Nuova accusa oltre al falso

(DI DAVIDE MILOSA – ilfattoquotidiano.it) – La Procura di Milano accelera rispetto all’inchiesta sul gruppo Visibilia per anni presieduto dal ministro del Turismo Daniela Santanchè. E così dopo la chiusura delle indagini sul falso in bilancio e la richiesta di processo rispetto alla truffa all’Inps, dove l’esponente di Fratelli d’Italia è indagata e imputata, ora i pm aprono il filone della bancarotta iscrivendo cinque ex dipendenti, oltre alla stessa Santanchè e al compagno Dimitri Kunz. Il dato, che certo non farà piacere al ministro in vista delle Europee, emerge da un documento di “separazione di provvedimento”, un classico stralcio. Qui i pm separano il filone del falso in bilancio, passando a iscrivere a modello 21 per la sola bancarotta di Visibilia sette soggetti. Il documento che porta la data del 24 aprile scorso e che ora apre nuovi scenari penali è depositato nell’avviso di conclusione indagini per il falso in bilancio notificato alle parti il 14 aprile, poi sostituito da un altro del 31 maggio.

Un’accelerazione dei pm, dunque, nonostante allo stato non vi siano società del gruppo fallite. L’iscrizione è stata fatta, come prevede il nuovo Codice della crisi d’impresa, in base alla richiesta avanzata dai pm di liquidazione giudiziale nei confronti di Visibilia Editore oggi in amministrazione giudiziaria. Scrive la Procura: “Le risultanze compongono un quadro di significativa gravità indiziaria in ordine al reato di bancarotta impropria di cui agli articoli 110 c.p., 322 e 329 del Codice della Crisi, delineando chiaramente non solo una situazione d’insolvenza, ossia d’incapacità di adempiere regolarmente le obbligazioni, ma un solido quadro indiziario caratterizzato dalla commissione della bancarotta impropria da reato societario”. Il che significa aver “simulato un inesistente stato di solidità della società tramite mendaci postazioni nei bilanci, la mancata svalutazione dell’avviamento negli esercizi precedenti”. Tutte azioni che hanno “consentito (…) di proseguire l’attività senza prendere atto che il patrimonio netto era divenuto negativo e che era quindi necessario provvedere alla sua ricapitalizzazione o alla sua liquidazione” in questo modo aggravando “il dissesto con gli ulteriori impegni economici assunti (…). Aggravamento consentito e dovuto alle false appostazioni di bilancio, considerato anche l’andamento economico negativo per l’intero periodo considerato”.

Insomma altri guai per il ministro Santanchè, il cui ruolo nella vicenda giudiziaria del falso in bilancio prima e della bancarotta ora, secondo i pm, si fa sempre più circostanziato. Almeno stando alle note della Guardia di finanza allegate a una richiesta di intercettazione del 13 settembre 2023. Scrivono i pm: “L’esame dei messaggi di posta elettronica che hanno coinvolto (…) Francesco Maggioni (controller di Visibilia, ndr) quale interlocutore principale, traccia un effettivo ruolo di ‘comando’ da parte di alcuni soggetti indicati con il termine ‘direzione’”. Maggioni, scrive la Gdf “ha (…) riconosciuto in capo a precise figure direttive (anche c.d. Direzione) l’orientamento delle scelte aziendali afferenti ai bilanci di Visibilia Editore”. Tanto che: “Le figure di vertice di Visibilia non” risultano “estranee ai fatti di gestione e di approvazione dei bilanci, sì da porre forti dubbi circa la mera ipotesi di responsabilità oggettiva”. Santanchè è stata amministratore di Visibilia dal 2012 al 2019. Ad aprile 2018, con l’allora senatrice ancora in carica nella società, Maggioni invia un’email a un contabile con allegato il bilancio di verifica al 31 dicembre 2017. Scrive la Finanza: “Il Controller ha spiegato che i dati del file non erano da considerarsi definitivi, in quanto suscettibili di (…) modifiche in corso di valutazione da parte della c.d. Direzione, riferendosi (…) all’amministratore Santanché”. Nel 2016, Maggioni discute del piano industriale triennale di Visibilia con il commercialista Stefano Fiaschi, già consulente del Twiga di Briatore. Fiaschi: “Si ha la sensazione che il problema contributivo esista e che l’organo amministrativo ne è pienamente consapevole”. A quel punto Maggioni: “La direzione è consapevole del problema sui contributi”.