(Giancarlo Selmi) – Impossibile non citare Popper quando si parla della fine indegna che ha fatto l’informazione in Italia. “Se un edificio cade e la televisione non lo dice, non è mai caduto”. È un metodo e tale metodo può essere assimilato a ciò che il grande Popper chiamò “induzione”. Ogni volta che guardo il pessimo (per gran parte del lavoro che svolge, salvando qualcosa) Formigli, il metodo mi torna in mente.

Questo signore ha un evidente problema con Giuseppe Conte, con il Movimento 5 Stelle e con il suo elettorato. E non riesce a trattenere la sua poco sana passione, infilando Conte in ogni occasione. Lo farebbe anche se l’argomento fosse la percentuale di riproduzione del cammello pezzato. Ci fa assistere a teatrini di pessimo gusto, coinvolgendo, peraltro, interlocutori molto più intelligenti di lui in un lavoro di “splendida manipolazione”.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, lo ha rifatto. Prima con Floris e poi con Michele Serra. Il secondo si è salvato, il primo si è coinvolto appassionatamente. Il solito teatrino con la parola “populismo”, la più amata da chi non accetta che qualcuno possa pensare alle necessità degli invisibili, altrimenti detti “ultimi”. E, a parte questo, via con l’attacco a Conte, in contumacia, con un’affermazione fake, proposta con la veste di verità assoluta

“Conte non attacca Trump e sulla guerra ripete ciò che dice Salvini”. Cosa non solo fake, ma una merdata assoluta con un grado di scorrettezza e manipolazione che definisce l’eccellenza nella disonestà intellettuale. Ma ciò che mi ha indignato è stato assistere a un dialogo fra due giornalisti, o supposti tali, che, invece di presentare fatti, hanno presentato le loro idee e opinioni, le loro menzogne, travestendole cinicamente e scorrettamente da verità assoluta.

Una vergogna