(Stefano Rossi) – Matteo Giubilato, gestore della Casa del Popolo di Solaio, a Pietrasanta (LU), si accorge che una cameriera inizia a piangere.

Gli dicono che un avventore l’avrebbe apostrofata più o meno così: “Ehi tu, invece di stare a chiacchierare, alza le chiappe e vieni a sparecchiare”.

Non c’ha pensato due volte. È andato al tavolo per cacciare il maleducato e i suoi compari senza farli pagare: “I vostri soldi non li voglio. Alzatevi e andate via”.

Agli inizi del 1300, in pieno esilio, umiliato e povero, Dante Alighieri scriveva il Convivio.

Il titolo è tutto un programma: condividere la mensa, donare, condividere, festeggiare insieme.

Si era prefissato tre punti. Per questa storia, ci interessa uno in particolare: la nobiltà d’animo.

Gli uomini del Medioevo avevano ben chiaro cosa significhi la nobiltà d’animo.

Oggi, sarebbe interessante apprendere da un sondaggio quanti risponderebbero alla domanda.

Per gli uomini medievali, nobiltà d’animo, voleva dire essere puri verso se stessi, verso il prossimo, verso le proprie idee. Non contava il risultato. Contava il gesto.

Un cavaliere che andava a morire per una causa giusta non falliva. Lasciava questa terra nobilmente perché il suo gesto, la sua scelta, veniva premiata dai più.

Era importante l’ideale più della persona.

Il signor Matteo Giubilato è un cavaliere di altri tempi.

Il suo gesto meriterebbe una diretta in tv che, siamo tutti sicuri, non avverrà.

Invece, quel marrano, quel Drago di Komodo che ha offeso la cameriera rimarrà uno dei tanti ignobili che calpestano la terra.