ma si felicita per le generose intromissioni del compare alla Casa Bianca, ringraziandolo e candidandolo addirittura al premio Nobel per la pace. Intervenendo sulla piattaforma Truth, Trump ha parlato ancora una volta, come nel caso brasiliano, di “caccia alle streghe” contro il compagno annessionista Netanyahu. Le accuse sono “basate sul nulla”, ha garantito al posto dei giudici, ed è giunto fino a minacciare “la sospensione degli aiuti militari se il processo non sarà annullato” (magari fosse vero). Il culmine della spudoratezza è stato toccato il 16 luglio dall’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee, che ha visitato Netanyahu durante una sessione del processo a Tel Aviv. Huckabee è un esponente degli evangelicali che appoggiano tutte le guerre e gli stermini israeliani, e anch’egli ha chiesto pubblicamente che il processo sia “annullato”, aggiungendo che le udienze mettono in pericolo i negoziati sugli ostaggi detenuti da Hamas. L’ambasciatore si è presentato davanti alle telecamere, al processo, tenendo in mano un pupazzo di Bugs Bunny vestito da Superman. Trump aveva già sbandierato il pupazzo, a giugno, quando aveva denunciato la “caccia alle streghe” contro il Premier israeliano e aveva spiegato che il suo complice-amico era perseguitato per inezie, come per l’appunto il maxi-pupazzo chiesto dalla moglie Sara al produttore cinematografico statunitense Arnon Milchan: “Il processo contro Netanyahu è una dissennatezza inscenata da procuratori fuori controllo”.
Non per ultimi vanno annoverati i dazi minacciati da Trump come rappresaglia iraconda contro i governi che si azzardano a aggirare le sanzioni che colpiscono la Russia, e contro le iniziative del gruppo Brics specie per quanto concerne la centralità del dollaro: “Ogni Paese che si allineerà con le politiche antiamericane dei Brics sarà colpito da tariffe maggiorate del 10%”, ha tuonato il 6 luglio.
In apparenza questi comportamenti sembrano indicare una supremazia globale degli Stati Uniti, simile a quella pretesa dopo la fine dell’Urss. Ma non è così, e Trump sta in realtà gestendo il disfacimento dell’egemonia statunitense. Disfacimento teatrale, volubile, e mortifero: il padrone è divenuto padrino. Per questo Pechino e la rinata potenza russa non riescono a fidarsi della sua parola. È quello che gli Stati europei, abituati a servire da quasi un secolo, faticano a capire. Si riarmano contro Mosca scimmiottando il predominio militare statunitense durante la Guerra fredda. Nemmeno si sono allarmati o adombrati, quando Trump ha paragonato il bombardamento delle centrali nucleari iraniane alle atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, e ha ricordato come in ambedue i casi – Iran e Giappone – la guerra si fosse conclusa presto e bene. Solo Tokyo si è irritata. I principali media europei continuano a inveire ossessivamente contro sovranismi e populismi, senza accorgersi che il sovranismo di Lula da Silva è il solo linguaggio decente con cui i popoli indipendenti e gli elettori possono identificarsi e forse conciliarsi.
brava Spinelli, grazie e speriamo che l Europa la smetta di credere agli asini che volano e reagisca
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ieri sera ho postato su una chat Telegram (propendente verso Trump:una botta al cerchio e uno alla botte) ciò che ha davvero detto
Donald Trump: Sapete, c’è un piccolo gruppo chiamato BRICS, che sta rapidamente perdendo importanza. Inizialmente cercavano di minare il dominio del dollaro e lo standard del dollaro.E ho detto a tutti i paesi membri di questo gruppo: “Imporremo una tariffa del 10%”. E cosa è successo il giorno dopo? Hanno organizzato un incontro, ma quasi nessuno è venuto. Hanno detto: “Lasciateci in pace”. Non ne avevano bisogno, non volevano trovarsi sotto le nostre tariffe. È sorprendente.Non permetteremo al dollaro di cadere. Se avremo un presidente intelligente, non permetteremo mai che cada. Ma se il presidente sarà uno sciocco, il dollaro potrebbe crollare. Come l’ultima volta — se gli aveste chiesto allora della caduta del dollaro, non avrebbe nemmeno capito la domanda. Ma non possiamo permettere che succeda di nuovo. La valuta di riserva è incredibilmente importante. Perderla è come perdere una guerra mondiale. Non permetteremo mai a nessuno di giocare con noi a questi giochi. Ecco perché, quando ho sentito parlare di questo gruppo BRICS, composto in sostanza da sei paesi, li ho affrontati molto duramente.Se mai cercheranno davvero di formare qualcosa di significativo, vi assicuro che finirà presto per loro. Non dureranno a lungo. Non credo che lo faranno mai. Già ora hanno paura di tenere i loro summit.Siamo stati in molti paesi. Il livello di rispetto per il nostro paese ora è incredibile. Per esempio, negli Emirati Arabi Uniti, dove siamo stati di recente, ogni leader diceva la stessa cosa: “Un anno fa il vostro paese era morto”. E lo dicevano proprio così. Non sapevo se rallegrarmi o offendermi. Ma avevano ragione, eravamo in grossi guai. Ora dicono: “Oggi avete il paese più caldo del mondo”. Ed è assolutamente vero. Abbiamo il paese più caldo, anche se fino a poco tempo fa eravamo lo zimbello del mondo intero…la risposta del proprietario del canale è stata :chiacchiere al vento riproponendo una cosa assurda.
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Trump è a tutti gli effetti un boss della malavita.
Il linguaggio che ha usato è quello e i mezzi pure.
E’ come se il mondo fosse governato da Al Capone.
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Il nazi-Bolsonaro è quello nella cui presidenza sono stati ridotti i diritti degli indios e moltiplicati gli incendi della foresta amazzonica.
Maledetto lui e tutti quelli come lui.
Quanto a Bibinazi, è ironico che sia processato per corruzione. Dovrebbe esserlo – non solo lui- per crimini di guerra e genocidio.
Strump è un cialtrone che recita sotto ricatto.
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Secondo me Trump è la medicina estrema per un malato estremo o per meglio dire l’ estremo tentativo di salvare il capitalismo consumista USA. È un po’ come Gorbaciov in versione americana .Tutti i comportamenti del presidente americano non sono altro che l’ esasperazione di quelli sempre sostenuto dai suoi predecessori solo che con lui sono caduti tutti i veli dell’ ipocrisia ed emersi in tutta la sua spudoratezza l’ arroganza ed il desiderio di potere su tutto il mondo.In questa situazione vi è di positivo che una parte del pianeta sa rispondere pan per focaccia,mentre la nostra decadente Europa è completamente succube anzi sconcertantemente autolesionista.
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