
(Tommaso Merlo) – Gaza resiste ancora dopo undici mesi. È questa la notizia di cui nessuno parla. Gaza ha già vinto se si considerando le forze in campo. E comunque vada a finire. Il mega esercito israeliano supportato della superpotenza americana, al momento è riuscito giusto a radere al suolo quartieri residenziali e sterminare decine di migliaia di donne e bambini innocenti. Non solo orrende atrocità, ma anche una immane figuraccia militare e una sconfitta politica devastante. Mentre Hamas dilaga in tutto il Medioriente e la causa palestinese non è mai stata così al centro del mondo, Israele ha mostrato il vero volto dell’ideologia sionista e confermato il fallimento storico dello stato ebraico così come è stato concepito. Lo dicono i fatti. Oltre settant’anni di violenze ed apartheid per ritrovarsi alla fine davanti ad un genocidio, con altri due fronti aperti e mai così debole ed isolata. Il sionismo è ricorso alla violenza fin dal suo sbarco a Giaffa e tirando le somme è riuscito giusto a rubare terre altrui ma non certo a coronare i suoi sogni piegando la resistenza palestinese. Ai propri cittadini non riesce a garantire nemmeno sicurezza e stabilità mentre a Gaza ha compromesso per sempre la sua reputazione internazionale. Ormai Israele gode giusto del supporto dei politicanti e dei giornalisti che ha corrotto nei palazzi occidentali, ma la stragrande maggioranza del pianeta lo vede come uno stato paria che ha moralmente perso il diritto di esistere così com’è al momento. Il fanatismo di Netanyahu e dei suoi complici politici, ha avuto il merito di accelerare un processo di autodistruzione che era in corso da tempo spazzando via decenni di ipocrita propaganda. I sionisti speravano che con l’attacco del 7 ottobre avessero ottenuto carta bianca per realizzare i loro deliri giovanili, ma esagerando ed agendo scompostamente la situazione gli si è ritorta contro. Come le ideologie del secolo scorso, anche quella sionista verrà spazzata via dalla storia dopo la tragedia di cui si è macchiata. Non è questione di israeliani e palestinesi, è questione di esseri umani che ritengono non vi siano ragioni al mondo per certi obbrobri. Ora si tratta di capire quando crollerà il regime sionista e poi come procedere. Se Netanyahu insisterà nello scontro frontale, la fine potrebbe essere vicina. Quanto al dopo, la soluzione più quotata rimane quella dei due stati. Il problema è che sarebbe il preludio ad altre guerre ancora più cruente. I traumi tramandati tra generazioni porteranno a nuove ondate estremiste da entrambe le parti e l’eventuale Stato Palestinese finirebbe progressivamente per organizzarsi anche militarmente e magari un giorno perfino cercare vendette e provare a riconquistare una terra che era sua. È indubbio che la sicurezza di Israele sarebbe a rischio e dato che di colombe a Tel Aviv ne volano ben poche dopo decenni di militarizzazione, faranno di tutto per boicottare tale soluzione. Sarebbe invece molto più intelligente e facile trasformare l’annessione in corso in unione. Al momento Israele controlla già le risorse palestinesi, controlla la moneta, controlla i confini, ha costruito strade ovunque in Palestina per raggiungere gli insediamenti e per ragioni di sicurezza. L’annessione della Cisgiordania è nei fatti quasi completata. Invece quindi di distruggere tutto e cacciare gli Israeliani dai territori occupati, sarebbe più intelligente e facile portare i palestinesi a Gerusalemme, nuova capitale di un unico stato federale israelo-palestinese. Due entità federate sotto un unico governo democratico laico in cui i 7 milioni di ebrei e i 7 milioni di palestinesi si dividano equamente istituzioni e potere. In modo che i due popoli abbiamo modo di preservare le proprie peculiarità ma anche essere costretti a convivere e quindi a crescere insieme colmando ogni fossato e curando le ferite. Solo così si può costruire la pace. Costringendoli ad abbracciarsi all’interno di vera democrazia in cui tutti abbiamo pari diritti e doveri in ogni angolo di quella terra maledetta. Un traguardo possibile se l’Occidente si assume le sue responsabilità storiche ed impone un processo costituente che porti alla nascita di un nuovo stato federale sotto l’egida dell’ONU almeno nella fase di rodaggio. Se invece nessuno riuscirà a fermare l’ideologia sionista e la violenza, si andrà inevitabilmente verso l’ennesima catastrofe e nel medio lungo periodo potrebbe essere a rischio la sopravvivenza stessa di Israele.
israele ha avuto un raptus omicida di massa.
Va intanto fermato, urgentemente, poi processato, poi deve pagare i danni, tutti, e poi eventualmente si discuterà su come stabilizzare l’area, tenendo conto delle rispettive colpe.
Magari fra qualche decennio, dopo aver chiesto perdono e pagato tutte le sue colpe, potrà tornare ad essere rispettato, prima direi che sarà difficile. Se insiste sulla sua strada folle rischia di essere cancellato dalle carte geografiche e ripartire con la disapora.
Chiunque giustifichi israele secondo me è o disinformato o ingenuo, o matto, o israeliano.
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I governi occidentali giustificano Israele. Non solo, lo sostengono. Così come sostiene Israele la stampa occidentale. Non c’è nessuno che ponga Israele di fronte a delle responsabilita per i crimini compiuti a Gaza. E nessuno che voglia fermare il colonialismo nrutale. Io conto su un sistema internazionale che faccia un giorno giustizia. Ma finora non ne vedo traccia.
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dissento dal” raptus” , Israele è da 76 anni che intende fare della Palestina la sua terra promessa per diritto divino . Con enormi genocidi e furti ai coloni . Il piano era chiaro fin dall inizio , la ” Bibbia e Dio in persona ” gi avevano promesso quella terra ( in realtà sono stati gli inglesi !) Il 7 Ottobre ha solo evidenziato che non vedevano l ora di scatenare una guerra totale , con la scusa che Hamas aveva ucciso i coloni dei kibbutz. Chi è l invaso e l invasore ? La doppia morale degli yankee, la guerra non finirà mai fino a che continuano ad essere il solito proterrato usa e europeo, inclusi gli inglesi, non molleraranno mai ! Debbono trovarsi un altra terra : non la Palestina!
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……o il componente tipo di una delle comunità ebraiche nel mondo. Se a Tel Aviv di colombe ne volano poche, temo che nella Diaspora ne volino ancor meno.
Ci sono alcune menti lucide che inorridiscono per il cammino intrapreso dalla società israeliana guidata dai falchi, ma è sufficiente navigare per i siti sociali della rete per trovare miriadi di affermazioni tipo “sterminarli tutti e che non ne rimanga uno vivo”, “deportarli in massa nel deserto e che si arrangino”, “a Gaza non ci sono innocenti “.
Nè le dichiarazioni degli esponenti della Diaspora fanno meglio sperare. Tutti, compresa la mite, almeno in apparenza, senatrice Liliana Segre, parlano del diritto di Israele a difendersi. Senza condannare che il giusto diritto a difendersi non dà diritto di genocidio .
Magari avesse una minima possibilità di realizzazione quanto auspicato dall’eccellente Tommaso Merlo. Io credo invece che è in atto una di quelle annichilazioni collettive di cui l’umanità si è macchiata nella storia, meno sanguinaria e brutale ma subdola e furba. E con lo stesso risultato finale, perché nessuno vuole vedere veramente cosa succede. La capacità e la volontà di capire è ferma all’orrore del 7 Ottobre, e solo a quello
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