Stai a vedere che il ciuffo in capo Donald Trump s’è trasformato (finalmente!) nell’arma segreta delle sinistre planetarie. Il papa straniero che tutti aspettavano. Riconoscibile non solo […]

(di Pino Corrias – ilfattoquotidiano.it) – Stai a vedere che il ciuffo in capo Donald Trump s’è trasformato (finalmente!) nell’arma segreta delle sinistre planetarie. Il papa straniero che tutti aspettavano. Riconoscibile non solo perché nel reparto psichiatrico dei suoi social si traveste effettivamente da Papa con finimenti d’oro, il fondotinta mistico, il dito puntato al cielo a dirne la sua personale prossimità, lo sguardo maligno. Ma specialmente perché ovunque si voti, il suo faccione è diventato in cento giorni il più formidabile deterrente elettorale per tutte le destre sovraniste che inneggiano a lui e alla sua quotidiana guerriglia antidemocratica. Come lo è il suo alfabeto elementare, i suoi ordini esecutivi masticati a pranzo e cena per rompere le ossa ai diritti civili, per licenziare a migliaia gli impiegati pubblici, per la sua primordiale crudeltà contro i più deboli da inseguire, arrestare, esibire in catene, proprio come ai tempi delle navi negriere che stanno a fondamento della ricchezza americana e ora, cacciando i nipoti di quegli schiavi, della sua miserabile morale.

I canadesi sono scappati a gambe levate dalla sua effige. Gli australiani pure. A breve lo faranno gli elettori di Singapore. Tutti temendo di finire nel tritacarne del Bullo Planetario. E dunque facendo vincere a mani basse liberal e laburisti sovvertendo in un soffio di buon senso tutti i sondaggi precedenti che li davano sconfitti.

Si chiama eterogenesi dei fini, anche se spiegato per bene a Trump o al nostro Salvini Matteo, non capirebbero, metterebbero mano alla pistola o al rosario.

Meglio così.

Speriamo solo che questa lezione – forse vitale – serva anche dalle nostre parti. Dove la sinistra italiana a forza di litigi, distinguo, inimicizia, è sempre arrivata spettinata, divisa, rancorosa agli appuntamenti elettorali al punto da vanificarli anche quando vinceva, per dirne il virale infantilismo. Le centocinquanta parole della propaganda di Trump, astutamente esibite, astutamente capovolte, sono la strada che serve.