
(Alessandro Orsini su Facebook) – Tutte le volte che ho uno scontro da Bianca Berlinguer, Aldo Grasso scrive un articolo su di me per il Corriere della Sera. Infatti erano mesi che Grasso non scriveva niente su Bianca Berlinguer. E adesso ha scritto perché io – io che ho un cuore buono – avevo iniziato a preoccuparmi per le ginocchia di quest’uomo.
Perché Aldo Grasso passa la sua serata davanti al teleschermo aspettando che io appaia. E quando appaio, Aldo Grasso scompare ad amici e familiari pregandomi in ginocchio di litigare con qualcuno abbracciato al teleschermo. Ed io per mesi ho evitato gli alterchi a Rete 4 perché godevo troppo a pensare alle ginocchia martoriate di quest’uomo.
Chiudevo gli occhi o li volgevo al cielo; contavo fino a dieci; a volte mi astenevo. Perché il pensiero di quest’uomo genuflesso, piagato e tremebondo, era la mia rivincita più grande sui critici televisivi completamente inutili che vivono di commenti alle polemiche in tv.
Perché Aldo Grasso, qualunque cosa voglia dire questo nome, è questo: il giornalismo che, essendo diventato il nulla, attende disperatamente che accada qualche cosa guardando dal buco della serratura. Non avendo più niente da dire, questo giornalismo può soltanto inginocchiarsi. Ho litigato con Stefano Cappellini per aiutare Aldo Grasso a rialzarsi affinché potesse cadere ancora più in basso con un nuovo articolo sul nulla. Aldo Grasso, il critico dei litigi in TV, è finalmente in piedi. In piedi, certo, perché la prostrazione va bene, ma fino a un certo punto.
“Ho litigato con Stefano Cappellini per aiutare Aldo Grasso a rialzarsi affinché potesse cadere ancora più in basso con un nuovo articolo sul nulla”.
Mi permetta prof. ma anche questo somiglia a un nuovo articolo sul nulla. Aldo Grasso fa il “critico televisivo”, che probabilmente, come dice lei, è il nulla. Ma quello è il suo mestiere. Lei fa il prof. universitario specializzato in “sociologia del terrorismo”. Nonostante, per nostra disgrazia, sia diventato un opinion leader con tanto di tifosi al seguito, non dovrebbe “cadere così in basso” e polemizzare continuamente con giornali, giornaloni, critici, speaker radiofonici, conduttori tv e quant’altro. Io ad esempio che aspetto da giorni di sapere quale sia il suo pensiero sull’attentato “terroristico” a Mosca (essendo lei un esperto di Isis), leggo solo articoli in cui scrive del nulla, tutto preso a prendere per il cul* Repubblica, Corriere, Stampa, Radio24, Parenzo, Mieli, Grasso, Cappellini e via discorrendo. Non serve. Non è un paladino. Non è un eroe. Non è una star. È un professore universitario esperto in “sociologia del terrorismo” che dice la sua, come tante altre persone esperte dicono la loro.
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“giornali, giornaloni, critici, speaker radiofonici, conduttori tv e quant’altro.”
Mi permetto correggere in quant Nient’altro.
Chiedo venia
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Santo Loquasto aspetta da giorni di sapere il pensiero di Orsini sugli attentati di Mosca. Mi immagino l’ansia…
Io che non vivo questa “attesa”, ho già saputo in 2 suoi interventi, come la pensa. È stato il radicalismo islamista, versione ISIS o Al Qaeda poca differenza fa, in un’area dove il terrorismo islamico ha già operato gravemente. Orsini esclude una pista esterna, con mandanti ucraini od occidentali.
Stai sereno Loquasto.
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Ma io pablero lo aspettavo davvero. Un articolo, un editoriale. L’avrei letto con grande attenzione essendo quello il suo vero campo d’indagine. Ad esempio io non ne sapevo una mazza dell’Isis-k. Non è questo il compito di un prof. universitario che insegna sociologia del terrorismo? E invece un caxxo. Solo polemicucce da piccola star della tv, da brutta copia di Travaglio. Se solo solo c’era sotto lo zampino (anche un unghia) dell’occidente il prof. Orsini ci avrebbe fatto due palle così, con articoli, interviste, messaggi social, dirette youtube e video citofonate casa per casa. Scommettiamo?
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grazie prof Orsini, avanti
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Orsini difende la sua onorabilità
di fronte agli insulsi capellini, grasso e parenzo che hanno accesso tanto stabile quanto immeritato a pulpiti dai quali si producono in performance da cabarettisti, e non certo da giornalisti, in quanto menestrelli dei propagandisti della guerra della Nato contro i russi in Ucraina.
E fa bene a non mandargliele a dire.
Tanto è gente con la faccia di lamiera.
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Dibba e le visioni distorte della Storia
(Aldo Grasso – corriere.it) – Come passare alla Storia. Anche Ale Di Battista ha il suo podcast: «Ostinati e contrari» (titolo «pinzato» a Fabrizio De André). Ha intervistato personaggi come Moni Ovadia («Un ebreo contro»; contro sé stesso, verrebbe da aggiungere), Barbara Spinelli («l’europeista scomoda che accusa l’establishment») e Alessandro Barbero («il prof che vola alto»). Alto fino a un certo punto, perché nel corso del colloquio Barbero, nel rievocare la sua giovinezza comunista, ha detto: «A me non succederà mai che una falce e martello o una stella rossa possano sembrare dei simboli del male». Dillo agli ucraini!
Tutta un’altra Storia. Dibba ha anche conversato su YouTube con il prof. Franco Cardini che ha fornito una fantasiosa rilettura dello scoppio della II Guerra Mondiale, per ribadire, infine, che nella guerra in Ucraina l’aggressore è Biden e l’aggredito è Putin.
Forse, intervistando uno di sinistra e uno di destra, Dibba voleva sancire nella sua testa rossobruna il Patto Molotov-Ribbentrop del Podcast o forse, più semplicemente, non è in grado di confutare alcune visioni, chiamiamole così, distorte.
Resta aperta una domanda per gli storici del futuro: è il narcisismo o il fascino dell’horror vacui che ha spinto gli storici medievisti Barbero e Cardini ai microfoni del Dibba?
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